
Vi è un’idea di libertà imprescindibile dall’acqua. Tutto quello che si può fare in acqua senza paura rende liberi. Per chi ama il contatto con l’acqua, ogni movimento natatorio è sinonimo di libertà allo stato puro. Ecco perché c’è chi ha pensato a un corso a bordo vasca per resettare il trauma di un intervento chirurgico invalidante e tornare a riappropriarsi del proprio corpo. È il caso di un’infermiera stomateripista, la dottoressa Arianna Panarelli, che ha provato a vincere una scommessa fatta con se stessa: dopo anni di assistenza “normale” alle persone stomizzate, era venuto il momento di aggiungere qualcosa di più personalizzato, un aiuto che sentisse più suo. Tutto è iniziato dalla richiesta di Sara – ci racconta, dopo che l’abbiamo raggiunta al telefono per aver letto di lei sul sito della Federazione Associazioni Incontinenti e Stomizzati (FAIS). Sara è un nome di fantasia, dietro il quale si cela una ragazza di trent’anni che ha subito un intervento di stomia. Stoma è un termine che in greco significa bocca. La stomia è un’apertura che il chirurgo pratica sull’addome per permettere all’organismo di continuare a svolgere le funzioni biologiche dell’apparato intestinale (colostomia o ileostomia) o urinario (urostomia). È un intervento che si rende necessario in caso di tumori o di gravi infiammazioni. Può essere temporaneo o definitivo. In entrambi i casi il paziente deve imparare le mansioni che servono alla gestione delle sacche di raccolta delle feci e/o urine. Deve imparare ad alimentarsi per far sì che l’intestino reagisca nel migliore dei modi alla nuova modalità di espulsione dei materiali organici; ma soprattutto deve imparare ad accettarsi con il nuovo corpo. Accettarsi e farsi accettare, ripensando alla socialità e alla sessualità che una sacca agganciata all’addome impone. Si stima che in Italia vi siano più di 70 mila persone che convivono con una stomia, una cifra destinata ad aumentare a causa dell’invecchiamento della popolazione. La condizione di stomizzato, abbastanza rara prima dei 40 anni, è più diffusa tra le persone d’età compresa fra 60 e i 75 anni, con poche distinzioni fra uomini e donne, si legge sul sito dell’Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro (AIRC).
«Nell’approcciarmi a Sara, scopro che uno dei suoi grandi rimpianti è quello di non poter più partecipare a dei corsi di recupero psico-motorio che faceva in acqua. L’acqua, per lei che è paraplegica, era diventato sinonimo di libertà. In acqua si sentiva libera e leggera come gli uccelli. Nell’acqua Sara era come se volasse. Grazie a lei, mi sono data per obbiettivo quello di portare quanti più pazienti stomizzati possibili a bordo di una piscina. Volevo insegnare loro a riappropriarsi dell’acqua». Ha funzionato fino all’avvento della pandemia. È più di un anno e mezzo che tutto si è fermato a causa delle norme di contenzione imposte dalla diffusione del Covid-19. E così le persone che la dottoressa Panarelli è riuscita a portare in piscina, che si sono iscritte al corso “Proviamo Insieme” che si è tenuto a Bari (la dottoressa Panarelli è infermiera stomaterapista presso il Poliambulatorio Chirurgico del Policlinico di Bari) per ora sono ferme a una decina».
La regola è che si può ritornare a fare attività fisica nonostante la stomia. «Per quanto riguarda il mio metodo di approccio, vi è in una regola di base: le cose s’imparano con il tempo, senza nessuna forzatura. Al primo approccio, mi siedo accanto al paziente allettato, fresco d’intervento chirurgico, e comincio ad illustrare le varie procedure che bisogna mettere in atto per essere il più possibile autonomi nella gestione della stomia».
Dicevamo dell’attività fisica a tutto tondo. «Di recente ho seguito una ragazza molto giovane, una pallavolista con la voglia di riprendere ad allenarsi dopo la stomia. Le paure erano tante, al punto che il suo sembrava un caso irrecuperabile a causa dell’emotività scaturita dal trauma della malattia. E invece, piano piano, siamo riuscite a recuperare. Oggi la ragazza è tornata a confrontarsi con le sue amiche sui campi da volley».
Differenze fra chi ha una stomia temporanea o definitiva? «Sostanzialmente nessuna, il trauma è identico, a causa degli stessi cambiamenti nello stile di vita che s’impongono. Non si può dire ad una persona con stomia temporanea di avere un atteggiamento di distacco, perché potrebbero crearsi delle complicanze tali da non permettere una ricanalizzazione. Su entrambi il trauma ha agito allo stesso modo, ecco perché punto su una gestione autonoma e sul considerare la stomia un’“opportunità” di nuova vita».
