
Una diagnosi di tumore rappresenta una grave minaccia all’esistenza, capace di condurre in alcuni casi a disturbi d’ansia o a disturbo da stress post-traumatico. Estremamente comuni sono inoltre i disturbi dell’adattamento – l’insieme delle reazioni emozionali secondarie ai fattori di stress legati alla patologia tumorale – che coinvolgono il 20-25% dei pazienti.
Il vissuto del paziente oncologico è difficilmente descrivibile con categorie psicopatologiche standard: si caratterizza per una costellazione complessa di sintomi psicologici (ansiosi, depressivi, post-traumatici) e fisici (dolore, fatigue, nausea) con cui la persona deve fare i conti per molto tempo.
La “risposta di rilassamento”: il caposaldo di Harvard
Il punto di partenza del rapporto Stress Management di Harvard Medical School è il concetto di relaxation response, elaborato dal cardiologo Herbert Benson. La risposta di rilassamento è l’opposto della risposta da stress: uno stato di profondo riposo che può essere stimolato in molti modi. Con la pratica regolare si crea una riserva di calma a cui attingere al momento del bisogno.
Praticare tecniche per attivare la risposta di rilassamento può aiutare a contrastare gli effetti dello stress cronico rallentando la respirazione, rilassando i muscoli e riducendo la pressione arteriosa. Per il paziente oncologico, questa capacità di autoregolazione non è un lusso: è parte integrante del percorso di cura.
Le sei tecniche raccomandate
Harvard individua un arsenale di approcci basati sull’evidenza. Tra quelli più rilevanti per il contesto oncologico:
- Respirazione consapevole (breath focus). In questa tecnica semplice ma efficace si eseguono respiri lunghi, lenti e profondi, disimpegnando dolcemente la mente da pensieri e sensazioni distraenti.
- Ristrutturazione cognitiva. Strategia volta a modificare il modo in cui si guarda agli eventi, aiuta il paziente a sviluppare una prospettiva diversa di fronte alle situazioni percepite come minacciose.
- Visualizzazione e meditazione. Tecniche utili per fronteggiare attivamente lo stress, riducendo i pensieri negativi e favorendo un maggiore senso di controllo.
- Supporto sociale e stile di vita. Un cerchio di amici e familiari può fornire sostegno emotivo durante i periodi di stress intenso. Il sonno adeguato – almeno sette ore per notte – riduce i livelli di cortisolo e favorisce la gestione del peso, della pressione arteriosa e del benessere emotivo.
La mindfulness: l’approccio più studiato in oncologia
Negli ultimi vent’anni, la ricerca clinica ha ampiamente confermato l’efficacia degli interventi basati sulla mindfulness per i pazienti con cancro. I protocolli, applicati in diverse fasi di malattia e con diverse patologie, hanno mostrato quasi sempre una buona risposta in termini di riduzione dei sintomi psicologici e prevenzione delle ricadute.
La mindfulness è particolarmente utile per i pazienti oncologici per ridurre e affrontare l’esperienza stressante, promuovere il rilassamento e alleviare il disagio fisico e la sofferenza emotiva. Permette di notare, nel qui e ora, sensazioni, pensieri ed emozioni senza “reagire ad esse”.
Uno dei risultati più apprezzati riguarda il rimuginio. In diversi studi è stato dimostrato come la mindfulness sia in grado di interrompere i pensieri ricorrenti – tipici del paziente oncologico (“E se il male torna?”) – allenando la persona a gestire i pensieri e le sensazioni dolorose senza lasciarsi sopraffare.
Quando serve il professionista: EMDR e supporto psicologico strutturato
Non tutte le situazioni si gestiscono con l’autoaiuto. I pazienti oncologici possono sviluppare sintomi di PTSD correlati al cancro come conseguenza del trattamento, con manifestazioni più intense in caso di recidiva. Questi pazienti devono essere indirizzati a un professionista della salute mentale per valutazione e trattamento. L’EMDR – terapia che abbina la rielaborazione del ricordo traumatico a movimenti oculari, suoni o stimolazione tattile – è una terapia emergente per il supporto emotivo e il miglioramento della qualità della vita in oncologia.
Il messaggio chiave
Lo stress è inevitabile nella malattia oncologica, ma le sue conseguenze non lo sono. È possibile smantellare i cicli negativi dello stress: identificare i segnali d’allarme e imparare a gestire le situazioni stressanti può ripagare con una salute migliore, una maggiore pace interiore e un percorso di vita più sereno. L’integrazione tra cure mediche e interventi psicologici strutturati rappresenta oggi lo standard a cui tendere per la presa in carico globale del paziente oncologico.