
Una grande ricerca australiana – quasi 420.000 donne seguite per oltre un decennio – ha dato una risposta rassicurante a una domanda che molte coppie si pongono: fare la fecondazione assistita aumenta il rischio di ammalarsi di cancro?
La risposta, in generale, è no.
Le donne che hanno usato tecniche di procreazione assistita (IVF, inseminazione artificiale o farmaci per stimolare l’ovulazione) hanno sviluppato tumori con la stessa frequenza delle donne della popolazione generale. Nessun aumento del rischio complessivo, nemmeno a distanza di anni dai trattamenti.
Qualche eccezione da non ignorare
Lo studio, però, segnala alcune differenze su tumori specifici. Il cancro all’utero risulta più frequente in tutti i gruppi di donne trattate, mentre il cancro al collo dell’utero e quello al polmone sono risultati meno frequenti rispetto alla media. Anche il melanoma – il tumore della pelle più pericoloso – appare leggermente più comune.
Gli esperti, però, precisano che queste differenze potrebbero non dipendere dai trattamenti in sé, ma da altre caratteristiche delle donne che ricorrono alla PMA (stile di vita, condizioni di salute preesistenti, ecc.).
Gli autori sottolineano i limiti dello studio: non è stato possibile valutare l’incidenza per stadio tumorale né confrontare i dati con donne infertili non trattate. Mancano inoltre dati individuali su fattori come obesità, allattamento, fumo e tipo di pelle. Il periodo di follow-up è relativamente breve e la maggior parte delle donne aveva meno di 50 anni al termine dell’osservazione.
Il messaggio finale
Per le donne che desiderano un figlio e valutano la procreazione assistita, questo studio offre un messaggio confortante: il rischio complessivo di sviluppare un tumore non è aumentato dai trattamenti. Resta comunque importante non trascurare i controlli regolari, proteggere la pelle dal sole e adottare uno stile di vita sano –consigli validi per tutte, indipendentemente dalla PMA.