Donne resistenti al cancro

Il fatto che le donne con cancro ai polmoni vivano più a lungo degli uomini si spiega con un numero minore di fattori di rischio a favore delle prime. A sottoscrivere tale osservazione è un recente studio australiano appena uscito sul numero di maggio della rivista «Journal of Thoracic Oncology».
«In questo studio prospettico australiano sulla sopravvivenza al cancro del polmone, confrontando uomini e donne, abbiamo scoperto che gli uomini hanno il 43% di rischio di morire di cancro ai polmoni in più rispetto alle donne», ha commentato il primo autore, il medico Xue Qin Yu, che lavora al Daffodil Center, Università di Sydney, Australia.
I risultati sono il frutto di un’indagine tuttora in corso che coinvolge soggetti con 45 e più anni, residenti nel New South Wales, Australia. Il reclutamento dei pazienti è avvenuto fra il 2006 e il 2009. Al momento dell’adesione, nessuno di loro aveva ancora ricevuto alcuna diagnosi di cancro ai polmoni. Durante il periodo di follow-up, al totale di 1130 partecipanti è stato diagnosticato un cancro ai polmoni: 488 donne e 642 uomini. Al momento della diagnosi, le donne erano in media più giovani rispetto agli uomini, avevano meno comorbilità, rappresentavano un numero minore di fumatrici, così come di esposte al fumo passivo. Per l’incisività più debole di questi fattori prognostici, le donne hanno avuto maggiori probabilità di ricevere una diagnosi di adenocarcinoma rispetto agli uomini, un tipo di tumore che normalmente viene asportato con intervento chirurgico risolutivo entro sei mesi dalla diagnosi. «La sopravvivenza al cancro del polmone è significativamente più alta per le donne», riferiscono gli autori, con una mediana di 1,28 anni contro 0,77 anni per gli uomini.
È interessante notare quanto gli autori osservano: «le donne con adenocarcinoma hanno avuto una sopravvivenza significativamente migliore rispetto agli uomini con adenocarcinoma indipendente dalla loro condizione di fumatrici». Ciò a dire che le differenze di sesso nella biologia del tumore possono avere un ruolo non trascurabile rispetto al differenziale di sopravvivenza. Gli uomini erano più anziani delle donne al momento della diagnosi, erano in maggior numero come fumatori e avevano più comorbilità, tutti fattori prognostici che hanno giocato un ruolo non secondario nel procrastinare, se non impedire, l’intervento chirurgico risolutivo. C’è poi il fatto che le donne con cancro ai polmoni hanno risposto meglio alla chemioterapia rispetto agli uomini, quantunque la disparità di sopravvivenza tra i sessi, ovvero a favore delle donne, sia stata registrata anche tra i pazienti che non hanno ricevuto alcun trattamento di questo tipo.
Commentando i risultati in un editoriale di accompagnamento allo studio in questione, Claudia Poleri, medico, Hospital María Ferrer, Buenos Aires, Argentina, si è soffermata a evidenziare altri punti che consideriamo degni di nota. Per esempio, che da un punto di vista epidemiologico, in Nord America e Oceania vi è un’incidenza del cancro del polmone femminile più alta (35,7% contro 30,1%) mentre negli altri continenti il numero delle donne affette da questa malattia è meno della metà di quello degli uomini. Si può considerare che l’eterogeneità delle raccolte dati interferiscano nella precisione, ma ciò non toglie che questi dati suggeriscono che vi siano vere e proprie differenze regionali, che si spiegano attraverso le variabili socioeconomiche e culturali fra uomini e donne a seconda dell’aera di appartenenza.
Da ciò ne consegue che, a livello epidemiologico, il compito di formulare raccomandazioni univoche di intervento per prevenzione, diagnosi e cura sia un compito destinato a scontrarsi con una realtà piuttosto eterogenea. Riferendosi più nel dettaglio allo studio in questione, l’editoriale fa notare come Yu e colleghi abbiano condotto un’ampia indagine prospettica in Australia per determinare il potenziale valore predittivo di disparità di sopravvivenza del cancro del polmone tra uomini e donne, studiando al contempo le caratteristiche del tumore, il trattamento, il contesto sociodemografico, quello sanitario e i fattori riconducibili allo stile di vita.
Hanno così evidenziato che le donne con cancro ai polmoni erano più giovani al momento della diagnosi rispetto agli uomini, avevano meno comorbilità, avevano un livello di istruzione più basso, ed erano più facilmente non fumatrici e meno esposte al fumo passivo. La conclusione è che alle donne è stato diagnosticato in numero maggiore l’adenocarcinoma, per il quale hanno ricevuto un intervento chirurgico tempestivo.