Trasmissione sessuale per i tumori della bocca

«L’obiettivo del nostro lavoro pubblicato a fine 2022 non è quello di proporre alle donne positive al papillomavirus (HPV) ad alto rischio di adottare specifiche misure preventive; piuttosto, auspichiamo che le società scientifiche prendano una posizione chiara sull’argomento, in modo da definire un adeguato e uniforme counselling alle pazienti e ai loro partner». Insomma, se la scienza ha unità di visione, può supportare meglio la prevenzione, che per il tumore dell’orofaringe, ovvero il carcinoma orofaringeo a cellule squamose (OPSCC), è rivolta a donne e uomini in egual misura. Un’urgenza che, per Giussy Barbara ed Ermelinda Monti, ginecologhe della Clinica Mangiagalli, Policlinico di Milano, tra gli autori dell’editoriale menzionato alle quali ci siamo rivolte per un approfondimento, nasce dal loro essere professionalmente allarmate «dall’osservazione che negli ultimi anni l’incidenza del tumore dell’orofaringe HPV-correlato è in aumento, soprattutto in alcuni Paesi e nella popolazione maschile». Dal loro articolo scopriamo che i Paesi in oggetto sono quelli occidentali più ricchi, dove il riscontro dei casi ha una rilevanza maggiore rispetto ai paesi più poveri che, avendo meno risorse da allocare al tracciamento diagnostico, è giocoforza che traccino e riscontrino di meno rispetto ai primi.
Tanto più che non esistono test di screening o diagnostici adeguati a prevenire il tumore dell’orofaringe, diversamente dal Pap test e dall’HPV test che permettono di diagnosticare in anticipo i precursori (lesioni precancerose) del tumore della cervice uterina. «La vaccinazione contro HPV rimane l’unica arma disponibile di prevenzione primaria per i tumori HPV-correlati. Nel giugno 2020 FDA ha esteso l’indicazione alla vaccinazione con vaccino Enavalente per la prevenzione del tumore dell’orofaringe per entrambi i sessi». Si tratta di un vaccino che costituisce la principale forma di prevenzione anche per la popolazione maschile, fra la quale i tumori del cavo orale e dell’ano sono sempre più frequenti. In Italia, come nel resto della EU, il 12° anno di vita rappresenta l’età preferibile per offrire attivamente la vaccinazione anti-HPV. Nel documento nazionale si consiglia fortemente la vaccinazione agli MSM (maschi che fanno sesso con altri maschi) e si rinvia alle linee di indirizzo regionali per tutte le altre categorie, che potranno effettuare quindi il vaccino in regime gratuito o con pagamento agevolato.
L’efficacia del vaccino HPV Enavalente contro la persistenza orale dell’HPV negli uomini sarà valutata in uno studio di fase 3 in cui verranno reclutati 6000 partecipanti. Sarà uno studio multicentrico, randomizzato e in doppio cieco controllato con placebo, spiega l’editoriale pubblicato su “BMC Women’s Health”, non prima di essersi interrogato sul fatto che, stante il mutato scenario epidemiologico, così come la recente disponibilità di un’immensa quantità di nuove informazioni sull’infezione genitale da HPV, non è chiaro se la consulenza al paziente vada riformulata. «Si potrebbe prendere in considerazione il diritto dei futuri partner di essere informati del rischio. Senonché, qualsiasi modifica della consulenza fornita dovrebbe basarsi sull’effettiva probabilità di un effetto benefico sull’incidenza di tumori orofaringei associati a HPV». Una prassi che non è esente da rischi è la conclusione. Infatti, da una parte sussiste il rischio di indurre ansie ingiustificate e fornire istruzioni inefficaci, dall’altra di perdere l’opportunità di limitare la diffusione delle infezioni orali da HPV. Uno degli strumenti di prevenzione menzionati è il dental dam. Si tratta di una pellicola tipo Domopak che si applica per isolare i genitali dal contatto diretto con le mucose dell’orofaringe durante la pratica del sesso orale. «Il dental dam è stato riportato nel nostro articolo tra le possibili misure preventive suggerite dalle linee guida CDC (Center for Disease Control and Prevention) come metodo di barriera nei rapporti orali». Sulla scorta dell’editoriale di cui sopra, scopriamo che alcuni ricercatori suggeriscono che l’esecuzione di sesso orale con i genitali femminili (cioè la superficie della mucosa) sia responsabile di una più alta velocità di trasmissione dell’infezione rispetto alla trasmissione dovuta alla partica del sesso orale con l’organo genitale maschile, più protetto a causa del particolare epitelio che riveste il prepuzio. L’uso di queste barriere per i rapporti sessuali orali appare molto più limitato, mentre l’uso del preservativo a livello vaginale e nel rapporto anale è molto comune e largamente accettato da entrambi i partner. In conclusione, educare la popolazione ad accettare la vaccinazione HPV sistematica di ragazze e ragazzi può richiedere molto tempo. La consapevolezza dell’interesse e della conoscenza dell’OPSCC potrebbero aumentare se il cancro orofaringeo mediato da HPV venisse incluso da autorità sanitarie e organizzazioni professionali tra le malattie trasmesse sessualmente, visto che circa il 70% di tutti gli OPSCC sono causati da HPV.