
Molte donne malate di cancro scoprono di apprezzare i consigli per la gestione della loro sessualità. Succede se a rompere il ghiaccio ci pensano per primi i medici, e non solo se si tratta degli specialisti in senso stretto, ossia dei ginecologi-oncologi. In base a quanto emerso al simposio annuale che la Society of Gynecologic Oncology (SGO) ha tenuto a San Diego (USA), sembra che la domanda di come sintonizzarsi al meglio su questo tipo di problematiche sia più grande di quanto suggeriscono alcuni dati. Lo si evince da un sondaggio del quale si è parlato a San Diego. Alla domanda se per loro è importante affrontare la tematica che inerisce al rapporto intimo con il partner, le 63 pazienti post carcinoma mammario intervistate nell’ambito di una survey hanno risposto di sì ma solo il 40% ha dichiarato di volerne discutere al momento della diagnosi. Le ragioni del restante 60%? Troppo opprimente e fonte di ulteriore stress. Tale 60% s’è detto favorevole a farlo non appena la malattia sembra addomesticata.
A detta di alcuni relatori, essendo gli oncologici più consapevoli della potenzialità delle problematiche sessuali, è loro compito porre il problema per primi in base alle tempistiche di prevenzione. Per primi possono sondare il terreno e vedere la disponibilità della controparte a risolvere i problemi. Va detto che – sempre secondo la survey – i medici donne sono più spigliate a farlo dei colleghi uomini, verso i quali le pazienti hanno qualche comprensibile pudore in più a parlare apertamente dei loro problemi intimi. Non avendolo mai fatto prima, molte di loro lo considerano fuori luogo e hanno perfino il timore di apparire troppo petulanti di fronte a un medico maschio. Dal che si inferisce quanto lavoro sia ancora da fare per sconfiggere questo tipo di pregiudizi. Sia chiaro, non si parte da zero. Alcuni centri oncologici, in Italia come altrove, sono già attrezzati per farlo. È attiva una rete di collegamenti che spazia dalla terapia psicologica alla consulenza di coppia, dalla visita ginecologica della menopausa alla riabilitazione pelvica.
La diminuzione del desiderio e alcune altre disfunzionalità fisiche sono un effetto collaterale di molti tipi di cancro. Succede in presenza di cancro dell’utero, cervicale, ovarico e mammario. Tutti tipi di cancro per i quali uno step della cura si basa sulla somministrazione della terapia ormonale. La terapia ormonale – chiamata anche ormonoterapia o terapia endocrina – è un tipo di trattamento che prevede l’uso di farmaci in grado di modificare l’azione di ormoni presenti nel nostro organismo e coinvolti nello sviluppo dei tumori, spiega una scheda a cura della Fondazione Veronesi, che così continua: gli ormoni come gli estrogeni sono in grado di stimolare la normale replicazione delle cellule presenti nei tessuti bersaglio (mammella, endometrio), ma possono anche contribuire alla formazione e crescita dei tumori che si sviluppano in questi tessuti. La terapia ormonale agisce pertanto bloccando la produzione o l’attività di uno specifico ormone che alimenta la crescita delle cellule tumorali e in questo modo consente di rallentare e/o arrestare la crescita del tumore. Il rovescio della medaglia sono gli effetti collaterali che abbiamo menzionato.
Gli esperti classificano due tipi di problemi. La secchezza vaginale, il dolore alla penetrazione e l’assottigliamento vaginale sono disturbi sessuali comuni nelle donne con cancro, mentre la mancanza di interesse e desiderio sono più specifici della fase menopausale.
Le equipe di medici più attrezzate, non ne fanno solo una questione di sintomi, però. Una volta avviato il dialogo fanno emergere problemi che affondano le loro radici nel vissuto personale della paziente, problemi che la malattia hai poi amplificato. Dare importanza alla salute sessuale nella cura dell’oncologia ginecologica vuol dire confrontarsi con la cultura e la religione, le comorbilità già presenti, senza trascurare le ansie eventuali di origine traumatica, specie per le pazienti che hanno subito abusi.
Inoltre, dal lato dei sintomi, la secchezza vaginale va discussa nel dettaglio in rapporto al dolore, se quest’ultimo è interno o esterno, se si verifica solo durante il rapporto di penetrazione o anche nelle fasi preliminari e di autoerotismo, solo così il quadro è completo per la scelta delle creme idratanti più adatte a ripristinare la lubrificazione interna. “Tali creme idratanti sono disponibili come gel, creme o supposte da banco e non contengono ormoni”, si legge in un comunicato stampa in cui si fa il punto dell’evento SGO.