
I numeri parlano chiaro: i farmaci equivalenti possono costare fino al 75% in meno rispetto ai medicinali di marca, rappresentando una risorsa fondamentale sia per i cittadini che per il Servizio Sanitario Nazionale. Secondo AIFA, questa riduzione dei costi non solo produce un consistente risparmio per i pazienti – azzerando o riducendo la quota di compartecipazione (ticket) – ma libera anche risorse preziose per il SSN, che può così investire nell’acquisto di terapie innovative contro il cancro, l’AIDS e per le malattie rare.
La Lista di Trasparenza dell’AIFA, che raccoglie tutti i medicinali equivalenti disponibili sul territorio italiano, stabilisce per ogni categoria omogenea un prezzo massimo di riferimento che rappresenta anche il limite di rimborso da parte del SSN.
Quando si parla di farmaci generici o equivalenti, ci si riferisce a principi attivi che hanno perso la copertura brevettuale del farmaco originale, solitamente dopo 15-20 anni dalla prima commercializzazione. Come chiarisce AIFA, il farmaco equivalente ha “principio attivo, forma farmaceutica, via di somministrazione, modalità di rilascio, dosaggio, numero di unità posologiche e dosi unitarie uguali a un farmaco di riferimento”.
I principi attivi sono gli stessi identici composti chimici del farmaco di marca originale. Si tratta di molecole ormai “mature” dal punto di vista brevettuale, con un profilo di sicurezza ed efficacia ben consolidato attraverso anni di utilizzo nella pratica clinica.
Il requisito fondamentale per l’approvazione è la dimostrazione della bioequivalenza con l’originatore: il principio attivo deve essere assorbito e distribuito nell’organismo nella stessa misura e velocità del farmaco di riferimento.
Il dottor Marco Ambrosetti, Direttore della Struttura Complessa di Riabilitazione Cardiologica dell’ASST di Crema e Presidente dell’Associazione Scientifica ITACARE-P, offre una prospettiva pragmatica basata sulla pratica clinica quotidiana.
“I farmaci cosiddetti ‘generici’ contengono lo stesso principio attivo, la stessa formulazione, la stessa via di somministrazione e lo stesso dosaggio rispetto al farmaco di riferimento”, spiega Ambrosetti. “In linea di principio non vi dovrebbero essere differenze di efficacia e sui grandi numeri ciò corrisponde sicuramente al vero”.
Tuttavia, il cardiologo non nasconde che nella pratica possono emergere situazioni particolari: “Seppure molto sporadicamente, scostamenti sui target non altrimenti spiegati da situazioni cliniche potrebbero effettivamente chiamare in causa lo switch tra farmaci”.
La gestione clinica del passaggio ai generici, secondo Ambrosetti, richiede soprattutto un’adeguata informazione al paziente: “È opportuno ribadire il concetto di equivalenza tra farmaci ma al tempo stesso sottolineare che il mantenimento di un’adeguata aderenza è vitale per raggiungere l’effetto terapeutico desiderato”.
Per quanto riguarda i farmaci “salvavita”, il cardiologo adotta un approccio comunicativo strutturato: “La comunicazione è fondamentale: informarsi sull’idea che il paziente si è fatto sulla malattia e sulla terapia prescritta, saper porre domande aperte, raccogliere i feedback, comunicare il rischio, condividere obiettivi”.
Il dottor Maurizio Daccò, medico di medicina generale a Pavia, racconta una realtà fatta di due tipologie di pazienti: “Ci sono quelli che accettano il generico volentieri pur di non pagare nulla e quelli che a tutti costi vogliono il farmaco ‘brand’. Cerco di spiegare che sono identici ma non sempre è facile fare accettare la sostituzione”.
Nella sua esperienza clinica diretta, Daccò ha osservato che “qualche volta alcuni antibiotici si sono rivelati meno efficaci, ma forse dipende dal paziente. Ben tollerati invece i trattamenti a lungo termine”.
Un elemento che facilita l’accettazione dei generici è il cambiamento nelle abitudini prescrittive degli specialisti: “Ci aiuta il fatto che anche molti specialisti, cardiologi soprattutto, prescrivano ormai la molecola invece che il nome commerciale del farmaco”.
Uno dei miti più diffusi riguarda la presunta minore efficacia dei farmaci equivalenti. La letteratura scientifica, come sottolinea il dottor Ambrosetti, “non dimostra differenze negli eventi ‘soft’ e ‘hard’ tra utilizzo di farmaci cardiovascolari generici e branded e non solleva quindi questioni critiche”.
Tuttavia, esistono studi che attestano il rischio di ridotta aderenza terapeutica con i generici, “soprattutto in occasione della prima prescrizione”. La chiave è “saper identificare pazienti, momenti e situazioni particolarmente vulnerabili”.
È importante distinguere i farmaci equivalenti tradizionali dai biosimilari. Mentre i primi contengono molecole chimiche semplici ottenute per sintesi chimica e sono identici al farmaco originale, i biosimilari contengono proteine complesse prodotte da organismi viventi e sono simili, ma non identici, al farmaco biologico originale.
Il sistema di farmacovigilanza rappresenta una garanzia fondamentale per la sicurezza. Come sottolinea Cittadinanzattiva nella campagna “IoEquivalgo”, se un paziente nota effetti diversi da quelli previsti o il farmaco non sortisce alcun effetto, deve parlarne con il medico o il farmacista.
Sul sito dell’AIFA è disponibile un modulo che permette anche ai cittadini di segnalare le reazioni avverse. “Ognuno deve fare la propria parte: il cittadino ha il diritto di segnalare reazioni allergiche, eventi avversi, inefficacia; per il medico e il farmacista questo è un dovere”.
I farmaci equivalenti rappresentano ormai una realtà consolidata in tutte le principali famiglie terapeutiche: dai cardiovascolari agli antimicrobici, dagli psicofarmaci agli antidiabetici. La loro diffusione è destinata a crescere con la scadenza di nuovi brevetti.
La sfida del futuro è duplice: da un lato, continuare a garantire la massima qualità e sicurezza attraverso controlli rigorosi e farmacovigilanza attiva; dall’altro, migliorare la comunicazione e l’informazione per superare resistenze e pregiudizi ancora presenti.
Come conclude il dottor Ambrosetti: “Se ogni approccio al paziente cardiopatico complesso fosse sistematico, nonostante le attuali difficoltà e barriere logistiche, il passaggio ai generici non costituirebbe un problema”. Una visione che potrebbe estendersi a tutta la medicina, dove l’informazione corretta e la comunicazione efficace rimangono le armi più potenti per garantire cure appropriate ed economicamente sostenibili per tutti.