
Una svolta nella cura del tumore della vescica. Per la prima volta in Italia è disponibile e rimborsata una terapia mirata specifica per il carcinoma uroteliale non resecabile o metastatico con alterazioni genetiche del fattore di crescita dei fibroblasti FGFR3. Si tratta di erdafitinib, un farmaco orale sviluppato da Johnson & Johnson che rappresenta la prima vera medicina di precisione per questa forma tumorale aggressiva.
Il tumore della vescica: numeri e sfide
Il tumore alla vescica è il quinto tumore più frequentemente diagnosticato in Italia, con oltre 300.000 persone che convivono con questa patologia. Se si considera il solo sesso maschile, diventa addirittura il quarto tumore più comune. Nel 2024 erano attese circa 31.000 nuove diagnosi, di cui oltre 25.000 tra gli uomini.
Il carcinoma uroteliale, che colpisce il tessuto che riveste le vie urinarie, rappresenta circa il 90% di tutti i tumori della vescica. Sebbene la sopravvivenza a 5 anni si attesti tra il 60 e l’80% a seconda della localizzazione, nelle forme metastatiche i dati diventano drammaticamente più bassi, scendendo fino all’8%.
Il problema della diagnosi tardiva
“La diagnosi di tumore uroteliale avviene in un caso su quattro in una fase della malattia già avanzata o metastatica a causa dei sintomi aspecifici che spesso vengono sottovalutati”, spiega la dottoressa Patrizia Giannatempo, oncologo medico dell’I.R.C.C.S. Istituto Nazionale dei Tumori di Milano.
Un sintomo che viene particolarmente trascurato è il sanguinamento urinario. Come emerso dalla conferenza stampa, nelle donne questo segnale può essere sottovalutato più facilmente perché “sono abituate a sanguinare”, il che porta a un ritardo diagnostico ancora maggiore.
La svolta della medicina di precisione
Circa il 20% dei casi di tumore uroteliale metastatico o non resecabile presenta mutazioni di FGFR3. “L’arrivo di erdafitinib in Italia è un importante traguardo perché rappresenta la prima terapia a bersaglio molecolare per questa tipologia di pazienti”, sottolinea Giannatempo. “Gli studi clinici condotti con questo farmaco hanno dimostrato una superiorità rispetto alla chemioterapia in termini di efficacia, permettendo di diminuire di quasi il 40% il rischio di morte”.
Il farmaco agisce bloccando i recettori FGFR, che in presenza di alterazioni genetiche non hanno più bisogno di essere attivati ma “vanno da soli”, promuovendo la proliferazione delle cellule tumorali. Erdafitinib li blocca, riducendo così la vitalità delle cellule cancerose.
I risultati dello studio THOR
I dati che hanno portato all’approvazione del farmaco provengono dallo studio di fase 3 THOR. I risultati hanno dimostrato nei pazienti trattati con erdafitinib una sopravvivenza globale mediana di 12,1 mesi, contro i 7,8 mesi della chemioterapia. Anche la sopravvivenza libera da progressione è migliorata significativamente: 5,6 mesi contro 2,7 mesi. Il tasso di risposta obiettiva è stato del 35,3% contro l’8,5% della chemioterapia.
Risultati così convincenti che un comitato di revisione indipendente ha deciso di permettere anche ai pazienti che stavano ricevendo il trattamento di controllo di beneficiare di erdafitinib. Il farmaco può essere somministrato fino alla manifestazione di effetti collaterali troppo pesanti da sopportare.
Il nodo cruciale: i test genetici
Per poter accedere a questa terapia innovativa è fondamentale identificare i pazienti con mutazioni FGFR3. “I test per la diagnosi delle mutazioni di FGFR nei pazienti con carcinoma uroteliale rivestono un ruolo fondamentale per una gestione realmente personalizzata della malattia”, afferma il dottor Fabio Calabrò, Direttore dell’Oncologia medica 1 dell’IRCCS Istituto Nazionale Tumori Regina Elena di Roma.
Come raccomandato dalle linee guida della European Association of Urology (EAU) 2024, è essenziale poter riconoscere la presenza di alterazioni di FGFR attraverso test molecolari precoci, già alla diagnosi di carcinoma metastatico. Emerge quindi un problema critico dalla conferenza stampa: “testare subito il paziente con carcinoma uroteliale per le mutazioni FGFR è fondamentale”, eppure attualmente questi test non sono forniti dai Livelli Essenziali di Assistenza (LEA).
“Purtroppo, nel nostro Paese questi test non vengono ancora rimborsati”, denuncia Calabrò. “L’inserimento del test di FGFR3 nei livelli essenziali di assistenza per il carcinoma della vescica garantirebbe un accesso equo e omogeneo su tutto il territorio nazionale”.
Un problema di equità nell’accesso alle cure
Si configura così un problema etico enorme: al momento esiste una disparità tra chi può accedere al test e chi no. La diffusione del test è limitata a poche regioni, attualmente Piemonte e Campania, mentre manca una rete capillare sul territorio nazionale.
Come sottolineato durante la conferenza, è necessario “creare rete dove non c’è rete”. Paradossalmente, è più complicato creare questa rete nei centri altamente specializzati, perché mancano le figure generaliste che potrebbero fare da collegamento.
Il programma di supporto diagnostico
Per affrontare questo problema, Johnson & Johnson ha lanciato un Diagnostic Support Program (DSP), il primo in Italia dedicato ai pazienti con carcinoma uroteliale. Il programma, a cui gli oncologi possono rivolgersi per supporto, fornisce alle strutture aderenti i kit per i test, formazione del personale di laboratorio e supporto tecnico post-training.
“L’idea è di essere un vero e proprio ponte tra il test diagnostico e l’accesso al trattamento, con la speranza che il sistema possa strutturarsi per rendere questo la norma”, spiega Alessandra Baldini, Direttrice medica Johnson & Johnson Innovative Medicine Italia.
È fondamentale anche diffondere la notizia tra gli oncologi stessi: emerge dalla conferenza la necessità di programmi di Educazione Continua in Medicina (ECM) per sensibilizzare tutti gli specialisti sull’importanza di testare immediatamente i pazienti con carcinoma uroteliale per le mutazioni FGFR.
Un farmaco orale che cambia la qualità di vita
Un vantaggio importante di erdafitinib è la sua formulazione orale: si assume per bocca una volta al giorno, semplificando notevolmente la gestione terapeutica rispetto alle terapie infusionali. Questo aspetto è particolarmente rilevante per pazienti che affrontano un percorso di cura già complesso.
L’obiettivo è anche quello di anticipare la progressione metastatica, intervenendo prima che la malattia diventi ancora più difficile da controllare.
L’aspetto umano: non lasciare soli i pazienti
“Sempre più pazienti con carcinoma uroteliale vivono un percorso diagnostico e terapeutico complesso, che incide profondamente sulla loro salute fisica e psicologica”, ricorda Laura Magenta, paziente, volontaria e Assistente alla Presidenza dell’APS Associazione PaLiNUro (Pazienti Liberi Dalle Neoplasie Uroteliali).
I sintomi della malattia e degli interventi possono essere molto impattanti sulla qualità di vita: incontinenza, alterazioni della funzionalità intestinale, problematiche legate alla sessualità. Quando necessario, si ricorre a interventi demolitivi, a volte con deviazioni urinarie che cambiano radicalmente la vita del paziente.
“Nonostante il supporto del personale medico-infermieristico sia cruciale, è spesso limitato ai periodi di degenza ospedaliera, lasciando il paziente solo e disorientato negli ‘spazi vuoti’: quando riceve la diagnosi oppure quando è fuori dall’ospedale”, continua Magenta. “La nostra associazione si prefigge di colmare questi vuoti temporali e di non fare sentire il paziente solo nel suo percorso di malattia”.
Una malattia orfana con nuove prospettive
Il carcinoma uroteliale è stato definito come una “malattia orfana” per le poche opzioni terapeutiche disponibili fino a oggi. Con l’arrivo di erdafitinib, finalmente si apre una nuova prospettiva per i pazienti con alterazioni FGFR3.
“Da oltre 30 anni Johnson & Johnson investe nella ricerca scientifica per lo sviluppo di farmaci innovativi”, conclude Alessandra Baldini. “Con l’arrivo di erdafitinib, ampliamo il nostro portfolio nell’area dei tumori dell’apparato genito-urinario, sottolineando il valore della medicina di precisione, ormai vero e proprio caposaldo della ricerca. Medicina di precisione vuol dire costruire un percorso terapeutico personalizzato affinché tutti i pazienti ricevano il trattamento più giusto e più efficace, basato sui bisogni di ciascuno”.
La sfida ora è garantire che questa innovazione raggiunga davvero tutti i pazienti che potrebbero beneficiarne, superando le barriere nell’accesso ai test diagnostici e creando una rete efficace su tutto il territorio nazionale.
Erdafitinib in breve
- Tipo di farmaco: Pan-inibitore orale di FGFR (fattori di crescita dei fibroblasti)
- Indicazione: Carcinoma uroteliale non resecabile o metastatico con alterazioni FGFR3 in pazienti che hanno già ricevuto almeno 1 linea di terapia con inibitori PD-1 o PD-L1
- Somministrazione: Orale, una volta al giorno
- Approvazione europea: agosto 2024
- Rimborsabilità in Italia: ottobre 2025
- Efficacia dimostrata: Riduzione del rischio di morte di quasi il 40% rispetto alla chemioterapia
- Test necessario: Test genetico per mutazioni FGFR3 (attualmente non incluso nei LEA)
Fattori di rischio del tumore della vescica
- Fumo di sigaretta (causa del 50-60% dei tumori negli uomini e del 20-30% nelle donne)
- Esposizione ad agenti chimici occupazionali come benzene e arilamine (responsabili del 20-25% dei casi)
- Radioterapia
- Infezioni urinarie croniche
- Chemioterapia con ciclofosfamide.