Scienza e politica: l’America divisa ci avverte sull’Europa

Un recente studio pubblicato su JAMA Network Open rivela un chiaro divario ideologico nella fiducia degli americani verso gli scienziati come fonte di informazioni sul cancro. La ricerca, condotta su oltre 6.000 adulti statunitensi, mostra che mentre l’86% della popolazione mantiene un livello elevato di fiducia nella scienza medica, la differenza fra democratici e conservatori è marcata: si dichiarano fiduciosi nella scienza il 93,7% dei liberali contro il 70,5% dei conservatori.

Le implicazioni per l’Europa

Questo scenario americano rappresenta uno specchio inquietante per l’Europa, dove l’ascesa della destra radicale e dei partiti populisti sta ridisegnando il panorama politico. La questione cruciale è: dobbiamo aspettarci la stessa erosione della fiducia scientifica nel Vecchio Continente?

Similitudini preoccupanti

L’Europa presenta già alcuni segnali allarmanti. Durante la pandemia COVID-19, abbiamo assistito a manifestazioni no-vax particolarmente virulente in paesi come Germania, Francia e Italia, spesso alimentate da partiti populisti. La retorica anti-establishment, caratteristica di questi movimenti, tende inevitabilmente a includere anche le istituzioni scientifiche, percepite come parte dell’élite globalista.

In Italia, dove il governo Meloni rappresenta la destra più a destra dal dopoguerra, abbiamo già visto tensioni su temi scientifici: dalle politiche climatiche alle questioni bioetiche, fino alla gestione sanitaria. Similmente, in paesi come Ungheria e Polonia, i governi nazionalisti hanno ripetutamente sfidato il consenso scientifico europeo su ambiente e salute pubblica.

Differenze strutturali

Tuttavia, l’Europa presenta alcune caratteristiche che potrebbero attenuare questo fenomeno:

Sistemi sanitari universali: A differenza degli Stati Uniti, la maggior parte dei paesi europei ha sistemi sanitari pubblici che godono di ampia fiducia popolare. Questo crea un legame più stretto tra cittadini, medici e scienza medica, rendendo più difficile la delegittimazione degli esperti.

Tradizione scientifica radicata: L’Europa vanta una lunga tradizione di eccellenza scientifica e istituzioni rispettate come l’EMEA (Agenzia Europea per i Medicinali) o il CERN. Questa eredità culturale potrebbe fungere da barriera contro l’anti-scientismo radicale.

Pluralismo mediatico: Nonostante i problemi, molti paesi europei mantengono un sistema mediatico più variegato di quello americano, con forti broadcaster pubblici che potrebbero contrastare la disinformazione.

I rischi reali

Ciononostante, sarebbe ingenuo sottovalutare i rischi:

La polarizzazione digitale: I social media stanno creando bolle informative anche in Europa, alimentando teorie cospirative e sfiducia verso le istituzioni scientifiche. La ricerca americana mostra che anche un 70% di fiducia tra i conservatori significa che il 30% non si fida: una percentuale potenzialmente critica per l’efficacia delle politiche sanitarie pubbliche.

Strumentalizzazione politica: Partiti come Alternative für Deutschland in Germania, il Rassemblement National in Francia, o Vox in Spagna hanno già dimostrato la tendenza a politicizzare questioni scientifiche per guadagni elettorali, dal cambiamento climatico alle politiche vaccinali.

Crisi economica e sfiducia: La pressione economica, particolarmente forte in alcune regioni europee, alimenta la sfiducia verso tutte le élite, scientifiche incluse. Il populismo prospera sul disagio sociale, e la scienza può facilmente diventare un capro espiatorio.

Le lezioni dallo studio americano

La ricerca evidenzia tre strategie fondamentali che l’Europa dovrebbe adottare preventivamente:

  1. Messaggeri fidati: Identificare figure che possano fare da ponte tra comunità scientifica e popolazioni ideologicamente diverse. I medici di famiglia, che godono di alta fiducia trasversale, potrebbero svolgere questo ruolo cruciale.
  2. Comunicazione strategica: Evitare toni paternalistici o elitari, riconoscere le paure legittime delle persone, e comunicare l’incertezza scientifica con onestà senza minare la credibilità.
  3. Contatto diretto: Secondo la “contact hypothesis” citata nello studio, aumentare le occasioni di interazione diretta tra scienziati e pubblico può ridurre la percezione di distanza e rafforzare la fiducia.

Conclusioni

L’Europa non è destinata inevitabilmente a replicare il divario americano sulla fiducia scientifica, ma i segnali di allarme ci sono tutti. La chiave sta nell’azione preventiva: rafforzare la comunicazione scientifica, proteggere l’indipendenza delle istituzioni di ricerca, e costruire ponti con le comunità più scettiche prima che la polarizzazione si radicalizzi.

Come dimostra lo studio americano, anche in un contesto di forte polarizzazione politica, la maggioranza della popolazione mantiene fiducia nella scienza. Questo capitale di fiducia è prezioso e fragile: preservarlo richiede un impegno consapevole da parte di scienziati, comunicatori, istituzioni e classe politica europea, indipendentemente dall’orientamento ideologico.