
In una articolo apparso su Nature Reviews Clinical Oncology nel mese di gennaio 2024, i ricercatori del Dana-Farber Cancer Institute di Boston, MA (USA) hanno analizzato l’andamento del cancro ai polmoni nelle persone che non hanno mai fumato (LCINS).
Quantunque i fumatori siano in diminuzione da diversi decenni, il fumo rappresenta la maggior causa di cancro ai polmoni ovunque nel mondo. Non solo, il cancro ai polmoni è la principale causa di decessi correlati al cancro a livello globale e il tumore polmonare non a piccole cellule metastatico (NSCLC) interessa circa l’85% di tutti i tumori polmonari.
Il nostro Paese non sfugge a questa regola. Stando alle stime riscontrabili sul sito di AIRTUM (Associazione Italiana Registri Tumori), nel 2020 il 14,1% di tutte le diagnosi di tumore negli uomini e il 7,3 % nelle donne in Italia erano riferite al tumore del polmone. Il che, tradotto in cifre assolute, corrisponde a 40˙800 nuove diagnosi, 27˙500 negli uomini e 13˙300 nelle donne in un anno.
A detta dei ricercatori già menzionati, i casi di LCINS sarebbero in rapido aumento nei giovani e nelle donne. Diversi studi di associazione su larga scala hanno identificato polimorfismi comuni associati al rischio di cancro ai polmoni. Oltre ai fattori genetici, il fumo passivo (SHS) e l’esposizione al radon contribuiscono in modo significativo allo sviluppo della LCINS.
Il fumo di sigaretta è senza dubbio una delle cause dirette di cancro dei polmoni, tuttavia non tutti i fumatori si ammalano. Il perché di questa schizofrenia fra indubitabilità della causa e riscontro patologico è già stato oggetto di studio. Alcuni ricercatori suggeriscono che esista un meccanismo di protezione contro il cancro ai polmoni, in base al quale chi è portatore di una particolare mutazione genetica è al riparo da complicazioni oncologiche nonostante le sigarette fumate. Il che non deve suonare come un invito a essere fatalisti. Fumare fa male per la salute e, come abbiamo anzi detto, resta uno dei fattori di rischio da evitare anche in chi ha la fortuna di avere questo gene che, a quanto pare, lo sta risparmiando dal cancro ai polmoni.
Lo studio dei ricercatori di Boston fa notare che i tumori polmonari associati a fumo passivo (SHS) presentano sottotipi di tumori simili a quelli dei pazienti non fumatori. Infatti, non è stata riscontrata alcuna differenza nelle alterazioni degli antigeni ricorrenti.
Metaboliti cancerogeni del tabacco sono stati rilevati nei campioni di sangue e di urina di individui non fumatori esposti a SHS. L’esposizione in famiglia al SHS è più significativa dell’esposizione in pubblico.
L’esposizione agli scarichi diesel, alla silice e ai fumi di saldatura aumenta in modo indipendente il rischio di cancro ai polmoni. Gli individui sono spesso esposti a questi agenti cancerogeni a causa della loro occupazione.
L’esposizione all’amianto aumenta il rischio di carcinoma broncogeno e mesotelioma pleurico. Gli individui che lavorano nel settore edile, minerario, navale e antincendio sono esposti a prodotti che contengono amianto, che aumentano il rischio di sviluppare il cancro ai polmoni.
Una cattiva qualità dell’aria con un alto contenuto di particolato e inquinanti chimici può contribuire all’incidenza del cancro ai polmoni. I fumi e il particolato prodotti dalla combustione di legna, carbone e residui colturali negli ambienti domestici contribuiscono all’inquinamento dell’aria interna.
Per quanto riguarda i sintomi più frequenti, la gamma va dalla tosse persistente alla raucedine, dalla presenza di sangue nell’espettorato al dolore al petto; quest’ultimo si acuisce per la tosse o in conseguenza di respiri profondi. È un dolore persistente che con il tempo peggiora. Altri sintomi, le frequenti infezioni respiratorie: bronchiti e polmoniti che ricompaiono ad andamento ciclico, accompagnate da perdita di peso, inappetenza e stanchezza.
In conclusione, i pazienti non fumatori con carcinoma polmonare non hanno prognosi migliori dei fumatori.