
Secondo l’Associazione Americana per la Ricerca sul Cancro, il 40% di tutti i casi di tumore negli Stati Uniti è associato a fattori di rischio modificabili. Di questo 40%, il 5,4% è attribuito al consumo di alcol. È quanto si legge nel nuovo “Rapporto sul Progresso del Cancro 2024”, reso pubblico a partire da settembre di quest’anno. Ma quello che più preoccupa sia a breve sia a lungo termine è che i tumori alcol-correlati stanno aumentando nei giovani. Del resto, il 51% degli americani ignora che un consumo anche minimo di alcol, poiché non vi è un consumo del medesimo che possa definirsi sicuro, sia connesso con le diagnosi per sei tipi di cancro: cancro al seno, cancro colorettale, carcinoma a cellule squamose dell’esofago, cancro al fegato, allo stomaco e, a chiusura della sestina, alcuni tipi di cancro della testa e del collo. Sempre da questo report apprendiamo che coloro che riducono il consumo di alcol o smettono del tutto di bere possono ridurre il rischio di sviluppare i tumori legati all’alcol dell’8% e possono ridurre il rischio di tutti i tumori del 4%. Il confronto è con chi continua a bere come prima.
Ma quello che più sembra preoccupante – come dicevamo – è la presenza del cancro fra i giovani consumatori di alcolici. Innanzi tutto, viene precisato che per le donne in gravidanza il consumo di alcol può influire sullo sviluppo del feto e aumentare il rischio di cancro infantile dopo la nascita. Nel report si ricorda che esiste un’associazione tra il grado di alcol consumato durante la gravidanza e la probabilità che il bambino sviluppi la leucemia dopo la nascita fino all’età di 14 anni. In particolare, un’ampia metanalisi ha rilevato che il consumo moderato di alcol durante la gravidanza aumenta il rischio di leucemia mieloide acuta nella prole di 1,6 volte, mentre un consumo elevato di alcol aumenta il rischio di leucemia mieloide acuta di 2,4 volte. Inoltre, l’assunzione di alcol in tenera età può aumentare il rischio di cancro più in là nella vita. Uno studio ha rilevato che coloro che bevono parecchi alcolici durante l’adolescenza e in gioventù aumentano il rischio di cancro del colon-retto a esordio precoce di 1,5 volte rispetto a coloro che non lo consumano affatto, anche dopo che sono stati aggiustati, statisticamente parlando, gli altri fattori di rischio come il fumo.
I giovani bevitori preoccupano anche in Italia. Citiamo come fonte un comunicato dell’Istituto Superiore di Sanità (nel testo le parole in neretto). “Tra i consumatori a rischio, preoccupano soprattutto i giovani (circa 1.370.000 tra 11 e 25 anni, di cui 620.000 minorenni), le donne (circa 2,5 milioni, in crescita dal 2014, con punte massime di consumatrici a rischio del 29% tra le minorenni 16-17enni”. Un altro dato eloquente: il 17% di tutti i ricoveri per intossicazione alcolica al Pronto Soccorso in Italia interessa ragazzi e ragazze con meno di 14 anni. Tra i giovani, la diffusione del binge drinking preoccupa per il numero spaventoso di incidenti d’auto del sabato sera. Di che cosa si tratta? Il fenomeno del binge drinking consiste nel consumo di una quantità eccessiva di alcol condensato in poche ore, come avviene durante gli aperitivi o nelle serate in discoteca. Esso ha pesanti ripercussioni sulla salute.
Tra i giovani, la diffusione del binge drinking preoccupa anche per il numero spaventoso di incidenti d’auto del sabato sera. Inoltre, il binge drinking viene stigmatizzato sia in termini di intossicazioni alcoliche, sia in termini di malattie sessuali trasmissibili, favorite dal comportamento disinibito al quale l’alcol predispone, e di danni permanenti a organi vitali. Vale la pena ricordare, come fanno gli esperti, che fino a 25 anni l’organismo non è in grado di demolire l’etanolo presente nell’alcol, per la mancanza di un enzima del fegato. L’etanolo va così a colpire parti molto vulnerabili, tra cui le membrane di fegato e cervello. Di conseguenza, se per il fegato s’innesca l’iter patologico che dalla steatosi epatica può portare alla cirrosi, per il cervello si registrano pesanti interferenze sul processo cognitivo, con il rischio di relegare la mente dell’adulto a capacità cerebrali limitate. Quanto basta per vedere come un incubo un minorenne o comunque un giovane adulto con un bicchiere di alcol in mano.