La sfida delle metastasi: quando il cancro non è più una sentenza definitiva

“Le metastasi partono da cellule cancerose del tumore primario che, accumulando nel tempo alterazioni genetiche ed eludendo il sistema immunitario, assumono un fenotipo più aggressivo e migrano”, spiega il professor Maurizio Scaltriti, VP di Translational Medicine di AstraZeneca ed ex direttore associato del Translational Science al Memorial Sloan Kettering Cancer di New York, in un recente thread su X. Queste cellule, prosegue l’esperto, sono sottoposte a quello che potremmo definire un processo di “selezione del più forte”.

Secondo l’AIRC (Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro), sebbene le metastasi rappresentino ancora la principale causa di morte per cancro, la loro presenza non è più necessariamente una sentenza definitiva. La ricerca ha evidenziato notevoli differenze nel comportamento metastatico dei diversi tipi di tumore: alcuni, come il glioblastoma cerebrale o i tumori delle ghiandole salivari, metastatizzano raramente anche in fase avanzata; altri, come il cancro al pancreas o allo stomaco, possono sviluppare metastasi molto precocemente.

L’AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica) riporta casi particolarmente incoraggianti, come quello del carcinoma mammario metastatico positivo per i recettori ormonali, dove numerosi pazienti convivono con la malattia metastatica da oltre un decennio. Il professor Scaltriti conferma, citando casi di pazienti che convivono con metastasi da 10-15 anni.

I risultati più eclatanti si sono visti nel trattamento del melanoma metastatico. “Fino a dieci anni fa, la sopravvivenza mediana dei pazienti con melanoma metastatico era di 6-9 mesi”, ricorda Paolo Ascierto, presidente della Fondazione Melanoma e direttore di Terapie Innovative dell’Istituto Pascale di Napoli. “Oggi, grazie all’immunoterapia, oltre il 50% dei pazienti è vivo a 5 anni dalla diagnosi”.

La differenza nella prognosi è sempre più legata alle caratteristiche molecolari del tumore più che alla sua sede di origine. L’analisi genetica del tessuto tumorale permette di identificare alterazioni molecolari specifiche che possono essere bersaglio di terapie mirate, in un approccio sempre più personalizzato.

Nonostante i progressi terapeutici, la prevenzione e la diagnosi precoce rimangono fondamentali. La ricerca continua a esplorare nuove strategie, dalla “biopsia liquida” per il monitoraggio precoce delle recidive fino all’utilizzo dell’intelligenza artificiale per predire il comportamento del tumore.

“Non c’è una ricetta magica per prevenire o curare le metastasi”, conclude il professor Scaltriti, “ma con diagnosi precoce, terapie più efficaci e tanta ricerca, non si tratta di se riusciremo, ma di quando riusciremo a controllare questa manifestazione della malattia”. Una visione cautamente ottimistica che riflette i progressi significativi compiuti negli ultimi anni e apre nuove speranze per il futuro della lotta contro il cancro metastatico.