
È ora disponibile in Italia, con la rimborsabilità del Sistema Sanitario Nazionale, una nuova arma terapeutica contro una delle forme più aggressive di tumore della prostata: quella metastatica, resistente alla castrazione e portatrice delle mutazioni BRCA1 e BRCA2, gli stessi geni oncosoppressori resi famosi dalla scelta preventiva di Angelina Jolie.
Si tratta della prima compressa a doppia azione che combina niraparib (un inibitore PARP) e abiraterone acetato (inibitore della biosintesi degli androgeni), sviluppata da Johnson & Johnson. Il farmaco rappresenta una svolta nella medicina di precisione oncologica, permettendo di colpire simultaneamente due meccanismi chiave della crescita tumorale.
La fase metastatica resistente alla castrazione (mCRPC) rappresenta uno stadio avanzato in cui il tumore continua a progredire nonostante la terapia ormonale che riduce drasticamente i livelli di testosterone. Quando a questa resistenza si aggiungono le mutazioni BRCA1/2 – presenti nel 10-15% dei casi di mCRPC – la malattia diventa particolarmente aggressiva, con esiti negativi e prognosi sfavorevoli.
Cosa sono le mutazioni BRCA? I geni BRCA1 e BRCA2 sono geni oncosoppressori che, in condizioni normali, aiutano a riparare il DNA danneggiato. Quando mutati, aumentano significativamente il rischio di sviluppare tumori al seno, ovaio (nelle donne) e prostata (negli uomini). Angelina Jolie ha reso famose queste mutazioni genetiche nel 2013, quando annunciò pubblicamente di essersi sottoposta a mastectomia preventiva bilaterale dopo aver scoperto di essere portatrice di una mutazione BRCA1.
Ma torniamo al nuovo farmaco. Il meccanismo d’azione della compressa è ingegnoso quanto efficace. Niraparib blocca l’enzima PARP, impedendo alle cellule tumorali di riparare il DNA danneggiato – un tallone d’Achille particolarmente critico per le cellule con mutazioni BRCA che già soffrono di difetti nella riparazione del DNA. Abiraterone acetato, d’altra parte, blocca la produzione di testosterone, l’ormone che alimenta la crescita del tumore prostatico.
Questa doppia azione sfrutta il concetto di “letalità sintetica”: le cellule tumorali, già compromesse dalle mutazioni BRCA e private della capacità di riparare il DNA dall’azione di niraparib, vengono ulteriormente indebolite dal blocco del testosterone operato dall’abiraterone.
L’approvazione dell’AIFA si basa sui risultati dello studio MAGNITUDE, un trial di fase 3 che ha coinvolto 765 pazienti con mCRPC. I dati sono impressionanti: nei pazienti con mutazioni BRCA1/2, la combinazione niraparib più abiraterone acetato (in associazione con prednisone) ha ridotto del 45% il rischio di progressione della malattia o morte rispetto allo standard terapeutico rappresentato dal solo abiraterone.
La sopravvivenza libera da progressione radiografica è passata da 10,9 mesi nel gruppo di controllo a 19,5 mesi nel gruppo trattato con la nuova combinazione. Inoltre, si è osservata una riduzione del 44% nel tempo alla progressione sintomatica e del 40% nel tempo al ricorso alla chemioterapia citotossica.
“Quando ci troviamo davanti a un paziente con carcinoma prostatico metastatico, il test BRCA è uno step fondamentale”, ha spiegato Elena Verzoni, Dirigente Medico del Dipartimento di Oncologia Genito-urinaria e Programma Prostata della Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, nel corso della conferenza stampa di presentazione del nuovo farmaco, tenutasi a Milano il 15 ottobre scorso. “L’identificazione di varianti nei geni BRCA permette non solo di indirizzare la scelta terapeutica più adatta, ma anche di intraprendere un percorso di consulenza oncogenetica nei familiari per identificare i portatori ad alto rischio”.
“L’arrivo in Italia della compressa a doppia azione non solo è la riprova del nostro costante impegno, ma sottolinea anche il valore della medicina di precisione, ormai vero e proprio caposaldo della ricerca e sviluppo di Johnson & Johnson”, è stato il commento di Alessandra Baldini, Direttrice Medica di Johnson & Johnson Innovative Medicine Italia. “Medicina di precisione, tuttavia, non significa solo effettuare i test genetici, laddove necessario, ma è anche costruire un percorso terapeutico personalizzato affinché tutti i pazienti ricevano il trattamento più giusto e più efficace, cucito sui bisogni di ciascuno”.
Il farmaco presenta un profilo di sicurezza coerente con quello dei singoli componenti. Gli eventi avversi di grado 3/4 più comuni sono l’anemia e l’ipertensione, gestibili clinicamente. Importante sottolineare che i pazienti trattati hanno mantenuto una buona qualità di vita complessiva durante il trattamento.