
La presenza di una neoplasia aumenta di circa quattro volte il rischio di trombosi venosa profonda (TVP). Doversi sottoporre a chemioterapia, di sette. Lo ricordano le linee guida sul trattamento di questa complicazione clinica che è, a tutti gli effetti, una malattia cardiovascolare. Per la precisione, la terza per incidenza e letalità, dopo infarto e ictus. Stando a questo testo, aggiornato al 2020 e pubblicato dall’Associazione Italiana di Oncologia, significa che un paziente oncologico ogni tre è a rischio concreto di andare incontro alle conseguenze di TVP, riconducibili a una malattia dall’esito di solito fatale: l’embolia polmonare. Il trombo è un coagulo di sangue che si forma quando vi è troppa coagulazione. Se “parte”, c’è il rischio che il trombo raggiunga i polmoni attraverso il sistema venoso e qui ostruisca un’arteria polmonare, cosa che accade sempre quando il referto, per lo più di decesso, è di embolia polmonare. Che i pazienti oncologi siano a rischio di embolia polmonare, non è una novità. Il dato è noto fin dagli anni Ottanta. Tuttavia, molti pazienti e talora anche molti curanti, per i quali la priorità è certamente il cancro, tendono a sottovalutare il fenomeno esponendosi così a rischio massimo. Non è un caso se le prime conferme sull’importanza dell’TVP nei pazienti oncologici sono arrivate dagli esiti autoptici. Ecco cosa scrivono gli autori delle surriferite linee guida ad apertura del capitolo sui rischi di TVP. «Gli studi autoptici hanno documentato un’incidenza maggiore rispetto agli studi ante mortem di TVP e di embolia polmonare nei pazienti oncologici rispetto ai pazienti non oncologici; il rischio di recidiva della trombosi è più elevato nei pazienti con cancro rispetto ai pazienti senza cancro». Questo per dire che le due condizioni cliniche sono fortemente interconnesse. Del resto, i pazienti oncologici presentano tutti uno stato di ipercoagulabilità di base, anche in assenze di trombosi cliniche manifeste, viene ribadito nelle linee guida di cui sopra. Le terapie farmacologiche antitumorali come la chemioterapia tradizionale, la terapia ormonale, quella antigenica e i farmaci biologici sono associate a un’alta incidenza di TVP, ricordano infine le linee guida. Ecco perché da più parti l’allerta per il paziente è quello di tenere monitorate le proprie gambe. In caso di dolore improvviso, oppure di gonfiore ai polpacci, alla caviglia o al piede è bene recarsi dal medico per sottoporsi a un esame obbiettivo. Il gonfiore e la fitta di dolore possono essere legati a diversi fattori, tra i quali la presenza di un tumore, dei trami. Andando per esclusione, l’esame Doppler con ultrasuoni dell’arto colpito è in grado di essere dirimente. In caso di presenza di TVP va subito iniziata la terapia anticoagulante. I segni e sintomi riferibili alla complicazione di embolia polmonare sono sostanzialmente tre: un’inspiegabile e improvvisa mancanza di fiato, un dolore acuto ad altezza del petto, tosse persistente con la presenza di sangue nell’espettorato.
Un altro fattore scatenate è da riscontrare nelle degenze prolungate. Come, stare per molto tempo a letto, o muovendo pochissimo le gambe, la circolazione sanguigna ne risente. È un po’ quello che accade a tutti i comuni mortali durante le lunghe traversate oceaniche, a bordo di velivoli che viaggiano in Economy per cui si è costretti a stare sedute con le ginocchia ad altezza del viso. Sugli aerei vi è inoltre la componete dell’alta quota. È vero che gli aerei sono pressurizzati per proteggere il passeggero dalla pressione atmosferica che senza questo tipo di schermatura sarebbe devastante. Ma è altrettanto vero che all’interno dei velivoli vi è comunque una carenza di ossigeno paragonabile a quella che si trova a 1800-2500 metri. È questa la ragione se sugli aerei il sangue ha a disposizione meno ossigeno del quantitativo ideale, reperibile a livello del mare. La riprova dei danni che si corrono a volare, anche se non si è malati di cancro, è riscontrabile nell’equipaggio. Infatti, piloti, hostess e steward sono fra le categorie più a rischio di ammalarsi di TVP e di vene varicose. In costoro, sedentarietà e ipossia (mancanza di ossigeno) producono gli stessi effetti delle malattie oncologiche, facendo da detonatori per queste patologie.
Ecco perché, le calze elastiche di contenzione e i medicinali a base di eparina – un potente anticoagulante – sono frequenti come prevenzione anche nel paziente oncologico. Il medicinale viene somministrato dopo l’intervento chirurgico di asportazione del tumore. Oppure in caso di allettamento prolungato per motivi di opportunità clinica. E siccome, come si è detto, anche la chemioterapia può aumentare il rischio di TVP, il medicinale viene somministrato a scopo preventivo per un periodo che va dai tre ai sei mesi.
Un meme importante per tutti è che la prevenzione della formazione di coaguli nel sistema venoso degli arti inferiori passa dall’attività fisica. Mantenere i muscoli di cosce e polpacci tonici, così come le articolazioni il più “oliate” possibile, è sempre un giocare d’anticipo contro il tempo, gli acciacchi della vecchiaia e gli accidenti che, come abbiamo visto, subentrano a causa di malattie sistemiche come quelle oncologiche.