Curare il cancro al seno grazie al 3D

Secondo uno studio svedese, lo screening del cancro al seno eseguito con la mammografia 3D anticipa l’evidenza della malattia rispetto a quanto succede con la tecnica tradizionale delle mammografie digitali (2D).

La mammografia tridimensionale, chiamata anche tomosintesi digitale del seno, o tomosintesi, crea un’immagine 3D del seno servendosi dei raggi X. Questa tecnica ricorre a diverse scansioni che riprendono il seno da più angolazioni, grazie alle quali l’immagine tridimensionale prende forma. All’opposto, la mammografia tradizionale si basa su una proiezione bidimensionale ottenuta con due immagini ai raggi X di ciascun seno.

La ricerca di cui sopra è stata pubblicata a inizio di aprile 2021 sulla rivista «Radiology». A detta degli autori, si tratta del primo studio che mostra una riduzione dei tassi di cancro al seno a intervalli. Il termine “a intervalli” è riferito al tempo che ci mette un tumore al seno prima di venire diagnosticato con gli strumenti tradizionali. In altre parole, è il tempo che intercorre tra una mammografia 2D che risulta negativa e la successiva 2D che invece dà riscontro di positività. I tumori al seno a intervalli tendono a essere più grandi, a crescere e a diffondersi più rapidamente rispetto ai tumori al seno rilevati in assenza di questo doppio passaggio.

«I tumori a intervalli hanno, in generale, un profilo biologico più aggressivo rispetto ai tumori rilevati alla prima schermata», ha spiegato l’autore principale dello studio Kristin Johnson, in forze al dipartimento di Radiologia alla Skåne University Hospital di Malmö, Svezia, in un comunicato. Ciò significa che la prognosi è meno favorevole.Molti programmi di screening richiedono che venga segnalato il tasso di rilevamento del cancro al seno a intervalli perché questo tasso viene poi utilizzato per misurare l’efficacia dello studio stesso. Un tasso ridotto di carcinomi mammari a intervalli può indicare che le mammografie 3D sono migliori, nel senso di più sofisticate, delle mammografie 2D nel rilevare l’evoluzione del tumore. La nuova tecnica è ancora in predicato di validazione definitiva in Europa e in Italia, mentre la FDA americana l’ha ammessa da qualche anno.Per questo studio, i ricercatori hanno confrontato i tassi di cancro a intervalli nella prova di screening della tomosintesi mammaria con i tassi di cancro a intervalli in un gruppo di controllo di donne della stessa età sottoposte a mammografia 2D presso lo stesso centro di screening. Le donne sono state esaminate tra il 2010 e il 2015.Le 14848 donne del gruppo di screening per la tomosintesi hanno ricevuto una mammografia 3D e una 2D ad ogni appuntamento di screening. Le 26738 donne nel gruppo di controllo hanno ricevuto una mammografia 2D ad ogni appuntamento di screening. L’età media delle donne in entrambi i gruppi era di 56 anni.Complessivamente, sono stati riscontrati 21 tumori a intervalli nelle donne nel gruppo di screening in 3D, 76 tumori a intervalli nelle donne nel gruppo di controllo.I ricercatori hanno calcolato che il rischio di cancro a intervallo nel gruppo di screening della tomosintesi mammaria è stato inferiore del 40%. Il che significa una diagnosi sempre più precoce, come questa che promette la tecnica in 3D, potrebbe portare a concreti benefici in termini di riduzione della prognosi severa che contraddistingue questa malattia. Il carcinoma mammario è la causa principale di mortalità per neoplasia nelle donne, oltre a essere il tumore diagnosticato con più frequenza. Una neoplasia maligna su tre nelle donne è un tumore mammario. Secondo dei dati forniti dall’Istituto Europeo di Oncologia (IEO) di Milano, i tumori della mammella vengono diagnosticati tanto nella fascia d’età compresa tra 0-49 anni (41%), quanto in quella 50-69 anni (35%), sia in quella più anziana ≥70 anni (21%).

Le donne di età inferiore ai 40 anni hanno generalmente una mortalità maggiore per il cancro al seno rispetto alle pazienti più anziane. Si pensa che questo fatto derivi dalla presenza di tumori più avanzati e con una stadiazione più elevata di quelli che, comunemente, vengono riscontrati a una età più avanzata.