
Ci siamo persi qualcosa nella cura dei tumori a causa della pandemia? La domanda è retorica, perché tutti sanno, o dovrebbero sapere, che la risposta è scontata. La risposta è sì, ci siamo persi qualcosa. Su cosa e quanto nello specifico ci siamo persi ne ha parlato l’oncologo Paolo Veronesi, presidente di Fondazione Umberto Veronesi, in occasione della 13ma Conferenza Mondiale “Science for Peace and Health”. Veronesi è professore ordinario in Chirurgia generale presso l’Università di Milano e direttore della divisione di senologia chirurgica dell’Istituto Europeo di Oncologia. «Difficile quantificare con certezza – ha esordito nella conferenza in live streaming – le risposte più complete le avremo solo con il tempo. Gli ospedali e i medici si sono organizzati sin dai primi mesi di emergenza e non si sono mai arrestate le attività di cura e assistenza. Ma già oggi abbiamo dei segnali da non sottovalutare».
Ecco, dunque, un succinto elenco di quello che ci siamo persi. I patologi italiani hanno lamentato un netto calo delle diagnosi per due dei tumori più diffusi: il cancro al seno e alla prostata. Dati alla mano, nel 2020 le sale operatorie hanno registrato un calo di interventi per questi due tumori del 12-13% in meno rispetto agli altri anni. Soprattutto, sono finiti “sotto i ferri” meno pazienti con neoformazioni di piccole dimensioni, quelle localizzate che si associano ad alta probabilità di guarigione. Sul totale dei casi trattati «la proporzione dei cosiddetti tumori localizzati è diminuita sia per il seno (dell’11 per cento) sia per il colon (addirittura del 32 per cento)».
L’Europa nell’insieme ha rallentato la corsa alla diagnosi precoce. Solo in Italia si stima che nel 2020 vi è stato un calo di esami oncologici nell’ordine dei 2,5 milioni, contro i 100 milioni che sono calati nel continente europeo nel suo complesso. «Certamente stiamo scontando le gravi difficoltà della sanità territoriale, i limiti imposti dalle misure di sicurezza contro il Covid-19, i timori dei pazienti».
Non bisogna essere indovini per vaticinare che tutto ciò si sta traducendo in mesi di ritardo da recuperare per i vari screening.
«Ora che la maggior parte delle attività sono riprese, le lettere di invito sono ripartite, ai centralini rispondono gli operatori è il momento in cui ogni cittadina e ogni cittadino dovrebbe farsi incontro a questi sforzi. Ecco perché mi permetto di rivolgere un invito: non rimandate o ignorate gli appuntamenti e, se anche nessuno vi ha scritto o invitato o convocato, e siete in età per i controlli di prevenzione oncologica, fatevi avanti voi: chiedete al vostro medico di medicina generale o allo specialista di riferimento, contattate la vostra ASL».
L’hanno “pagata cara” anche coloro che assistono i pazienti oncologici. I familiari e i cosiddetti caregiver hanno vissuto condizioni difficili. Hanno potuto svolgere il loro compito in tempi contingentati, spesso ricorrendo a modalità di contatto solo virtuale, tramite un tablet e uno smartphone pur di vedere e dire una parola di conforto al proprio congiunto e assistito.
Tuttora si parla dei ritardi o della mancanza di servizi considerati complementari ma che invece per chi ne ha bisogno sono primari, come la fisioterapia, la riabilitazione, la logopedia, oppure l’aiuto psicologico.
Anche la ricerca ha subito un arresto. La gran parte dei ricercatori ha dichiarato di avere ridotto la propria produttività, soprattutto chi, per svolgere il proprio lavoro, si reca in laboratorio. Escludendo chi ha fatto studi connessi al Covid-19, gli altri hanno, nel complesso, abbassato del 5% la media annuale dei progetti. Del pari sono mancati del tutto i convegni, nel quali chi fa ricerca è solito partecipare per quel proficuo scambio di idee che fa bene al confronto intellettuale e che le conferenze a distanza online possono surrogare soltanto approssimativamente. Sia chiaro, di necessità virtù. Uno po’ come la DAD a scuola. Un conto è mantenere vivo un contatto comunicativo, un altro è comunicare di persona. Nel caso dei convegni, questi fanno bene anche all’economia delle città e dei Paesi che li ospitano. Si pensi solo al giro d’affari dei luoghi dove avvengono gli incontri, gli alberghi prenotati e tutta la logistica che ci va dietro.
Se qualcuno è ancora restio a farsi il vaccino e a far sì che l’emergenza del Covid-19 abbia fine, pensi anche a tutto questo turbinio di ritardi che si sono avuti in campo medico-oncologico, in campo scientifico e, perché no, in campo economico.