Non solo Covid, purtroppo

Nel biennio 2020-21 il Covid-19 ha fatto cinque milioni di vittime. Quasi lo stesso numero di morti è avvenuto in un solo anno a causa della resistenza agli antibiotici. Lo rivela uno studio appena uscito (gennaio 2022) su «Lancet». Secondo questa ricerca, finanziata dalla fondazione di Bill Gates e della sua ex moglie Melinda Anne French, nel solo 2019, sono 4,5 milioni le persone morte per resistenza agli antimicrobici.Cifra ottenuta in base a calcoli matematici e a modelli statistici, non attraverso la somma dei casi di decesso come vien fatto nel conteggio dei morti per Covid. Si tratta di una proiezione statistica. Sulla base di questa proiezione statistica, i decessi oscillano fra 3,62–6,57. 4,5 ml è, approssimativamente, il valore mediano. Nello specifico emerge che, nei paesi occidentali ad alto reddito la resistenza antimicrobica è responsabile di 1,27 milioni decessi. I restanti decessi (3.23 ml) sono imputabili all’azione degli agenti patogeni combinata con quella dei farmaci antibiotici. Geograficamente parlando, la seconda tipologia di decessi si è verificata nei paesi a basso reddito e nei più poveri dell’Eurasia, della Africa e dell’America Latina. Di tutto ciò abbiamo notizia negli stessi giorni in cui, in tutta Europa, si assiste disarmati e sfiduciati al picco della quarta ondata della variante Omicron del virus Covid-19. Come se tutto ciò non bastasse a dipingere un quadro dalle tinte estremamente fosche in cui – volendo – tocca incorniciare l’inizio del nuovo anno, nel nostro Paese è scattata una nuova emergenza. Si tratta delle complicazioni della peste suina. Gli osservatori stanno ancora cercando di capire e delineare la vera entità di questo nuovo problema. Frattanto, paesi come la Cina, il Giappone e Taiwan hanno deciso il blocco delle importazioni di ogni tipo di carne suina dall’Italia, con grave danno per la nostra economia e per la nostra, già piuttosto malconcia, agricoltura. I Paesi extra comunitari, in base agli accordi commerciali, possono bloccare tutte le importazioni di suini anche con un solo caso di animale infetto. In Europa, invece, vige la regola della regionalizzazione, in base alla quale il divieto di esportazione si limita alle aree geografiche dove realmente si sono avuti dei casi d’infezione. È il motivo per cui, nelle regioni, stanno cercando di circoscrivere i focolai. Più le aree “infette” sono piccole, minore sarà il numero di animali da abbattere e più contenuto il danno economico.Il vero motivo di allarme per la peste suina sono le ripercussioni che questa affezione virale potrebbe avere nell’uomo. Sappiamo che la pesta suina non è trasmissibile all’uomo e agli animali di altra razze. Ma non doveva essere così anche per il Covid-19, un virus nativo dei pipistrelli? In realtà esiste il pericolo di spillover, per quanto remoto. Il primo a parlare di spillover a livello mediatico è stato il giornalista statunitense David Quammen. Nel libro dal titolo omonimo, prima edizione 2012, Quammen ha anticipato di qualche anno che un giorno un virus avrebbe fatto il salto di specie, dall’animale all’uomo, intuendo che il primo focolaio sarebbe esploso nei wet market della Cina, per via del commercio di animali selvatici. Nel suo ultimo libro, “L’Albero della vita” (2018), Quammen dedica una lunga digressione al pericolo rappresentato dalla resistenza antibiotica di microbi e batteri, dichiarando che il prossimo pericolo di pandemia arriverà da lì. Che altro aggiungere, se non che c’è da augurarsi che stavolta, questo mostro sacro del giornalismo scientifico, si sbagli? Non è una gran risposta ma al momento è l’unica che ci vien fatto di dare. Perdonerete se, nel formularla, ci sentiamo meschini.E dire che non abbiamo neppure parlato di cancro, dell’emergenza sanitaria causata dal Covid, per colpa del quale gli ospedali sono tornati sotto assedio dei pazienti Covid, al punto da imprimere un forte rallentamento nelle cure oncologiche. In alcune regioni si parla di uno slittamento di oltre il 50% di parecchi trattamenti clinici. La prossima volta parleremo solo di questo. Chissà mai che, nel frattempo, lo scenario sarà cambiato in meglio. Se il Covid rallenta, non è poi così assurdo ipotizzare un ritorno alla normalità.