
Nell’ambito dell’European Cancer Plan di recente approvazione presso le sedi competenti del Parlamento Europeo, a febbraio, la deputata tedesca e membro del gruppo dei Verdi Europei Marina Ripa ha esortato a introdurre per legge degli avvisi di warning sulle etichette degli alcolici, per rendere riconoscibile a colpo d’occhio il danno che l’alcol provoca nell’organismo da un punto di vista oncologico, così come avviene per le sigarette, sopra i cui pacchetti compaiono, ormai da anni, scritte e immagini raccapriccianti del cancro ai polmoni e non solo. In rapporto al vino, la deputata suggerisce di creare allerta su quanto la ricerca ha messo a punto sulle conseguenze oncologiche dell’etanolo. Dal suo punto di vista, il ragionamento segue la logica di un sillogismo esemplare. L’etanolo del vino e quello presente in ogni altro tipo di bevanda alcolica provocano il cancro. Nella fattispecie, si parla di sette tipi di cancro: dal tumore del fegato a quelli di bocca, alla laringe, faringe ed esofago, al colon-retto e al seno per le donne. A proposito di quest’ultimo tipo che, tra l’altro, è uno dei più diffusi, il 27% delle donne con diagnosi di tumore al seno ha trascorsi da bevitrici abituali di alcolici. E non si pensi che sia una questione di chissà che quantità. Da questo punto di vista, un bicchiere al giorno può bastare, visto che non è il numero dei bicchieri di alcolici sotto accusa ma l’etanolo in sé. Se dunque l’etanolo è cancerogeno, e poiché il vino biologico lo è alla stessa stregua del vinello low cost del supermercato, trattandosi di una questione di gradi e non di organicità del prodotto, allora su ogni etichetta di alcolico dovrebbe comparire una scritta che rammenti al consumatore che la bottiglia che ha appena messo nel carrello della spesa lo farà ammalare di cancro.
Chi ancora nutrisse qualche dubbio a riguardo di questo sillogismo, è invitato a consultare in che modo lo IARC – Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro – stigmatizzi i prodotti contenenti alcol. Per lo IARC, l’alcol è un cancerogeno inserito nel gruppo 1, quello delle sostanze che hanno dato prova di “sufficienti evidenze di cancerogenicità negli esseri umani”, la stessa cosa dell’esposizione al sole e all’amianto, al fumo di sigaretta e alle radiazioni ionizzanti. Per tutti questi elementi ci sono prove scientifiche della loro cancerogenicità. Il che, tuttavia, non significa che siano tutti pericolosi allo stesso modo. È una considerazione di buon senso; l’amianto è cancerogeno ma non tutte le persone esposte a questa sostanza si sono ammalate di mesotelioma. Per fare un esempio ancora più stringente, non tutti coloro che hanno trascorso la loro giornata lavorativa o scolastica in scuole con il tetto o con altre infrastrutture a base di amianto si sono ammalati di questa grave forma di tumore della pleura.
Ciò non toglie che la pericolosità dell’amianto non arretra di un millimetro, quand’anche l’attenzione si concentrasse solo in coloro che sono rimasti indenni. E così è per il vino e gli alcolici in genere. Non tutti i bevitori sono destinati a una delle forme di cancro che la sostanza è in grado di procurare. L’ammalarsi o meno dipende da tanti altri fattori. Dipende da un complesso di cause, come dice il filosofo. Tutto vero, purché non si parli di modica quantità per salvare capra e cavoli. L’invito alla modica quantità può essere una trovata del marketing dei produttori, ma non può in nessun caso essere avvallata dalla scienza. Bere poco magari non ha grandi conseguenze da un punto di vista cardiovascolare, visto che per la salute di cuore e arterie sono ammessi fino a due bicchieri di vino al giorno, ma la modica quantità non è di nessun impatto sulla prevenzione oncologica, per la quale l’alcol, alla stregua del fumo e degli altri prodotti elencati nel gruppo 1 degli agenti sicuramente cancerogeni, sono da evitare. O, meglio, sarebbero.