
Delle cose che costano tempo, fatica e denaro non bisogna buttare via niente. Un’idea di buon senso che applicata alla medicina ha assunto le sembianze di una startup che si occupa di mantenere aggiornati i dati dei farmaci alfine di un loro riposizionamento nelle terapie oncologiche, giacché in tempi non lontani questi farmaci sono stati approvati per questo scopo o per curare malattie altrettanto perniciose e ora, con il passare del tempo, non sono più di prima scelta perché superati dal sopraggiungere di nuovi ritrovati. Non male questa idea di economia virtuosa anche per i farmaci, visto il tempo che ci vuole per la scoperta e l’approvazione di un nuovo farmaco, mai inferiore a 12-15 anni, e visto il costo sempre ingente, che s’aggira fra 1-2 milioni di dollari, come ricorda The Anticancer Found nel suo sito, la startup impegnata in questa attività di riposizionamento farmacologico.
«Poiché un numero impressionante di farmaci esistenti ha il potenziale per essere efficace nel trattamento del cancro, c’è un’enorme necessità di valutarli in studi clinici ben progettati. L’Anticancer Fund è costantemente alla ricerca di nuove opportunità per studiare promettenti farmaci riproposti in un contesto clinico mosso da un forte bisogno di cura» è il mantra che la startup di cui sopra ha fatto proprio. Nello specifico la società pubblica online un elenco aggiornato che a oggi ha superato i trecento farmaci, le cui caratteristiche di base sono di essere tutti eleggibili nelle terapie oncologiche, da soli o in combinazione con altre sostanze. Da questo elenco, dei ricercatori italiani hanno selezionato un farmaco che ora stanno sperimentando per la cura del cancro del pancreas (adenoma duttale pancreatico) impossibile da operare e restituente a ogni altro tipo di cura. Si tratta della decitabina, un farmaco approvato in passato dalla American Food & Drug Administration (FDA) per il trattamento della mielodisplasia (una malattia del sangue) e della leucemia mieloide acuta (LMA). A quanto pare, la decitabina è una sostanza in grado di intercettare il gene KRAS della mutazione del cancro del pancreas dal quale dipende la proliferazione della malattia. La scommessa dello studio ORIENTATE è quello di testare il farmaco in fase II, ovvero a ristretto gruppo di pazienti privi di altre alternative terapeutiche. L’Anticancer Found in questo caso finanzia la ricerca, per l’ammontare di 225 mila euro, è scritto nel comunicato stampa congiunto che l’Istituto Tumori Regina Elena di Roma e l’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata (AOUI) di Verona hanno redatto in occasione del primo paziente selezionato e sottoposto a trattamento, comunicato nel quale si ricorda che un contributo in denaro viene elargito anche dall’associazione “Nastro Viola”. Lo studio prevede di coinvolgere entro breve altri otto pazienti e di allargare la collaborazione ad altri istituti oncologici italiani (trattandosi di uno studio multicentrico). Se almeno uno dei primi nove pazienti darà risposte adeguate al trattamento, se cioè la somministrazione per quattro settimane della decitabina darà gli effetti sperati, dimostrandosi efficace nel colpire le mutazioni che attivano il gene KRAS nel pancreas, altri otto pazienti si aggiungeranno alla lista degli arruolati. Per considerarlo riuscito lo studio necessita che almeno tre pazienti dimostrino di essere responsivi al trattamento, ovvero che alla prova dell’esame obiettivo radiologico si evidenzi una diminuzione della massa tumorale. Se ciò non dovesse accadere, se i risultati non riusciranno a garantire questi standard prefissati, lo studio verrà abbandonato.
«C’è un’enorme necessità di migliorare la prognosi dei malati di cancro al pancreas attraverso terapie efficienti e personalizzate – ha dichiarato Luca Carbone, ricercatore del Regina Elena, che insieme all’oncologo Michele Milella dell’AUOI di Verona tira le fila della ricerca – Siamo grati per il contributo dell’Anticancer Fund e di Nastro Viola a sostegno dello studio ORIENTATE, il primo studio di riutilizzo di farmaci personalizzato guidato da biomarcatori in pazienti con carcinoma pancreatico avanzato. Si tratta di una sperimentazione innovativa per questa patologia, frutto di diversi anni di ricerca oncologica biocomputazionale e sperimentale». Da notare che il costo di licenza per il riuso di farmaci esistenti è praticamente nullo a paragone dei costi vivi di un nuovo farmaco.