
Riflettori accesi nella lotta contro i tumori grazie a uno nuovo farmaco. Stavolta si tratta di un anticorpo monoclonale che promette ottimi risultati contro un particolare tipo di tumore al seno, quello che sviluppa il recettore HER2. Le pazienti positive a questo recettore di solito vanno incontro a una progressione rapida della malattia, con metastasi diffuse ed esito infausto. Basti dire che dei 141 mila decessi che si verificano in Europa ogni anno, a fronte di 531 nuovi casi di tumori al seno, un quinto sono di pazienti HER2 positive. Ebbene, in base alla fase 2 dello studio DESTINY-Breast01 appena conclusa, a metà gennaio 2021 l’EMA ha dato il via libera alla Commissione Europea per l’approvazione dell’anticorpo monoclonale oggetto dello studio. Si tratta dell’anticorpo monoclonale Trastuzumab deruxtecan.
Il farmaco, oltre ad avere consolidato i dati di buona tollerabilità in fase 1, nella fase 2 ha dimostrato di essere efficace in oltre il 60% dei casi. Tra le reazioni avverse di cui già si sapeva: nausea (79,9%), stanchezza (60,3%), vomito (48,7), alopecia (46,2), costipazione (35,9), diminuzione dell’appetito (34,6%), anemia (33,8%), neutropenia (32,5%), diarrea (30,8), trombocitopenia (23,1%), tosse (21,4%), leucopenia (20,5) ed emicrania (20,1).
Delle 234 pazienti con HER2 positivo prese in esame in questo secondo step, il farmaco ha dimostrato di essere efficace in 184 di esse, allungando la prognosi favorevole di quasi 2 anni. Tra gli effetti avversi, ha trovato conferma quanto già era emerso in precedenza. In particolare, si segnala ora che nel 15% dei casi si assiste a eventi di polmonite o malattia polmonare interstiziale che provocano la morte nel 2,6% di coloro che ne sono affetti. Per questa ragione alle pazienti viene consigliato di segnalare subito sintomi come febbre, dispnea, o qualsiasi altro disturbo connesso alle vie respiratorie, di modo che il curante possa procedere con le indagini strumentali (radiografie e tomografie computerizzate) per una corretta e tempestiva valutazione.
Con il via libera dell’EMA, il passo successivo è demandato ai risultati dei nove studi clinici multicentrici (fase 3) dai quali ci si aspetta la conferma dell’efficacia di questo anticorpo monoclonale su larga scala e la sua tenuta sul fronte degli effetti avversi. «La durata della risposta e il profilo di sicurezza a lungo termine, confermano che la nostra tecnologia DXd dell’anticorpo costituisce un trattamento efficace e duraturo», ha dichiarato in conferenza stampa Antoine Yver, vicepresidente esecutivo e responsabile del reparto Ricerca & Sviluppo in Oncologia d Daiichi Sankyo, l’azienda giapponese che ha brevettato il farmaco che invece, quanto a commercializzazione, si appoggia all’inglese Astra-Zeneca.
Di buono c’è che il farmaco di cui sopra promette bene anche per altri tipi di tumore. A ottobre 2020, l’ente statunitense per la approvazione dei farmaci (FDA) ha dato un incoraggiante riconoscimento alla definizione della dose ottimale di Trastuzumab deruxtecan per trattare i pazienti affetti da adenocarcinoma gastrico HER2 positivo non resecabile o metastatico.
Ricordiamo che le cure a base di anticorpi monoclonali rappresentano un punto di non ritorno nei progressi della medicina in svariati campi, da ultimo anche contro il covid-19. Si tratta di farmaci messi a punto come sottoprodotti del sistema immunitario. Ogni qualvolta il nostro organismo entra in contatto con un agente infettivo, succede che il sistema immunitario cerca la risposta più adatta allo scopo di neutralizzare l’antigene dell’agente infettivo, ovvero la parte più esposta della proteina del patogeno. Gli anticorpi monoclonali sono prodotti di sintesi, che si ottengono in laboratorio simulando quelli che il sistema immunitario dell’individuo produce per effetti dei linfociti B o T. L’uno o l’altro dipende dal tipo di risposta che viene sollecitata. Essendo prodotti in laboratorio, non esiste un limite all’approvvigionamento, cosa che invece si denota nel sistema immunitario. Di buono c’è dunque che questa disponibilità inesauribile degli anticorpi monoclonali permette un’ampia selezione dei medesimi, privilegiando solo quelli che dimostrano di essere più efficaci per l’obiettivo per il quale sono stati selezionati.
Nel caso del covid-19, il gruppo di ricerca che fa capo al professor Rino Rappuoli, attivo presso la Fondazione Toscana Life di Siena, ha identificato ben 17 tipologie di anticorpi monoclonali umani in grado di annullare gli effetti avversi sulla salute dei pazienti covid. A breve si attende la messa in commercio della versione anticorpale monoclonale che dovrebbe ribaltare l’esito infausto della prognosi da covid per coloro che si ammalano di polmonite bilaterale e che finiscono nel baratro delle cure di terapia intensiva per insufficienza di ossigeno nel sangue. Le scoperte del gruppo guidato dal professor Rappuoli sono frutto di una partnership con l’Ospedale Spallanzani di Roma, centro di riferimento italiano per la ricerca e la cura delle malattie infettive. Non a caso i primi casi covid di cui si è venuti a conoscenza in Italia a inizio della pandemia, sono stati ricoverati proprio presso l’IRCCS romano.