Fra pubblico e privato

 

Alcuni degli articoli che state per leggere affrontano il problema dei ritardi nell’erogazione delle prestazioni sanitarie provocati dalla pandemia.

Sono stati mesi difficili per ogni tipo di cure e di trattamenti. La chirurgia s’è vista ridurre al minimo storico gli interventi che non fossero salvavita perché i posti di terapia intensiva erano da condividere con i pazienti covid. Chi fra i pazienti covid è passato dalla Cpap a essere intubato, a causa delle difficoltà respiratorie scatenate dall’ormai tristemente famosa polmonite bilaterale acuta e delle conseguenti difficoltà di respirazione e di adeguato ossigeno nel sangue.

Durante la prima ondata, quand’anche fare i tamponi per il triage d’ingresso negli ospedali era un problema, dei ritardi, talora non banali, si sono accumulati per le prestazioni di chemio e radioterapia, che rappresentano dei presidi irrinunciabili nella terapia oncologica.

Ora per fortuna, da questo punto di vista, siamo quasi alla normalità. Tuttavia, si sono pagati dei costi in termini di vite umane e di qualità delle prestazioni sanitarie per colpa di queste spaventose complicazioni e lacune. L’augurio è che dagli errori e dalle falle di sistema fin qui evidenziate si faccia tesoro per migliorare l’offerta sanitaria sia sul versante pubblico sia su quello privato. Noi non siamo tra quelli che inneggiano soltanto a un ritorno alla sanità pubblica. In una economia di mercato, per fare un paragone con il trasporto aereo, sarebbe come dire che si viaggia soltanto con la compagnia di bandiera infischiandosene dell’esistenza delle compagnie low cost private, sorte in questi anni a migliorare l’offerta e ad abbassare i costi. Fuor di metafora, se il privato è una realtà d’eccellenza in Italia e da molti anni, forse qualche merito intrinseco l’avrà. Se lo sarà guadagnato sul campo, maturando competenze, ricerca e finanziando alte specializzazioni. Meglio non fare di tutte le erbe un fascio. Meglio pensare alle carenze del pubblico migliorandole ma senza escludere l’apporto che potrebbe venire dal privato. Chi di competenze piuttosto vigili affinché ruberie e malaffare restino fuori dalla porta tanto dal pubblico quanto dal privato.

Quello che non sarà più accettabile, una volta che saremo fuori dell’emergenza covid, è che per fare una visita o un esame specialistico attraverso il sistema sanitario si debbano aspettare mesi. Pubblico e privato vanno ripensati per offrire il giusto servizio pubblico di base, corredato di tempi d’attesa accettabili, accanto a un privato che cooperi fornendo prestazioni non concorrenti bensì alternative e diversificate. Si va dal privato solo se il pubblico non offre la tal prestazione. Oppure se i tempi sono migliori a parità di costi, visto che, in entrambi i casi, sono le finanze di Stato e Regioni che sostengono i costi.

Pubblico e privato avanti insieme che la sfida è impegnativa ma percorribile.