Tumore del pancreas, dove e come si cura

Il 15 di novembre è la ricorrenza dei poveri. Da un po’ di anni a questa parte, la giornata è diventata anche quella degli ammalati di tumore del pancreas. A rigor di logica, non vi è alcuna associazione fra le due celebrazioni, se non per lo spirito altruistico che informa di sé entrambi gli eventi. Infatti, sia l’evento religioso sia quello laico sembrano permeati dalla stessa volontà di lenire le sofferenze dei bisognosi oggetto di attenzione. Per quanto riguarda i malati di tumore del pancreas, la promessa di aiuto sembra più che altro terrena, tesa com’è a fare ordine sulle cure e su come migliorare la prognosi di un tumore noverato tra i più difficili da guarire. Il motivo? Contro di esso non funziona alcun tipo di diagnosi precoce e non esiste alcun tipo di marcatore specifico, cosa che accade, invece, per il tumore del seno. Se il tumore del seno è secondo per mortalità dopo quello del polmone, il tumore del pancreas figura al quarto posto, subito dopo quello del colon-retto. La possibilità di sviluppare un adenocarcinoma pancreatico diventa un campanello d’allarme nei soggetti ad alto rischio in base a familiarità e predisposizione genetica. Diversamente, in presenza di sintomi, siamo già a uno stato avanzato della malattia, con metastasi diffuse. Sul sito della Fondazione Veronesi viene dato il giusto risalto alla storia di Chiara, una giovane donna esemplare per resistenza e caparbietà ad andare avanti. «Nel 2017 Chiara inizia ad avvertire forte prurito a mani e piedi così i medici iniziano a condurre indagini approfondite per cercare di capire cosa c’è dietro ai sintomi e ai valori anomali. C’è qualcosa al pancreas, ed è un problema serio. Il complesso intervento chirurgico riesce senza complicazioni ma il percorso con la malattia non è terminato».

Per quanto riguarda la prognosi, gli studi sono concordi nell’indicare che sopravvivono di più i pazienti che si sottopongono ad intervento di asportazione chirurgica del tumore. Purtroppo, non tutti gli adenocarcinomi del pancreas sono operabili, causa la concomitante presenza di piccole metastasi diffuse che vanificano o complicano l’intervento stesso, riducendo le probabilità di sopravvivenza del paziente. Non solo, la sopravvivenza alla malattia non supera l’8% dei casi a cinque anni dalla prognosi, ma essa ha un crollo verticale se gli interventi chirurgici vengono eseguiti in ospedali che non sono centri di eccellenza. Secondo dati del Ministero della salute, in 300 dei 395 ospedali censiti come idonei ad affrontare la chirurgia oncologica per il tumore del pancreas, vengono eseguiti in media non più di 3 interventi chirurgici l’anno. Troppo pochi per crearsi un’esperienza chirurgica degna del nome. I restanti vengono praticati nei centri specializzati. Gli ospedali con il più alto indice di successo nella chirurgia pancreatica sono, nell’ordine, il policlinico Borgo Roma di Verona e l’ospedale San Raffaele di Milano. Lombardia e Veneto sono le regioni che a oggi assorbono circa il 40 per cento dei casi dei pazienti che devono sottoporsi ad intervento. Complessivamente, si stimano 13500 nuovi casi di tumori pancreatici all’anno.

Nei centri dove la prassi chirurgica è consolidata, la mortalità post-operatoria scende al 3%. Invece, in quelli dove lo è meno o, come abbiamo visto, non lo è affatto, la mortalità post-intervento chirurgico può raggiungere fino al 25% dei casi trattati.

Va detto che la resezione pancreatica è comunque un intervento difficile. Non a caso è considerata la procedura più complessa nell’ambito della chirurgia addominale.

Va da sé che solo nei centri ad alta specializzazione, con all’attivo un discreto numero di interventi portati a termine con la miglior prognosi postoperatoria, è consigliabile farsi seguire. D’accordo con l’associazione Codice Viola, che riunisce pazienti affetti da tumore del pancreas e loro congiunti, oltre che i medici e gli infermieri di prima linea, i tassi di recidiva in Italia per il tumore del pancreas raggiungono il 40 % dei casi. Quasi un paziente su due si riammala di questa malattia. Ecco perché, date le poche chance di sopravvivenza e l’alto tasso di recidiva anche Codice Viola suggerisce di rivolgersi ai centri ospedalieri ad alta specializzazione chirurgica e trattamentale.

Un’altra arma che si sta dimostrando efficace è la chemioterapia adiuvante, che viene pratica prima dell’intervento per ridurre la massa tumorale nei casi di tumore del pancreas ancora ben localizzato e non troppo esteso.

E Chiara? In vista dei suoi 37 anni si è attivata per dare vita a una raccolta fondi a favore della ricerca sul tumore del pancreas. Le modalità per aderirvi sono reperibili sul portale “Insieme” della Fondazione Veronesi.