Covid, i ritardi nella prevenzione oncologica

Dicono che il postino suoni sempre due volte. Se è così, stavolta, però, fra il primo e il secondo squillo, devono esser passati otto mesi. È questo il tempo che in media impiega la lettera con quali le ATS cittadine di Regione Lombardia raggiungono i destinatari invitandoli «nuovamente» a aderire allo screening del tumore del colon-retto. È successo che lo stesso esame previsto nella primavera 2020 fosse saltato a causa del lockdown e dell’impraticabilità dei laboratori d’analisi che dovevano processare i campioni. Chi vi scrive ha appena ricevuto il secondo avviso, fine gennaio 2021. Con il primo, a maggio, s’era sentito dire dal farmacista di ritornare a settembre. A settembre, però, l’esame gli era passato di mente, complice il riaccendersi delle difficoltà a fare tutto causate dal covid e dall’imminente seconda ondata.

Lo screening del tumore del colon-retto è un test su scala nazionale che viene proposto alla popolazione maschile e femminile d’età compresa fra i 50 e i 74 anni. In Lombardia, dati alla mano, nell’ultimo decennio vi ha aderito una media annua del 60 e 70 % degli oltre 2,4 milioni degli aventi diritto. In condizioni di normalità il test è facile da eseguire e da processare. Il cittadino si reca in farmacia con la lettera della Regione, ritira il kit per la raccolta delle feci che esegue poi al proprio domicilio. Ci sono due mesi di tempo per ripresentarsi in farmacia con la provetta che il farmacista invia al laboratorio d’analisi. Tuttavia, una volta raccolto il campione di feci, lo si può conservare in frigorifero per non più di una settimana. La risposta al test è pronta in una trentina di giorni; entro un mese viene recapitata per posta se negativa, per telefono e prima in caso di positività. In caso di esito positivo, si entra in uno step successivo. «Lo screening del tumore colon rettale – si legge sul sito di Regione Lombardia – prevede ogni due anni la ricerca del sangue occulto fecale (sangue presente nelle feci e non visibile a occhio nudo). In caso di positività, viene eseguita una colonscopia di approfondimento».

Lo screening del colon retto è solo una delle attività di prevenzione oncologica che ha subito ritardi a causa della pandemia. Lo stesso è successo con lo screening del tumore della mammella e con quello della cervice uterina per le donne. Se gli interventi di chirurgia oncologica hanno risentito meno dei ritardi, essendo interventi indifferibili in quanto salvavita, sulla prevenzione legata ai controlli e agli esami di routine sì è segnato il passo. Secondo i dati pubblicati a novembre 2020 dall’Osservatorio nazionale di screening (ONS) vi sono stati 1,4 milioni di esami di screening in meno. Rallentamenti in buona parte dovuti alle difficoltà riscontrate nei laboratori d’analisi. Secondo quanto dichiarato da Paola Mantellini, direttrice di ONS, i laboratori che analizzano i campioni per la ricerca del sangue occulto nelle feci sono stati per lo più riconvertiti in laboratori Covid, in cui si processano i cosiddetti tamponi molecolari. Non solo, le norme di distanziamento all’interno degli stessi, a tutela del personale che vi opera, hanno prodotto di per sé un rallentamento nel numero dei campioni processabili quotidianamente.

Qual è l’effetto di questi ritardi? A detta degli autori di uno studio italiano, che ha messo insieme ricercatori delle Università di Bologna e di Parma, il ritardo di oltre otto mesi accumulato nello screening del colon-retto porterà a una mortalità per questo tipo di tumore del 12% in più negli anni a venire. I ritardi nella diagnosi provocano, a catena, ritardi nelle fasi cliniche successive: dall’intervento chirurgico alla messa a punto e all’aggiornamento della terapia farmacologica. Chemio e radioterapia vengono eseguite per tempo in quanto terapie non differibili, ma se è tutto il trattamento che subisce ritardi a monte, succede che questi farmaci insostituibili agiscano in un quadro clinico in cui la prognosi è già peggiorata a causa del tempo che si è perduto.

Sappiamo che in campo oncologico i controlli e gli esami preventivi da fare variano a seconda del sesso e della fascia d’età. Alcuni di questi come quello della ricerca del sangue occulto sono comuni a uomo e donna.

Per l’uomo, dai cinquanta in poi, è raccomandata l’autopalpazione del testicolo una volta al mese, una esplorazione rettale con palpazione della prostata una volta l’anno. Ogni 3 anni controllo dei nevi. Nel caso non vi sia stata partecipazione ai controlli di screening colon-rettale, che, come abbiamo visto, registra disaffezioni importanti, nell’ordine del 40% in tempi di normalità, è consigliato sottoporsi alla pancolonscopia rettale di base almeno una volta dopo i cinquant’anni d’età.

Per la donna, dopo i 50, autopalpazione del seno tutti i mesi, visita senologica e ginecologica una volta l’anno, ogni 2-3 anni Pap-Test e HPV-DNA Test, controllo dei nevi ogni 3 anni, visita cavo orale e laringe ogni 3 anni, soprattutto le fumatrici.