Lo sport della prevenzione

Si stima che troppo poca attività fisica sia priva di effetti positivi. Di contro, che troppa produca conseguenze addirittura negative, nel sen­so che gli effetti avversi superano quelli benefici. Una persona può dirsi attiva quanto ad attività fisica se fa movimento per almeno 30 minuti al giorno cinque volte la settimana. È quanto raccomandano le linee guida internazionali per la prevenzione delle malattie. Di recente l’OMS (Organizza­zione Mondiale della Sanità) ha fatta propria questa indicazione nell’ambito di un programma che si prefigge, per i prossimi anni, di ridurre del 10% il numero delle persone inattive che sono, pur­troppo, la maggioranza della popolazione, per lo meno in Italia. Un strategia di prevenzione valida anche per la prevenzione oncologica.

Il cancro è una malattia irreversibile dell’organismo a causa della quale le cellule malate si moltiplicano e vanno a intaccare il funzionamento di vari organi fino a bloccare la funzionalità basilare di almeno uno degli organi vitali, ovvero di cuore, polmone, fegato, intestino o cervello.

La mancanza di attività fisica è una condizione che pre­dispone all’insorgenza di alcuni tipi di cancro. In partico­lare, il tumore del colon-retto, il cancro al seno e all’endo­metrio (alla tonaca mucosa dell’utero) si sono dimostrati sensibili alla mancanza di un adeguato esercizio fisico, dimostrando di essere numericamente più diffusi fra le persone sedentarie.

In base a studi osservazionali s’è visto che, nelle persone con i più alti tassi di inattività fisica, il tumore del colon-retto alligna con un rischio del 40-50% più alto a para­gone di coloro che rientrano in almeno una categoria di attività fisica. A conti fatti, si stima che l’inattività fisica da sola sia responsabile di almeno il 13-14% di questo tipo di cancro.

L’attività fisica è posta in relazione anche a una mode­rata riduzione dell’incidenza del cancro al seno (-20%). Gli autori degli studi arrivati a questa conclusione fanno differenza fra età pre- e post- menopausa, ricordando che i migliori risultati per la prevenzione del tumore del seno derivanti dall’allenamento regolare sono riscontrabili nel­le donne in post-menopausa. Discorso analogo per il can­cro dell’endometrio. Le donne fisicamente attive vantano una riduzione del 30% per questo tipo di tumore rispetto alla controparte delle inattive.

Sembrerà un paradosso, ma le prime certezze scientifiche sull’u­tilità dell’esercizio fisico derivano da ricerche sui danni causati dall’inattività. Ancora oggi, dopo quasi cinquant’anni dalle prime ricerche pionieristiche, che datano ai primi anni Settanta, quan­do si introduce l’argomento dei benefici dello sport in medicina, uno dei primi dati a essere citato sono i danni enormi che la po­polazione soffre per la mancanza di un’attività motoria adegua­ta. Il perché è presto detto. Nonostante le conoscenze acquisite, l’impatto dell’attività fisica sul benessere della popolazione ha un saldo ancora negativo. In un articolo apparso qualche anno fa sul “British Journal of Sports Medicine” è scritto che «le eviden­ze supportano la conclusione secondo la quale l’inattività fisica è una delle più importanti cause di mancata salute pubblica del XXI secolo, con il rischio che diventi presto la più importante». Anche se è assodato che l’attività fisica sia una pratica vitale e poco costosa per combattere le malattie più pericolose che, nella mag­gior parte, si possono prevenire, le statistiche restano sconfortanti. A comportamenti non corretti – tra i quali primeggia la mancanza di eser­cizio fisico – sono attribuiti qualcosa come il 40% di tutte le morti nei Paesi occidentali. Inoltre, l’obesità, combinata con l’inattività fisica e il tabagismo, è responsabile delle morti pre­mature. Tutte e tre queste cause hanno una posizione preminente fra i fattori che per molto tempo sono stati considerati all’origine di ogni tipo di malattia. Con riferimento all’esercizio fisico, più di un ricercatore ci ricorda che l’attività fisica, pur non essendo una medicina, agisce come tale. Ragion per cui i professionisti della salute, medici inclusi, dovrebbero attivarsi di più nel prescrivere l’attività fisica per la cura e la prevenzione di molte malattie. I dati recenti suggeriscono che quasi due terzi dei pazienti sarebbero più interessati a fare attività fisica se solo fosse il medico a spronarli in questa impresa, sicché mai come oggi l’aumento dell’attività fisica dipende dagli stimoli che possono derivare dagli addetti della salute, medici e preparatori atletici in testa, nell’ipotesi che costoro modifichino l’approccio competitivo in auge con gli atleti e perseguano i benefici della salute validi per l’intera popolazione.