
A fine maggio si è celebrata “la giornata mondiale senza tabacco”, l’appuntamento internazionale contro il tabagismo che ha l’obiettivo di sensibilizzare il pubblico e aumentare la consapevolezza dell’impatto negativo del fumo, attivo e passivo, sulla salute di tutti e sull’ecosistema del pianeta.
Quest’anno il tema scelto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità è stato “Impegnati a smettere”. La pandemia di SARS-CoV-2 sta stimolando molti tabagisti a convincersi che è vitale riuscire a smettere di fumare. Lo scopo della campagna 2021 è aiutare a farlo, evidenziando le buone ragioni che avvalorano questa scelta e i benefici che ne derivano.
È così che realtà sanitarie di prim’ordine nel campo dell’oncologia, come l’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano (INT), hanno rinnovato la loro adesione a questo appuntamento, che, come già lo scorso anno, si è svolto grazie alla collaborazione con De Agostini Scuola. L’obiettivo era quello di condividere i contenuti di “Impegnarsi a smettere” con una vasta platea di studenti e insegnanti. Ed è così che è nato il panel trasmesso per la prima volta lunedì 31 maggio alle ore 11.00. S’è trattato di un incontro in forma di webinar pensato per i docenti, che hanno potuto invitare le loro classi a seguire l’evento (tuttora a disposizione sul canale YouTube di De Agostini Scuola).
Gli studenti che hanno preso parte alla “prima” hanno interagito con gli esperti coinvolti inviando domande tramite i lori insegnanti.
«Gli oncologi sono da sempre in prima linea nella lotta contro il fumo – ha ricordato Stefano Manfredi, Direttore Generale dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano – Promuovere interventi per la salute e l’informazione della cittadinanza sono tra i nostri principali obiettivi, a cominciare dalle generazioni più giovani. È da oltre 20 anni che partecipiamo attivamente alla “Giornata mondiale contro il fumo”, perché è importante che i ragazzi siano più consapevoli dei danni causati dal fumo alla loro salute, a quella di chi li circonda e anche all’ambiente. Nel 2020 proprio dal nostro Istituto abbiamo lanciato una campagna per realizzare un ospedale smoke-free con lo slogan “Il fumo uccide i nostri valori” come parte delle iniziative che ci impegniamo a sostenere per sensibilizzare sulle buone pratiche di prevenzione e dissuasione dal fumo. È fondamentale, infatti, che le persone conoscano oltre ai pericoli per la salute, l’impatto negativo del fumo sulla ricerca e sulla speranza di futuro».
Da ricordare che la pandemia di COVID-19 ha messo in evidenza quanto sia importante salvaguardare e rafforzare il nostro stato di salute, limitando sia il fumo attivo sia passivo; gli effetti nocivi di quest’ultimo sono emersi anche in termini di aumentata diffusione del virus e maggior gravità della malattia nei fumatori.
A partire dall’esperienza del lockdown della scorsa primavera, il Centro Antifumo dell’INT ha condotto un’indagine multicentrica per capire come le abitudini di quasi mille tra ex-fumatori e fumatori siano cambiate in questi ultimi mesi. Il quadro che ne è emerso è che i fattori stressanti legati alla pandemia (come l’esposizione continua a notizie ansiogene, l’isolamento forzato e la paura di perdere i propri cari) possono causare le ricadute nel fumo in un ex-fumatore su sette e far aumentare il consumo di sigarette in un fumatore su tre. Secondo il «Global Youth Tobacco Survey», inoltre, nella fascia d’età tra i 13 e 15 anni, ci sono più di 14 milioni di giovani che usano prodotti del tabacco.
Numeri preoccupanti, bilanciati dal fatto che la pandemia nei fumatori sotto i 50 anni ha anche promosso la cessazione del fumo in un soggetto su dieci e fatto complessivamente aumentare la voglia di smettere, trasformando questo difficile momento in un’occasione per liberarsi di uno dei più grandi nemici della salute.
Oltre l’impatto sulla salute, ad essere sotto i riflettori è anche l’impatto sull’ambiente: da qui l’accettazione delle recenti politiche urbane antifumo che stanno prendendo piede nel mondo e in Italia. Le città del futuro avranno più spazi pubblici verdi, e questo, unitamente a una cittadinanza attiva, desiderosa di rendere più salubri gli spazi comuni, dovrebbe cambiare il nostro modo di vivere le aree urbane.
Il fumo passivo fa male non solo in ambienti chiusi ma anche all’aperto, è stato dichiarato dalla IARC, l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro. «È un agente cancerogeno diretto per l’uomo – ha ribadito Roberto Boffi, responsabile della Pneumologia e del Centro Antifumo INT – Per questo motivo sono necessarie ulteriori restrizioni sul consumo di sigarette e di dispositivi elettronici con o senza tabacco, ad esempio nei dehors dei bar e ristoranti, nelle pertinenze degli ospedali e negli eventi sportivi o artistici all’aperto, al fine di tutelare la salute dei non fumatori e soprattutto dei soggetti più fragili».
Il fumo passivo è responsabile anche di una perdita di elasticità delle arterie, ricordano gli esperti. È l’arteria brachiale che fatica a vasodilatarsi a causa del fumo. In generale, la perdita di efficienza di questa importante arteria è correlata con condizioni di sofferenza cardiovascolare che includono sia i danni del miocardio sia l’arteriosclerosi.
Oltre ai contributi scientifici, nel webinar prendono la parola diversi testimonial del mondo dello sport, della musica e dello spettacolo. Dall’allenatore di calcio Antonio Conte al velocista Filippo Tortu, dall’attore e musicista Carlo Giammusso di Officine Buone al comico conduttore Andrea Agresti de Le Iene, viene lo stesso invito ai ragazzi a tenersi alla larga da questo “brutto” vizio, in grado di compromette la salute di tutti.