
Non tutte le obesità sono uguali se il riferimento è il cancro ai polmoni. Secondo dei ricercatori americani, che hanno seguito per mesi il decorso della malattia post-intervento chirurgico (di lobectomia) per cancro ai polmoni (NSCLC con stadio I e II) in oltre 500 obesi ricoverati nell’ospedale in cui lavorano, a preoccupare di più è il grasso addominale. Il grasso addominale nelle forme più evolute di tumore compare come convitato di pietra nel peggioramento della prognosi. Nel senso che è quasi sempre presente. Pertanto, a giudizio dei ricercatori statunitensi, classificare i pazienti in base al BMI per l’evoluzione dell’obesità a livello del cancro ai polmoni può non bastare. Questo perché il BMI (Body Mass Index) l’indice di massa corporea non dà conto della distribuzione nel corpo della massa grassa e neppure del rapporto di essa con quella magra. L’associazione fra obesità e tumori solidi è un fatto acclarato al punto che non avrebbe bisogno di molti distinguo per il tipo di massa grassa a dove questa sia predominante. Tumori del seno, del colon, dell’esofago sono sovente correlati a eccessi di BMI. Invece per il tumore del polmone, non è chiaro quanto il BMI incida realmente. Ebbene, grazie allo studio clinico portato a termine dai ricercatori del Roswell Comprehensive Cancer Center di Buffalo, New York, il primo negli Stati Uniti a concentrarsi specificamente nella ricerca sul cancro, sappiamo che a fare più danni è il grasso addominale. Il grasso addominale compare nelle prognosi peggiori, ragione per cui potrebbe essere molto utile classificarlo come fattore ad alto rischio per la prevenzione del tumore del polmone sia primaria che secondaria. Le scansioni eseguite con la TAC per rilevare il grasso addominale potrebbero essere utilizzate per identificare chiaramente gli individui con distribuzioni di tessuto adiposo viscerale o sottocutaneo nettamente predominanti.
Il grasso viscerale, anche chiamato intraddominale, è quello che, depositandosi nella cavità addominale, va a riempire tutti gli spazi disponibili fra gli organi che vi sono alloggiati. Questi accumuli, oltre a essere un problema, come abbiamo visto, per il cancro al polmone, e oltre a minare la salute cardiovascolare, costituiscono un importante fattore di rischio per lo sviluppo di diabete di tipo2, determinano l’insorgenza di complicanze nel metabolismo e spianano la strada alla formazione dell’aterosclerosi.
Tutte ragioni in più per tenerlo sotto controllo. «Il nostro studio fornisce la necessaria chiarezza sulla relazione tra adiposità e sopravvivenza del paziente con NSCLC, fornendo una solida giustificazione scientifica per il targeting degli effetti pro-tumorali dell’obesità, che includono effetti decisamente negativi sulla risposta immunitaria antitumorale», ha dichiarato il dott. Sai Yendamuri, che ha guidato lo studio americano.«I nostri risultati riaffermano anche l’utilità e la rilevanza dei modelli disponibili per studiare ulteriormente i meccanismi degli effetti dell’obesità nella promozione del cancro ai polmoni. È importante sottolineare che essi convalidano anche un approccio raffinato per lo studio dell’obesità in set di dati retrospettivi di pazienti con cancro», ha quindi aggiunto.
Ma come agisce il grasso viscerale? Il grasso viscerale è in grado di rilasciare sostanze ad azione infiammatoria come le citochine in misura maggiore alle cellule adipose dislocate negli altri distretti, per questo motivo è molto importante monitorarlo e tenere sempre sotto stretto controllo la circonferenza ombelicale, poiché, giova ripeterlo, è soprattutto il grasso addominale, più che il sovrappeso, il nemico per la salute oncologica, cardiovascolare ed epatica. È sempre meglio essere in sovrappeso e avere un buon fitness cardiorespiratorio che avere un girovita elevato.
Più il grasso si è accumulato negli strati profondi dell’addome, maggiore si è rivelato il rischio di insorgenza di nuovi fattori di rischio, indipendentemente dai fattori di rischio non modificabili, come l’età, il sesso, l’essere o meno in menopausa (e il seguire o meno una terapia ormonale sostitutiva) per le donne, e dai fattori modificabili, come l’attività fisica svolta, il vizio del fumo, il consumo di alcol. L’aumento dell’accumulo di adipe nell’addome, tra i visceri, ha implicato anche tutta una serie di conseguenze, quali un aumento dei valori pressori, dei livelli di trigliceridi circolanti, di glucosio e una diminuzione di colesterolo HDL, il cosiddetto colesterolo buono, considerato un indicatore molto attendibile del rischio cardio e cerebrovascolare.