
Citando una delle definizioni più classiche reperibili in rete, il tumore del testicolo è il carcinoma più frequente nei giovani adulti d’età compresa tra i 15 e i 35 anni. Resta tuttavia una malattia a diffusione limitata. In Italia, la sua incidenza è di circa 1600-1800 nuovi casi ogni anno. La prognosi è molto favorevole, tanto che la guarigione per i pazienti con tumore confinato al testicolo è attesa pressoché in tutti.
Tuttavia, uno studio tedesco-danese apparso sulla rivista «Nature» a marzo di quest’anno, in cui si analizzano i dati più recenti riguardanti gli effetti avversi tardivi dei trattamenti standard odierni per tumore del testicolo, sostiene, fra le altre cose, che «i sopravvissuti al tumore del testicolo potrebbero sperimentare disagio psicosociale, inclusi disturbi d’ansia, paura della recidiva del cancro e problemi specifici del tumore del testicolo, come la disfunzione sessuale».
Su disfunzione sessuale e infertilità abbiamo chiesto un approfondimento al professor Mario Mignini Renzini, direttore del Centro di Medicina della Riproduzione Biogenesi presso gli Istituti Clinici Zucchi di Monza, Gruppo San Donato, e professore presso la Scuola di Specializzazione in Ginecologia e Ostetricia dell’Università di Milano-Bicocca.
Di seguito domande e risposte.
Quando viene raccomandata la crioconservazione e perché in caso di tumore del testicolo?
«La crioconservazione del liquido seminale è una procedura che consente di mantenere gli spermatozoi in uno stato vitale, utilizzando temperature criogeniche (–196 °C), che viene impiegata nel caso di pazienti con patologie che, per differenti ragioni, potrebbero compromettere la normale fisiologia riproduttiva.
Nello specifico, la crioconservazione degli spermatozoi si applica nelle seguenti tipologie di pazienti:
- pazienti affetti da patologie che necessitano di terapie inducenti danni alla spermatogenesi (patologie neoplastiche, autoimmuni);
- pazienti affetti da patologie urologiche che richiedono di sottoporsi a interventi chirurgici in grado di alterare i meccanismi dell’eiaculazione;
- pazienti con un severo e progressivo peggioramento della qualità del seme;
- pazienti criptozoospermici (con numero limitato di spermatozoi);
- pazienti esposti a sostanze potenzialmente gonadotossiche.
In caso di tumore del testicolo, consigliamo la crioconservazione in quanto le terapie oncologiche – chemioterapia, radioterapia e terapie biologiche – prescritte per la cura di questa patologia possono compromettere la fertilità maschile».
Se si tratta di adolescenti affetti da criptorchidismo si procede lo stesso? Ho letto che l’intervento migliora di tanto la fertilità del paziente, tuttavia in via cautelativa si procede lo stesso con la crioconservazione?
«Il criptorchidismo – la mancata discesa di uno o di entrambi i testicoli nello scroto, alla nascita – può causare alterazione nel processo di formazione degli spermatozoi fino alla azoospermia secretoria. La raccomandazione attuale è quella di correggere il criptorchidismo più precocemente possibile, idealmente entro il primo anno di vita del soggetto, per evitare o limitare i danni alla spermioistogenesi.
D’altra parte, la formazione degli spermatozoi avviene in entrambi i testicoli e quindi, ad eccezione della presenza di un criptorchidismo bilaterale, non è certo un danno alla fertilità futura. Ogni caso di criptorchidismo deve essere quindi valutato nel contesto della anamnesi, della storia clinica personale e del quadro seminale del singolo soggetto, prima di decidere l’eventuale crioconservazione preventiva degli spermatozoi eiaculati, o magari prelevati direttamente dal testicolo mediante.
Per quanto concerne la medicina della riproduzione, oggi disponiamo di tecniche chirurgiche per il recupero degli spermatozoi come la TESE – che consiste nel prelevare piccolissimi frammenti di tessuto testicolare in uno o entrambi i testicoli – indicata in caso di azoospermia secretoria, come quella causata dal criptorchidismo. Gli spermatozoi eventualmente recuperati possono essere utilizzati per la crioconservazione o, nel caso in cui la ricerca di una gravidanza sia immediata, possono essere impiegati per la fecondazione con tecnica ICSI».
Infertilità e sessualità sono due ambiti distinti per questa patologia? Oppure mantenere una buona fertilità può essere d’aiuto anche per una buona sessualità?
«Non è detto che il criptorchidismo possa causare infertilità e avere un impatto sulla normale vita sessuale. Il legame tra sessualità e fertilità, quindi, può essere analizzato in questa sede in maniera più ampia, non correlata alla specifica patologia.
Per l’uomo, a livello psicologico e sociale, la fertilità è sinonimo di virilità e strettamente legata alla sua idea di “potenza”. La sessualità e la fertilità sono dunque due ambiti estremamente connessi, sia per quanto riguarda questa patologia, che più in generale per la salute sessuale dell’uomo. Purtroppo, vi è ancora un problema legato all’assenza di valutazione della fertilità maschile che dipende da differenti fattori, tra i quali è possibile citare una scarsa conoscenza della problematica nella popolazione maschile in età fertile, affiancata ad un fattore culturale. Ovvero una errata concezione di forza maschile che porta l’uomo a non accettare l’idea di una possibile infertilità o sterilità. Mentre le donne, fin in giovane età, con l’arrivo del ciclo mestruale, si rivolgono ai ginecologi e si sottopongono a controlli periodici, lo stesso non si può dire per l’uomo. L’esecuzione di uno spermiogramma (analisi del liquido seminale) ed una visita di controllo andrologica non rientrano ancora nella routine dei normali controlli».
