
Secondo un sondaggio proposto a più riprese durante questo anno e mezzo di pandemia, circa la metà degli oncologi intervistati ha evidenziato motivi di malcontento legati alla propria esperienza clinica, al punto che questa percentuale non trascurabile di professionisti non ha escluso di volersi guardare intorno alla ricerca di una nuova collocazione professionale meno stressante e più gratificante. Le conclusioni di questa ricerca sono state rese pubbliche durante le giornate dell’ESMO, il convegno annuale che la Società Europea di Medicina Oncologica organizza tutti gli anni, invitando per l’occasione esperti da tutto il mondo. A lamentarsi sono stati i medici che hanno visto aumentare il tempo di lavoro nei reparti di oncologia, a causa delle complicazioni e delle restrizioni imposte dal Covid-19, e diminuire il tempo libero da trascorrere in famiglia. A fianco del maggior impegno sul lavoro, sono diminuiti, in alcuni casi perfino scomparse, tutte le occasioni di viaggi professionali oltreconfine, al pari delle offerte di borse di studio per stage da completare all’estero, a causa delle limitazioni imposte dalla pandemia. A riprova che la comunità scientifica si alimenta di continuo attraverso queste collaborazioni internazionali basate sulla meritocrazia e su nuove scommesse cliniche e di laboratorio, al punto che senza di esse la scienza medica sembra destinata a un declino certo anche per mancanza di entusiasmo e di partecipazione da parte dei suoi membri più attivi.
Unica nota positiva in questo anno e mezzo molto difficile nei reparti di oncologia, a detta degli intervistati sono state le capacità di resilienza che, quasi per incanto, sono state trovate al fondo del cilindro e messe sul tavolo della pratica clinica. Come dire che i bisogni dei pazienti hanno abituato i medici a lavorare in emergenza, ricorrendo a risorse che, probabilmente, in tempi di normalità neppure avrebbero creduto di possedere. Sarebbe utile che queste nuove competenze messe a frutto durante l’emergenza venissero ora codificate e messe a disposizione a futura memoria, nel caso in cui i colleghi più giovani si trovassero un domani a dover gestire degli scenari in cui l’eccezione diventerà di nuovo la regola.