
Perché preoccuparsi proprio del melanoma, visto che solo il 4% dei tumori della pelle sono melanomi? La risposta è contenuta nelle nuove linee guida europee (ESMO 2021) redatte da tre ricercatori di lungo corso quanto a esperienza specifica nella diagnosi e nella cura dei tumori della pelle, fra i quali figura anche un italiano. Si tratta del professor Paolo Ascierto, direttore del dipartimento dei tumori della pelle presso la Fondazione “Pascale” di Napoli. Ebbene, la risposta a questa domanda è evidenziata in modo da risultare fra le informazioni più importanti. In effetti, sapere che il melanoma da solo, pur coprendo solo il 4% di tutti i tumori della pelle, ha un tasso di mortalità dell’80% è un dato che merita quantomeno il rilievo in grassetto e lo sfondo colorato. Altrettanto importante è sapere che la ricerca degli ultimi vent’anni, avendo ampliato la conoscenza delle caratteristiche immunologiche e genomiche del melanoma, ha promosso la messa a punto di nuove cure che, se comparate con la chemioterapia, hanno prolungato in modo significativo la sopravvivenza dei pazienti affetti di questo tumore cutaneo anche quando raggiunge la metastasi.
Un passo in avanti non meno significativo è stato fatto anche sul piano della prevenzione. Le campagne degli ultimi vent’anni, basate sugli inviti alla popolazione a non esporsi al sole senza crema protettiva e vestendo abiti chiari, ad evitare i raggi ultravioletti dei lettini abbronzanti, a indossare sempre degli occhiali da sole nelle ore più calde delle giornate estive e a farsi controllare periodicamente la pelle se si è di carnagione chiara, oppure se si ha una storia di tumore cutaneo nel proprio albero genealogico, le campagne di prevenzione degli ultimi vent’anni, dicevamo, hanno fatto il resto. Al punto che in paesi come l’Australia, in cui vi è la più alta incidenza di melanomi al mondo, l’incidenza del melanoma è in decrescita dal 2005, da quando, appunto, sono state avviate le prime campagne di prevenzione e diagnosi precoce. Ma se l’Australia, a causa della popolazione bianca ivi residente, occhi, pelle, capelli chiari e lentiggini sul viso, si sta preoccupando seriamente del problema, cosa avviene in Europa? Nel vecchio continente risiede una popolazione più varia da un punto di vista somatico e genetico. Prova ne è che il melanoma non attecchisce ovunque allo stesso modo. Si fanno più diagnosi di melanoma nei paesi del Nord, dove gli abitanti di Scandinavia, Gran Bretagna, Germania, Danimarca e Olanda hanno caratteristiche di popolazione in parte sovrapponibili a quelle dei bianchi australiani. In quelli del Sud, come Francia, Spagna e Italia, dove risiedono meno biondi, occhi azzurri e pelle chiara, se ne fanno meno. Ciò nonostante, in Italia, Paese in cui i dati aggiornati al 2017 dicono che vi sono circa 7300 nuovi casi ogni anno tra gli uomini e 6.700 tra le donne, l’incidenza è in continua crescita: è addirittura raddoppiata negli ultimi dieci anni. Il melanoma cutaneo è piuttosto raro nei bambini e colpisce soprattutto attorno ai 45-50 anni, anche se l’età media alla diagnosi si è abbassata negli ultimi decenni.
I melanomi cutanei originano sia su una cute integra sia da nevi preesistenti. Dal punto di vista clinico – leggiamo sul sito dell’AIRC – si distinguono 4 tipi di melanoma cutaneo: melanoma a diffusione superficiale (il più comune, rappresenta circa il 70 % di tutti i melanomi cutanei), lentigo maligna melanoma, melanoma lentigginoso acrale e melanoma nodulare (il più aggressivo, rappresenta circa il 10-15 % dei melanomi cutanei). A differenza dei primi tre tipi, che hanno inizialmente una crescita superficiale, il melanoma nodulare invade il tessuto in profondità sin dalle sue prime fasi.
Il segno principale del melanoma cutaneo è il cambiamento nell’aspetto di un neo o la comparsa di un nuovo neo. Le caratteristiche di un neo che possono indicare l’insorgenza di un melanoma sono riassunte nella sigla ABCDE: A come Asimmetria nella forma (un neo benigno è generalmente circolare o comunque tondeggiante, un melanoma è più irregolare); B come Bordi irregolari e indistinti; C come Colore variabile (ovvero con sfumature diverse all’interno del neo stesso); D come Dimensioni in aumento, sia in larghezza sia in spessore; E come Evoluzione del neo che, in un tempo piuttosto breve, mostra cambiamenti di aspetto.
Altri campanelli d’allarme che devono essere valutati da un medico sono un neo che sanguina, che prude o che è circondato da un nodulo o da un’area arrossata.