Nello sport vince la musica

Fare attività fisica è prendersi cura della propria salute anche da un punto di vista della prevenzione oncologica. L’attività fisica regolare aiuta a stare meglio. Lo scopo dichiarato delle iniziative sanitarie concepite per spingere la gente a fare più sport nell’ambito dei programmi varati dall’OMS è quello di ottenere un calo sensibile delle mortalità precoce dovuta alle malattie cardiovascolari, alle affezioni respiratorie croniche e ai tumori, e una netta inversione di tendenza dell’attuale crescita delle malattie del metabolismo come diabete e obesità.
Ma se il problema quando si corre, si pedala o si cammina è vincere la malavoglia e l’insofferenza per la ripetizione di gesti sempre uguali, non c’è niente di meglio che indossare le cuffiette e ascoltare della buona musica. Che la musica sia un toccasana per gli sport di resistenza è un fatto risaputo. Provate a immaginare una sessione di spinning senza il sottofondo di pezzi rock nei quali il tempo di battuta è stato volutamente accelerato per andare incontro alle esigenze di ritmo degli esercizi. Difficile ipotizzare un simile contesto, senza immaginare anche i corsisti che abbandonano sfiduciati le bike dopo appena un quarto d’ora di quel noioso allenamento. Già allenarsi indoor non è come farlo all’aria aperta, vuoi mettere se ti tolgono anche la musica? Un vero strazio. Un invito programmato alla defezione.
Si dà il caso che non esista nient’altro in grado di sollecitare così tante parti della mente umana come la musica. Un fatto, questo, assolutamente dimostrabile scientificamente, ricorrendo alle immagini del cervello ottenute con le moderne strumentazioni diagnostiche. Durante l’ascolto, l’esecuzione strumentistica e il canto di un brano musicale, non necessariamente una sinfonia di Beethoven, si attivano così tante aree cerebrali che, al confronto, quelle di un astrofisico alle prese con una lavagna di geroglifici matematici sembrano quisquilie. La musica stimola le aree corticali responsabili del movimento, del linguaggio, dell’attenzione, della memoria e delle emozioni. Proprio per questo motivo si ricorre alla musica in chiave terapeutica per aggiustare molti degli insulti cerebrali causati dalle malattie degenerative come l’Alzheimer, oppure da eventi neurologici come l’ictus o da danni di origine traumatica. Là dove la parola e la memoria cominciano a diventare deficitarie a causa della malattia, la musica si è dimostrata un valido strumento terapeutico. Infatti, la musicoterapia è una pratica tutt’altro che secondaria nei centri di riabilitazione all’avanguardia. La figura del musicoterapista è diventata altrettanto familiare di quella del logopedista. Se compito di quest’ultimo è reimpostare i sistemi neuronali che presiedono all’uso del linguaggio e della parola, il musicoterapista mira agli stessi risultati partendo dal dato, scientificamente assodato, che l’accompagnamento musicale, anche sotto forma di canto, facilita il ripristino dell’uso del linguaggio, delle capacità mnemoniche ed è in grado di migliorare le performance motorie. Basta dare una scorsa ai tanti casi clinici descritti dal celebre neurologo Oliver Sacks nel suo “Musicofilia” per rendersene conto. Nel libro di Sacks sono esposte molte vicende di pazienti che, a causa delle lesioni subite, hanno perduto molte delle facoltà cognitive e verbali, ma si racconta pure di pazienti per i quali la musica è diventata una sequenza insopportabile di suoni cacofonici (amusia) o che, viceversa, hanno trovato nella musica l’ultimo rifugio, rispetto a tutto il resto che invece è andato offuscandosi irreparabilmente, come se fosse stato avvolto da una spessa nebbia semantica.
Ma torniamo al binomio musica e attività fisica. Non solo la musica dà la spinta necessaria per allenarsi con più lena, ma può rendere più lunghe e competitive le prestazioni atletiche. Una ricerca apparsa di recente sull’«Journal of Physiology, Pathophysiology and Pharmacology» ha scoperto che ascoltare musica migliora la durata delle performance durante l’esercizio. Del resto, l’attività motoria l’hanno sempre tenuta in gran considerazione fin dai tempi dei padri fondatori della medicina. Fu Ippocrate (460-370 B.C.)  a prescrivere che l’uomo, per mantenersi in salute, deve solo mangiare secondo “regime” e fare esercizio fisico. Da allora, ne è passata di acqua sotto ai ponti, e quella cosa che si chiama tecnologia ci ha permesso di fare attività fisica ascoltando musica. In base a quello che si è detto, sembra da stolti non approfittare del suggerimento di Ippocrate ascoltando Mozart o chi per lui nelle cuffiette.