Ammalarsi di mesotelioma a scuola

A dicembre 2021 si è tornati a parlare dell’inadeguatezza delle scuole italiane. In realtà non si è mai smesso di farlo. L’emergenza scolastica imposta dal dilagare della quarta ondata della pandemia ha mantenuto il problema sempre all’ordine del giorno. È vero, ma a ridosso delle festività non si è parlato solo di aule troppo affollate, di mascherine, distanziamento e tamponi, bensì di amianto. Questo perché il giudice del lavoro del Tribunale di Bologna, con sentenza del 19 dicembre, ha condannato il ministero dell’Istruzione al risarcimento di quasi un milione di euro per la morte da mesotelioma della professoressa Olga Mariasofia D’Emilio. Alla docente nel 2002 era stato diagnosticato il mesotelioma pleurico per l’esposizione all’amianto. La contaminazione è avvenuta nei laboratori di chimica e fisica della scuola media Farini di Bologna. Nel febbraio 2017, dopo 15 anni di malattia, è deceduta. La professoressa aveva ottenuto dall’Inail il riconoscimento di malattia professionale e nel 2007 avviava la richiesta di risarcimento. «Il mio sogno è quello che le sofferenze di mia madre e della mia famiglia non si ripetano per altri insegnanti e impiegati nella scuola – ha dichiarato la figlia, aggiungendo – quello del mesotelioma è un flagello e dobbiamo vincere la nostra battaglia contro l’amianto; mi auguro che si giunga quanto prima alla bonifica di tutte le scuole e di tutti i siti contaminati». Coerentemente con la loro battaglia, gli orfani della professoressa si erano rivolti all’Osservatorio nazionale amianto (Ona) per la tutela dei loro diritti. Gli avvocati che li rappresentano hanno così ottenuto, oltre al risarcimento, la prima condanna del ministero dell’Istruzione per la presenza di amianto negli istituti scolastici. Secondo Ona, il 9% delle scuole italiane (53113 scuole, di cui 40749 statali e 12564 paritarie) sono contaminate. Nel 2021, risultava che ci fossero ancora il 4,3% degli edifici scolastici con presenza della fibra di amianto, vale a dire 2292 scuole frequentate da 356mila studenti e 50mila tra docenti e personale scolastico. Da bonificare non sono solo le onduline del tetto ma anche i pavimenti in linoleum e altri materiali edili (tra cui le vecchie piastrelle dei bagni, da rimuovere con estrema cura a causa delle colle usate per fissarle) che hanno utilizzato amianto fino al 1992, anno in cui questa sostanza è stata messa fuorilegge. L’amianto (o asbesto) è un minerale dalla struttura fibrosa, molto resistente al calore. Il mesotelioma è un tumore raro che colpisce più gli uomini delle donne. L’esposizione professionale è la causa maggiore. Viene riscontrato in molti dei lavoratori impiegati nella produzione e nella messa in opera dei materiali edili arricchiti con amianto, molti dei quali sono stati, appunto, operai uomini. Tuttavia, come la vicenda della professoressa insegna, c’è anche il problema dell’esposizione ambientale. Non solo, la malattia è comparsa in soggetti la cui esposizione ambientale è stata indiretta. È il caso dei familiari dei lavoratori, più precisamente delle mogli degli operai dei cementifici che lavavano le tute dei mariti, questo perché le fibre di amianto si depositavano sui vestiti da lavoro. Il rischio aumenta all’aumentare della durata dell’esposizione e della quantità di fibre respirate.
A seconda del distretto corporeo in cui la malattia fa la sua comparsa, si parla di mesotelioma pleurico (è il tipo più diffuso, colpisce cavità toracica), di mesotelioma peritoneale (si sviluppa nell’addome e incide per la quasi totalità dei restanti casi). Raro il mesotelioma pericardico, che colpisce il pericardio (la membrana che riveste il cuore). Per finire, il mesotelioma testicolare, una neoplasia ancora più rara, che colpisce i testicoli.
Altri fattori di rischio, quantunque meno frequenti, sono le radiazioni ionizzanti o l’esposizione al diossido di torio. Quest’ultimo, in passato, veniva utilizzato come mezzo di contrasto nelle radiografie. Esistono infine casi rari di predisposizione familiare causata da mutazioni genetiche.
Le fibre di amianto, sottilissime, si depositano nelle cellule quando vengono inalate.
Data l’alta “volatilità” di queste particelle, la rimozione dell’amianto è da affidare a tecnici specializzati in grado di controllare i materiali di fabbricazione per eliminare le parti da smaltire con cognizione di causa. È il motivo per cui la rimozione “fai da te” è sempre da evitare.

Nei polmoni, le particelle d’amianto provocano lasbestosi (una malattia che impedisce la corretta espansione dell’organo) e il tumore polmonare.
Mesotelioma, asbestosi e tumore del polmone da amianto hanno una latenza fra i 40 e i 50 anni. Per questa ragione, si presuppone che la conta dei casi sia destinata a crescere ancora negli anni venturi.