Malattie cardiache a rischio di cancro

È il cancro che è un brutto cliente per le malattie cardiovascolari (CV), oppure sono le malattie cardiovascolari che complicano il quadro clinico di chi è già ammalato di cancro? Stando a uno studio pubblicato a metà marzo sul «Journal of American College of Cardiology» è vera la prima ipotesi. Chi si ammala di cancro diventa più fragile e si espone a un rischio sensibilmente più alto di ammalarsi e morire per cause CV già nel primo anno della diagnosi, indipendentemente dalla sede del cancro.
Si sapeva per certo che i pazienti con cancro, al pari di quelli che il cancro l’hanno superato, corrono un rischio maggiore di insufficienza cardiaca, ma a riguardo del resto degli eventi cardiovascolari, non vi erano certezze. Si sapeva altresì che molte terapie antitumorali, come la chemioterapia e la radioterapia toracica, aumentano il rischio CV durante e dopo il trattamento, ma il rischio è relativo, legato all’impatto della terapia. Nulla di certo, invece, a riguardo del rischio CV a lungo termine tra i sopravvissuti.
Oggi, grazie a questo studio di popolazione, condotto dai ricercatori dell’Università di Alberta, Edmonton, Canada, sappiamo che il cancro aumenta significativamente il rischio delle malattie CV a più alto impatto in termini di incidenza e decessi, a eccezione dell’infarto del miocardio, la cui occorrenza resta identica fra i malati di cancro e il resto della popolazione. L’analisi ha incluso i dati di oltre 200 mila (224016) pazienti con diagnosi di cancro, pescando da un bacino d’utenza di 4,5 milioni di persone residenti ad Alberta, il tutto spalmandoli su un follow-up di quasi 12 anni. Tra l’aprile 2007 e il dicembre 2018 ad Alberta sono stati identificati 73360 decessi CV e 47481 eventi CV non fatali. Il che, tradotto in termini statistici, ha comportato un aumento del 33% di morbidità e mortalità CV in chi già aveva ricevuto una diagnosi di cancro. Più nello specifico, l’Ictus è aumentato del 44%, l’insufficienza cardiaca del 62% e l’embolia polmonare del 243% fra i pazienti oncologici rispetto alla controparte dei senza diagnosi. Solo l’infarto del miocardio ha fatto registrare gli stessi numeri fra le due categorie di pazienti, numeri entrambi alti, va da sé, giacché l’infarto del miocardio è tra le prime cause di morte per malattia a livello mondiale.
Un altro dato emerso dallo studio retrospettivo in questione è che l’entità del rischio varia leggermente in base allo stadio del cancro, al tempo dalla diagnosi e al tipo di cancro. Stando a quanto emerso, se una nuova diagnosi di cancro espone i pazienti a un rischio significativamente elevato di mortalità CV, insufficienza cardiaca, ictus o embolia polmonare, indipendentemente dalla sede del cancro, il rischio di eventi CV è più alto nei pazienti con problematiche oncologiche ai sistemi genitourinario, gastrointestinale, toracico, nervoso, e affetti da neoplasie ematologiche. Tutti questi pazienti hanno rappresentato più della metà della coorte dei malati di cancro e più del 70% del carico CV incidente. Infine, i pazienti con cancro avanzato sono risultati a rischio più alto di scarsi risultati CV, mentre quelli con malattia in stadio molto precoce hanno affrontato un rischio CV elevato.
In un editoriale che ha affiancato la pubblicazione di questo studio, dei medici giapponesi della Juntendo University di Tokyo hanno sostenuto che il lavoro prodotto dai ricercatori canadesi avrà presto delle importanti implicazioni cliniche a patto che vengano corretti alcuni dati: nulla sappiamo della terapia oncologica che i pazienti scrutinati hanno subito, e neppure di altri dati che potrebbero fare la differenza in merito alla variabilità delle malattie cardiovascolari, come l’etnia, il rapporto con il fumo e il peso dell’attività fisica nello stile di vite di questi soggetti. Una critica che i ricercatori canadesi hanno accolto di buon grado, ripromettendosi per il lavoro futuro di valutare di più e meglio come le terapie contro il cancro e altri fattori potenziali come gli inerenti allo stile di vita influenzino il rischio CV dei pazienti. «Tale lavoro porterebbe potenzialmente a una migliore previsione del rischio CV per i pazienti con cancro e ai sopravvissuti e a migliori strategie di prevenzione e trattamento», scrivono.