
Mi sembrava di ricordare che il cane che avevo da ragazzo fosse morto di vecchiaia. A distanzi di anni, riparlandone con mia sorella, ho scoperto che lei, ai tempi fresca di laurea in medicina, aveva accettato di sopprimerlo su consiglio del veterinario quando apparve chiaro che il tumore alla zampa, sulla coscia, cresciuto in un paio d’anni fino a raggiungere le dimensioni di una pallina da tennis, era inoperabile e stava dando disturbi gravi al nostro amico a quattro zampe e problemi sempre più ingestibili alla nostra famiglia. Fatte le debite proporzioni, mi azzarderei a dire che quel tumore cutaneo nell’uomo sarebbe assurto al volume di un pallone da calcio. Il paragone non ha senso? Può darsi. Tuttavia, non dobbiamo pensare che le malattie oncologiche degli animali non siano utili per fare luce su quelle dell’uomo. L’oncologia comparata è diventata uno strumento di analisi imprescindibile, alla base della nascita e alla diffusione dei Registri Tumori Animali (RTA) anche in Italia. Nel nostro Paese, a dire il vero, siamo rimasti un po’ indietro rispetto alla media europea. I registri tumori animali sono ancora rari. Esattamente come quelli umani, vengono creati su base regionale oppure provinciale o addirittura di area metropolitana. L’RTA dell’Umbria è l’unico su base regionale, c’è poi un Centro di Referenza Nazionale di Oncologia Comparata con sede presso l’Istituto Zooprofilattico della Valle d’Aosta, Liguria e Piemonte, ci spiega la dottoressa Carmen Maresca, epidemiologa dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale dell’Umbria e delle Marche “Togo Rosati”.
Dottoressa Maresca, quali sono le indicazioni più preziose per l’uomo desunte dall’oncologia animale?
«L’indicazione più importante, che è anche il fine ultimo di un registro tumori animale, è quello di individuare precocemente eventuali problematiche ambientali. Infatti, i cani hanno un’aspettativa di vita decisamente più breve dell’uomo ma ne condividono, sempre di più l’habitat; questo fa sì che, in caso di un inquinante ambientale, il cane funzioni da animale sentinella e con la sua patologia “avverta” l’uomo di un problema (grave) di salute. Il RTA, ma anche quello umano, hanno una funzione di sorveglianza, anzi sono veri e propri sistemi di sorveglianza; per funzionare, però, hanno bisogno di raccogliere tutti, o quasi, i casi di patologia tumorale, correttamente diagnosticati, in un dato territorio».
Leggo che il cancro al seno (nelle femmine) e alla cute (in entrambi i sessi) sono i tumori più frequenti nei cani, che i cani di razza si ammalano più facilmente dei meticci e che l’età in cui s’ammalano di più corrisponde dalla nostra mezz’età-vecchiaia (4-12 anni). Altre specificità dell’oncologia canina?
«Tante domande in una: il tumore alla mammella e alla cute sono i più diagnosticati nei cani e questo è un probabile bias; sono i più diagnosticati perché sono i più evidenti e quindi vi è richiesta di un intervento sanitario precoce da parte del proprietario. Altri tumori non sono così evidenti, ma potrebbero essere molto utili quali indicatori di contaminazione ambientale; o non sono diagnosticati o sono diagnosticati solo al momento dell’autopsia dell’animale. È un’informazione ormai scientificamente accertata che i cani anziani, così come le persone, hanno un maggiore rischio di ammalarsi di tumore in tarda età. Questo dato serve anche, nel caso del RTA, come indicatore della bontà dei dati raccolti. I cani di razza, e soprattutto alcune razze, sono più “delicati” e più soggetti ad ammalarsi di tumore. Nel RTA umbro non siamo riusciti a fare una valutazione di rischio per singola razza perché abbiamo razze poco rappresentate per riuscire ad elaborare i dati».
A dire il vero, non mi sembra secondario che gli animali vengano curati in quanto tali. A tacere delle motivazioni etiche, vi è anche il numero, non trascurabile, di famiglie che hanno un animale domestico a cui sono affezionati, nella maggioranza dei casi un cane o un gatto. Lei come la vede?
«I pet e i cani in particolare fanno strettamente parte del “mondo umano”; il fatto di possederne uno, e io sono una felice coabitante con essi da anni, è già di per sé una fonte di benessere provata da evidenze scientifiche. Vi sono poi i cani specializzati che utilizziamo per esempio nella pet therapy, quelli per la ricerca di esplosivi o sostanze stupefacenti. È un nostro dovere dare loro assistenza e cure mediche. Vanno trattati con rispetto senza antropizzarli e conoscendo anche il “lato oscuro” (esagero) che è quello di portatori di zoonosi (malattie che dall’animale si trasmettono all’uomo) o di aggressività».
Ho letto in un vostro report che il vostro sistema di validazione dei dati istologici prevede un controllo in doppio cieco. Immagino che significhi che la prima diagnosi, del veterinario, venga riformulata “in cieco” da organismi di controllo preposti. È così? Che margine d’errore si riscontrano di solito?
«Sono molto orgogliosa del nostro sistema di diagnosi perché annulla la possibilità di errore. Oltre una decina di anatomopatologi presenti nei due maggiori laboratori di diagnosi, in Umbria, con sede presso l’Università e l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale dell’Umbria e delle Marche, sono stati arruolati per la diagnosi. Il veterinario libero professionista è libero di inviare il campioni per la diagnosi al laboratorio che preferisce. Il campione viene analizzato dal primo “lettore” (leggasi anatomopatologo) e la diagnosi viene immessa in forma anonima nel sistema informativo del RTA della Regione Umbria, secondo i codici previsti dalla Classificazione Internazionale delle Malattie Oncologiche (ICD-O) dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Il materiale da analizzare arriva, in forma anonima, al secondo “lettore” che lo legge e inserisce nel sistema la sua diagnosi. Se le due diagnosi coincidono, il referto viene inviato direttamente nel computer del veterinario libero professionista che ha richiesto la diagnosi; in caso contrario il sistema genera un’allerta che porta i “lettori” a riguardare la diagnosi. In caso di non accordo, è previsto un consulto di tutti gli anatomopatologi per definire una diagnosi concordata. L’anatomopatologo ha la possibilità di inserire nel referto una descrizione molto dettagliata della lesione tumorale.
È un sistema di sorveglianza e come tutti i sistemi di sorveglianza è costoso ma necessario; il fatto che non riveli una fonte di inquinamento ambientale, come può succedere a quello umano, dipende principalmente da due fattori: o il sistema non raccoglie tutti i dati del territorio, o non li raccoglie bene, oppure li raccoglie bene e tutti, ma al momento, in quel territorio, non ci sono problemi; è però fondamentale che sistemi simili siano attivati e/o mantenuti».