
Secondo uno studio condotto nel nostro Paese, le italiane operate di cancro al seno che credono di aver bisogno dei consigli di un sessuologo sono una minoranza rispetto a coloro che l’aiuto lo accetterebbero purché provenga da uno psiconcologo. Niente sessuologo, insomma. In gioco c’è l’immagine della femminilità e sensualità da recuperare, spazzata via dal trauma della mastectomia, per la qual cosa le intervistate giudicano quasi all’unanimità (97,1 %) che l’aiuto dello psicologo esperto di oncologia sia sufficiente, mentre solo un terzo di esse (27,3%) è disposta a valutare l’ipotesi del sessuologo. Stiamo comunque parlando di piccoli numeri. Infatti, lo studio ha coinvolto soltanto 141 pazienti, tutte operate di tumore della mammella presso la Breast Unit dell’Ospedale S. Maria Goretti di Latina.
Alle partecipanti è stato sottoposto un questionario con domande che indagavano il prima e dopo dei trattamenti oncologici rispetto all’immagine che avevano di sé stesse e come giudicavano la loro attività sessuale e il tipo soddisfazione sotto le lenzuola. Infine, la domanda che ha fatto drizzare le antenne ai ricercatori, quella sulla preferenza accordata allo psiconcologo a scapito del sessuologo per recuperare energie e risorse che le aiutino a tornare a essere donne e partner al meglio delle loro possibilità. I ricercatori, infatti, non si accontentano dei risultati ottenuti. Hanno già dichiarato che stanno lavorando a un nuovo studio con il quale vogliono indagare più a fondo il perché di questa scelta. A loro avviso, negligere il sessuologo potrebbe affacciare un problema culturale, a causa del quale la donna tenderebbe a dissimulare il proprio bisogno di sessualità. Se questa analisi è corretta, non è detto che la motivazione che spinge le donne a mettere in soffitta la sessualità, quanto meno a parole, sia soltanto una scusa dettata dalla paura e dal bisogno di quieto vivere. Infatti, non è detto che l’annullarsi nella ricerca del piacere sia una conseguenza indiretta del trauma della mutilazione. Il seno è una zona erogena, saperlo affetto da un cancro che ne ha modificato l’aspetto e la funzione deve essere tutt’altro che stimolante. Inoltre, è verosimile che le donne tendano ad annullarsi sessualmente a causa della malattia vissuta come senso di colpa. Viene da chiedersi se il sessuologo è la figura giusta per affiancarle alla scoperta di agnizioni tipo queste. Da definire preliminarmente, ci sarebbe la percezione che le donne hanno del ruolo del sessuologo come professionista. A scorrere qualche sito, si scopre che molti sessuologi sono anche psicologi. Le donne lo sanno? Oppure sono convinte che dal sessuologo si vada soltanto per trovare soluzioni pratiche alle manchevolezze riscontrate nei rapporti sessuali di coppia? Una volta chiarito che forse le figure professionali sono per molti versi sovrapponibili, accordare la propria preferenza all’uno o all’altro professionista può essere una scelta che non deve più preoccupare. D’accordo con le conclusioni degli autori dello studio, quello che conta è che la donna ricerchi questo tipo di contatto, anche perché le Breast Unit che offrono di default i servizi di counselling in Italia sono veramente poche. Sono gli autori dello studio a ricordarcelo. Tanto più che i medici che curano in base alle evidenze, per quanto bravi nel loro lavoro, a parlare di sessualità sono del tutto impreparati, così come ad affrontare i problemi genitali diversi da quelli organici. «È consigliabile incoraggiare la comunicazione nel campo della sessualità dato che è un argomento frequentemente trascurato, anche e soprattutto per via delle barriere culturali. Molto spesso in realtà i dottori si sentono impreparati e imbarazzati ad affrontare l’argomento della sessualità con i pazienti. D’altro canto, i pazienti faticano a chiedere aiuto in questo campo. Collaborare insieme nella giusta direzione è il primo passo per un cambiamento e una buona comunicazione», scrivono gli autori in un paragrafo del loro articolo.
Tornando a quest’ultimo, per quanto riguarda la sessualità, il 71,2% delle pazienti ha dichiarato che si sentiva pienamente soddisfatto della propria vita sessuale prima del tumore, il 23,7% che lo era parzialmente e il 5,0% che soddisfatto non lo era affatto. Dopo la scoperta della malattia, l’intervento chirurgico e le cure, soltanto il 20,1% delle pazienti ha dichiarato di aver una vita sessuale ancora appagante, mentre il 55,4% riferiva che le cose sono cambiate in peggio e il 18,8% che sono diventate una tragedia. Date queste percentuali preoccupanti, viene da concludere, psiconcologo o sessuologo, purché se ne parli e non si metta la testa sotto la sabbia. Il tumore del seno lascia ferite che non si guariscono soltanto con la chirurgia estetica.