
Mangiare cibi gluten-free non serve a prevenire il cancro dell’apparato digerente a meno di non essere celiaci, ossia intolleranti al glutine. Nel qual caso una dieta priva di glutine si rende indispensabile non solo per la prevenzione della suddetta patologia oncologica, ma anche per ridurre, nei casi migliori azzerandoli, i problemi connessi con la proliferazione dello stress ossidativo. Lo stress ossidativo è responsabile delle infiammazioni del tratto gastrointestinale e degli organi accessori, dalle quali, a lungo andare, si sviluppa il tumore.
È quanto si evince da uno studio statunitense diventato di dominio pubblico a settembre di quest’anno, in seguito alla pubblicazione su «Clinical Gastroenterology and Hepatology», una rivista medica mensile peer-reviewed pubblicata da un editore specializzato (Elsevier) per conto dell’American Gastroenterological Association.
Gli autori hanno revisionato tre importanti studi che mettevano in relazione la dieta dei soggetti arruolati – degli adulti americani di genere, etnia ed età dei più vari – con lo sviluppo di infiammazioni nel tratto intestinale e negli organi accessori, notando che mentre i celiaci non osservanti della dieta gluten-free erano soggetti a disturbi infiammatori e a tumori del tratto differente, i non celiaci, al pari dei celiaci osservanti, risultavano protetti contro questo tipo di patologie.
Ma come calcolare la presenza di glutine nel cibo? «Abbiamo stimato l’assunzione di glutine identificando gli alimenti che lo contengono, fra i quali i cibi a base di grano, segale, orzo, cereali, couscous e birra – riferiscono gli autori – e poi quantificando gli ingredienti in base alle informazioni desunte dalle etichette che si trovano sulle confezioni dei prodotti e dalle ricette ricavate nei libri di cucina per i cibi preparati».
Tra i pazienti celiaci, il glutine alimentare può danneggiare la mucosa intestinale ed è potenzialmente associato ad un aumentato rischio di alcuni tipi di tumori del sistema digestivo – chiosano gli autori nel loro studio, per concludere che – nella popolazione in generale questo fattore di rischio per i tumori del sistema digerente non si evidenzia.
Lo studio ha permesso di inferire che il consumo di prodotti gluten-free non ha alcun senso nella popolazione in generale, se non quello di soddisfare i richiami del marketing. È innegabile che il battage pubblicitario degli ultimi anni negli USA abbia puntato parecchio sul consumo generalizzato degli alimenti gluten-free, chiosano ancora gli autori della ricerca nella discussione del loro studio. Forse, grazie al loro lavoro, l’offerta degli alimenti senza glutine potrebbe registrare una contrazione, a patto che la domanda, ossia i consumatori, si riducano di numero per effetto dei risultati di cui stiamo parlando.
Risultati simili a quelli della scarsa affermazione dei tumori dell’apparato gastrointestinale nei consumatori non celiaci di prodotti gluten-free sono emersi nell’analisi delle singole tipologie di tumore, come cancro al cavo orale e orofaringeo, all’esofago, allo stomaco, all’intestino tenue, al colon-retto, al pancreas, alla cistifellea e al fegato. Una ragione in più per prenderli sul serio? Certamente. Tuttavia, come spiegano gli autori, questa assenza di associazione è indipendente dalle fonti alimentari primarie a base di glutine, che siano cereali raffinati (come pane o riso bianco) o cerali integrali. Piuttosto, è in relazione ai diversi fattori di rischio analizzati, tra cui l’età, l’indice di massa corporea e l’abitudine al fumo. Il che equivale a dire che non tutto, nel bene e nel male, è riconducibile al glutine negli alimenti, ma bisogna valutare anche gli altri fattori concomitanti. Una conclusione che ci ricorda che il tumore, nell’80% dei casi, si sviluppa per effetto di causalità multifattoriali. Nel senso che a provocarlo concorrono più fattori, dai genetici a quelli connessi con lo stile di vita. Ad esempio, lo IARC (International Agency for Research on Cancer) classifica le sostanze cancerogene in ordine alla loro pericolosità, l’EFSA (European Food Safety Autority) analizza ciò che riscontra nei cibi, sostanze cancerogene comprese, stabilendo che cosa è innocuo e che cosa non lo è per la salute in base al consumo. Per restare in tema, si può ricordare che la pasta è il tipico alimento ricco di glutine. Ma non solo, per la pasta ormai sono anni che si parla anche del pericolo glifosato. Il glifosato è il re dei diserbanti. È il più utilizzato nelle grandi coltivazioni industriali dalle quali si ricava la maggior parte degli alimenti in vendita nei supermercati. Per lo IARC, dal 2015 il glifosato è sostanza potenzialmente cancerogena, mentre per l’EFSA lo è diventato solo a certe dosi, che di regola sono ben lontane dalle dosi riscontrabili nei prodotti lavorati. Di questi prodotti, il più comune, come dicevamo, è la pasta.