
Una rondine non fa primavera, ma se a librarsi alta nel cielo è qualcosa che ha avvistato il ministro della salute in persona, è legittimo pensare che di quello si tratti, ovvero che l’onorevole Oreste Schillaci si stia seriamente impegnando a dire che una nuova stagione è alle porte, se appunto, come in questo caso, l’avvistamento riguarda un tema di sua competenza. Ne parliamo perché l’argomento è importante e a noi caro. Riguarda la rimborsabilità dei costi che le persone sostengono per fare attività fisica. In occasione della giornata mondiale dell’Obesità, che si tiene in tutto il mondo il 4 di marzo, il ministro Schillaci ha dichiarato pubblicamente che il suo dicastero si sta impegnando alla definizione di un programma di promozione dell’attività fisica. In concreto, laddove vi sia il medico che prescrive, la prestazione potrebbe essere equiparata a una LEA per renderla “esigibile”. Per chi noi ha confidenza con il “burocratese”, ciò significa che le sedute in palestra o piscina, possono essere derubricate tra i Livelli essenziali di assistenza (LEA), ovvero tra le prestazioni che il Servizio sanitario nazionale (SSN) è tenuto a fornire a tutti i cittadini, gratuitamente o dietro pagamento di una quota di partecipazione (ticket), attingendo dalle risorse pubbliche.
Da chiarire se l’esigibilità sarà solo per le persone già affette da malattie croniche non trasmissibili quale l’obesità e il diabete, per la riabilitazione in seguito a intervento chirurgico, cure oncologiche ecc., per le quali l’attività fisica ha una funzione equiparabile a quella di una medicina, o anche le persone sane che vogliono fare attività fisica perché, d’accordo con le linee guida internazionali in fatto di prevenzione, l’attività fisica è imprescindibile anche per i soggetti sani, per continuare a mantenersi tali, in salute, le ossa forti e i muscoli tonici.
«Il Ministero della Salute – ha precisato Schillaci – è impegnato in strategie nazionali, con un ruolo attivo delle Regioni, in coerenza con gli obiettivi del Programma «Guadagnare salute» e del Piano Nazionale della Prevenzione 2020-2025. Il Piano prevede la promozione di corretti stili di vita nella popolazione e nei soggetti a rischio quale strategia per ridurre il carico prevenibile ed evitabile di morbosità, mortalità e disabilità delle malattie croniche non trasmissibili, e identifica il contrasto all’obesità e sovrappeso, la riduzione dell’inattività fisica e della sedentarietà, l’aumento del consumo di frutta e verdura, la riduzione del consumo eccessivo di sale e la promozione dell’utilizzo del sale iodato come “Linee strategiche di intervento” che tutte le Regioni devono perseguire. Strategie in cui è importante anche il supporto dei medici di famiglia e dei pediatri per contribuire a promuovere l’adozione di stili di vita sani da parte di bambini, adulti e anziani. Anche l’alfabetizzazione sanitaria dev’essere intesa come un’importante dimensione educativa nelle scuole e il suo rafforzamento contribuisce alla promozione generale della salute».