Quando il poco è meglio di niente

Secondo un articolo apparso su «JAMA network» che prende in considerazione diverse metanalisi sull’importanza dell’attività fisica per abbassare il rischio di mortalità per tutte le cause e migliorare le condizioni cardiovascolari e la prevenzione oncologica per la popolazione che fa attività sportiva, sembra che anche un minuto di attività sia dirimente per gli obbiettivi di cui sopra. Non solo il rispetto delle linee guida che raccomandano di fare dai 150 ai 300 minuti settimana di attività aerobica moderata alternandola, a scelta, a sessioni di attività più vigorosa, ma anche il poco conta.

Un concetto relativista che, evidentemente, tiene conto delle condizioni di partenza del praticante. Non tutti hanno l’atletica leggera nel sangue. Ci sono persone che, vuoi per stile di vita, vuoi per malattia, vuoi per raggiunti limiti di età, fanno più fatica di altri a entrare nella mentalità dello sportivo. Il paragone, per loro, in termini di benefici fisici, è con la controparte nullafacente sportivamente parlando, che negli Stati Uniti rappresenta il 76% dell’intera popolazione. Che i benefici per la salute possano essere ottenuti a livelli di attività inferiori agli standard delle linee guida è particolarmente importante per gli anziani e gli adulti con patologie croniche o disabilità. Imperativo categorico per tutti, allora, è evitare l’inattività.

Diversi studi hanno dimostrato che piccoli aumenti dell’attività fisica tra le persone fisicamente inattive rappresentano un toccasana per la salute. Ad esempio, una metanalisi di 6 studi (661˙137 partecipanti) ha osservato che i partecipanti che raggiungevano meno dell’equivalente di ristoro metabolico di quello raccomandato dalle linee guida, avevano un rischio di mortalità inferiore del 20% rispetto a coloro che non avevano intrapreso alcuna attività fisica. Un’altra metanalisi di 8 studi (36˙383 partecipanti) che ha utilizzato misurazioni dell’attività fisica basate su dispositivi indossabili ha dimostrato una riduzione del rischio di mortalità per tutte le cause di circa il 60% tra coloro che hanno svolto da 20 a 30 minuti di attività giornaliera da moderata a vigorosa. Più recentemente, c’è chi ha analizzato i dati di 94 coorti con oltre 30 milioni di partecipanti e ha riferito che 75 minuti a settimana di attività a intensità moderata (circa 11 minuti al giorno) erano associati a un rischio significativamente inferiore di mortalità, malattie cardiovascolari e tumori. Inoltre, sulla base delle misurazioni dell’accelerometro da polso indossato da circa 72 mila adulti di cui vi è traccia nella biobanca del Regno Unito, solo 15-20 minuti alla settimana di attività fisica ad alta intensità sono stati associati a un rischio di mortalità inferiore dal 16% al 40%. Contapassi e altri dispositivi indossabili consentono alle persone di monitorarsi in proprio. Una recente metanalisi di 15 studi (47˙471 partecipanti) ha dimostrato che una mortalità significativamente più bassa è data se la conta dei passi registra fino a 8˙000-10˙000 passi al giorno negli adulti più giovani (<60 anni) e da 6˙000 a 8˙000 passi al giorno in quelli più anziani (≥60 anni). Un altro mito da sfatare è quello del poco ma tutti i giorni. Sarebbero emerse alcune prove che il modello di “guerriero del fine settimana”, in cui grandi quantità di attività fisica vengono accumulate in 1 o 2 sessioni a settimana anziché essere distribuite uniformemente durante i sette giorni, può avere benefici per la salute. Chi ha condotto un’analisi aggregata di 11 coorti di intervistati presso l’Health Survey for England and Scottish Health Survey, ha riportato riduzioni del rischio per tutte le cause, malattie cardiovascolari e mortalità per cancro tra le persone che hanno accumulato 150 minuti o più di attività fisica di intensità moderata o 75 minuti o più di attività fisica di intensità vigorosa in 1 o 2 sessioni a settimana rispetto a 3 sessioni o più a settimana. Dal che si inferisce che non siamo tutti uguali. Alcuni fisici carburano più lentamente. Per loro il poco tutti i giorni è molto meglio delle sfacchinate improvvise e condensate. Altri, all’opposto, forse dotati di performance fisiche di tipo più esplosivo, hanno bisogno di un paio di momenti di vero sfogo la settimana per raggiungere il top nella prestazione e trarne il meglio in termini di risposta per la salute. Sta di fatto che ancora da una metanalisi condotta nel Regno Unito, è emerso che, sempre rispetto alla “pecora nera” degli adulti inattivi, quelli con entrambi i modelli di accumulo di attività fisica hanno mostrato un rischio simile e significativamente ridotto di tutti gli esiti di malattie cardiovascolari. Questi risultati evidenziano la flessibilità con cui l’attività fisica può essere accumulata per ottenere benefici per la salute, il che dovrebbe migliorare ulteriormente le opportunità di coinvolgimento per ampie fasce della popolazione.