Tumore al seno, i casi attribuibili all’alcol

Qual è l’incidenza dell’alcol nel tumore del seno, il tumore maligno più frequente nelle donne nel mondo, solidamente al primo posto anche nel ranking italiano, con 53.000 nuovi casi per anno e 12.772 decessi riferibili solo al 2019? La fonte di questi numeri è il nuovo volume dei “Numeri del Cancro 2023”, che ogni anno l’Associazione Italiana del Registro Tumori (AIRTUM) e quella dei Medici oncologi (AIOM) danno alle stampe. In un saggio ivi contenuto (pp. 203-8) si cerca di rispondere alla domanda.

Ancora e sempre alcol? Sì, certamente. Se a parere dell’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC), le evidenze scientifiche dimostrano con certezza il ruolo causale del consumo di bevande alcoliche nell’insorgenza di diversi tipi di tumori maligni (il tumore delle labbra e della cavità orale, dell’esofago, del colon-retto, della mammella, della laringe e della faringe), per l’opinione pubblica il rischio continua a essere sottostimato. È come se le prove a supporto del ruolo causale del consumo alcolico nell’oncogenesi (inclusa quella del tumore della mammella) per quanto forti da un punto di vista scientifico, nella coscienza collettiva sembrino destinate a passare in cavalleria. Perché le cose cambino serve un nuovo atteggiamento a livello politico, grazie al quale, per esempio, non si possa più fare la pubblicità al consumo di alcolici, specie con i giovani come protagonisti, e che anteponga agli interessi di filiera dei produttori di vino, birra e liquori (interessi che in Italia sono cospicui, fra consumo interno ed export) quelli di salute pubblica, predicando un bere ridotto e moderato, quando non evitato del tutto per le categorie più a rischio, come appunto le donne ben prima che entrino in menopausa.

Il tumore della mammella è una neoplasia frequente e interessa sempre più spesso donne giovani. Accanto all’attività di prevenzione, che grazie agli screening oncologici ha permesso di diagnosticare precocemente la malattia e allungare la sopravvivenza, la disponibilità di nuovi farmaci ha ridotto la mortalità. Allo stesso modo è importante lavorare anche sulla prevenzione primaria per ridurre l’incidenza della patologia.

«Obiettivo di questo lavoro è stimare nelle donne italiane la frazione attribuibile al consumo di bevande alcoliche di casi incidenti e di decessi per tumore della mammella – si legge nella premessa –  A tal fine, sono stati utilizzati i dati di incidenza del tumore della mammella registrati in Italia nel periodo 2015-2019 e i dati di mortalità ISTAT 2015-2019». Per il consumo di alcol, sono stati analizzati i dati ISTAT del periodo 2005-2009 relativi al consumo moderato o elevato di alcol. 1-2 bicchieri di bevande alcoliche al giorno equivale a un consumo moderato (11-20g/die), oltre questa soglia, a un consumo elevato (>20g/die). In base ai dati del consumo di bevande alcoliche del decennio precedente (2005-2009), la percentuale di donne italiane esposte a consumo moderato di bevande alcoliche risultava in media del 16,0%, variando dal 17,8% nel 2015 al 14,7% nel 2019. Nello stesso periodo, la proporzione di donne esposte a consumo alcolico elevato risultava, in media, del 9,8% (dal 10,8% nel 2015 al 9,0% nel 2019). Il 2,0% (1.269) dei 63.428 decessi per tumore della mammella in Italia dal 2015 al 2019 è «risultato attribuibile a consumo moderato di bevande alcoliche (con una variazione che va da 1,0% a 2,3%), mentre il 2,6% (1.649 morti) è attribuibile a un consumo elevato (variazione da 2,4% a 2,8%)». In totale, quindi, nel quinquennio 2015-2019 sono 2.918 (il 4,6%) i decessi per tumore della mammella attribuibili al consumo di bevande alcoliche. Il che porta a concludere che «11.854 delle nuove diagnosi di tumore della mammella effettuate nel quinquennio 2015-2019 sono attribuibili al consumo di bevande alcoliche».

Un limite di questo studio è che mancano dati di esposizione diversificati per fasce d’età. Tuttavia, lo studio ha permesso di calcolare la frazione attribuibile di popolazione totale e di valutare l’andamento negli anni, facendo distinzione fra consumo moderato e consumo elevato. In conclusione, questi dati possono aiutare gli stakeholders nell’implementazione di programmi di prevenzione mirati a ridurre non solo il consumo alcolico elevato ma anche quello moderato, comunicando più efficacemente i rischi legati al consumo alcolico nella sua totalità. «Anche le Associazioni dei pazienti potrebbero trarre beneficio dall’avere la disponibilità di stime sul numero di decessi e numero di nuovi casi di tumore della mammella che si potrebbe evitare o ridurre applicando una buona condotta negli stili di vita».