I numeri del cancro

Alla fine di quest’anno, a ridosso delle imminenti festività natalizie, c’è un nuovo libro fresco di stampa. Non sarà una strenna da mettere sotto l’albero, ma vale la pena parlarne in questa sede. Chi poi fosse interessato ad approfondire, può scaricare la versione integrale del libro sul sito di AIOM, l’Associazione Italiana di Oncologia Medica che ne ha curato e patrocinato la realizzazione insieme ad altre istituzioni. Il riferimento è a “I Numeri del Cancro in Italia 2023”, un regesto esaustivo e aggiornato sull’andamento della malattia oncologica In Italia. Il primo dei dati che salta agli occhi leggendo questo volume che supera le 250 pagine, è che di cancro in Italia ci si ammala di più ma si muore di meno. Erano 376.600 i nuovi casi stimati per il 2020 in Italia sulla base dei dati raccolti dai Registri Tumori italiani e pubblicati su “I numeri del cancro in Italia 2020”. Nel 2023, sono stimate 395.000 nuove diagnosi. In 3 anni l’incremento è stato di oltre 18mila casi. Di contro, il numero assoluto dei decessi oncologici offre una comprensione immediata dei cambiamenti avvenuti nel corso di qualche decennio. Sono stimate 268.471 morti per tumore evitate in Italia nel periodo 2007-2019 rispetto al numero atteso nel 2003-2006. Come s’è reso possibile questo scenario? Il cancro è sempre più una malattia curabile e molti pazienti la superano e tornano a una vita normale. Vi sono, però, aree in cui i passi avanti sono ancora limitati, per esempio nei tumori causati dal fumo di sigaretta nelle donne e nel cancro del pancreas: quest’ultimo non ha registrato miglioramenti nello screening, nella diagnosi e nelle terapie, ragion per cui merita ancora particolari attenzioni.

Nonostante gli straordinari successi della ricerca grazie a trattamenti sempre più mirati ed efficaci, i tumori restano una delle prime cause di morte a causa del progressivo invecchiamento della popolazione. Gli stili di vita corretti rappresentano un’arma potentissima contro la deriva oncologica, non solo senile. Il 40% dei casi potrebbe essere evitato eliminando o modificando i fattori di rischio come fumo, obesità, alcol e inattività fisica. Serve dunque un approccio trasversale. Da un lato la prevenzione attraverso gli stili di vita corretti, dall’altro la diagnosi precoce e l’adesione ai programmi di screening.

Nel biennio 2021-2022, in Italia, il 24% dei 18-69enni è fumatore. Il 30% della popolazione è completamente sedentario e all’inattività fisica in genere si accompagnano sovrappeso e obesità, altri importanti fattori di rischio oncologico.

Scopriamo che 4 adulti su 10 sono in eccesso ponderale, in particolare il 33% è in sovrappeso e il 10% è obeso. Il consumo di alcol, che incide non poco sull’aumento ponderale, si caratterizza per essere più frequente fra le classi sociali più abbienti, senza difficoltà economiche o con livelli di istruzione elevati. Di contro, l’abitudine al fumo è più frequente fra gli uomini rispetto alle donne, fra i più giovani, fra i residenti nel Centro-Sud e risulta fortemente associata allo svantaggio sociale.

Per la diagnosi precoce come prevenzione, il suggerimento è che, oltre ai programmi già esistenti, ovvero gli screening oncologici per il tumore della mammella, del colon-retto e della cervice uterina, bisognerebbe introdurne di nuovi, in particolare quelli per il polmone, la prostata e, in contesti ad elevata incidenza, per lo stomaco. Nel caso dei 3 screening consolidati, che in Italia sono ricompresi tra i Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), l’obiettivo generale è quello di assicurare l’offerta di screening ad almeno il 90% dei cittadini aventi diritto in tutti i Paesi membri entro il 2025.

Nella prevenzione rientrano anche le azioni per contrastare l’inquinamento atmosferico. Sono sempre più numerosi gli studi che dimostrano il legame tra scarsa qualità dell’aria e tumori. L’Italia, in particolare la Pianura Padana, presenta i livelli più elevati di inquinamento da particolato in Europa.  Tuttavia, la sensibilità politica su questi temi nel nostro Paese è ancora piuttosto limitata.

Infine, siccome i progressi nella fase diagnostica sono implementati con la stessa velocità e tempestività in tutti i centri, aspirare a elevati standard di trattamento non risponde soltanto ad ambizioni di progresso tecnologico e scientifico ma anche di civiltà e di democrazia.