
«Gentilissimo, ha colto il dubbio che avevo a proposito delle domande. In effetti io sono una radioterapista oncologa e medico estetico. La chirurgia estetica è diversa dalla medicina estetica». L’intervista parte così, con una garbata precisazione nella quale si afferma con schiettezza che medicina e chirurgia estetica sono due discipline mediche diverse ma affini, destinate talora a incrociarsi durante il percorso di cura del paziente oncologico, ma che non vanno confuse l’una con l’altra, come invece stavo facendo io la prima volta, sottoponendo ad Adelina Petrone, Specialista in Radioterapia Oncologica presso Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS e Medico Estetico presso Ospedale Isola Tiberina – Gemelli Isola (Roma) alcune domande volte a soddisfare le mie curiosità dei processi che portano all’applicazione di protesi al seno e allo scroto a seguito di interventi chirurgici dopo l’asportazione della mammella e del testicolo. Due tipi di interventi che mi sembrava esaurissero l’approccio estetico in oncologia, ignorando, più che altro per pigrizia mentale, che c’è anche dell’altro. Molto altro.
«In particolare la Medicina Estetica è una branca dedicata alla “salute della pelle” (è soprattutto prevenzione) – aggiungeva la mia interlocutrice nella sua paziente opera di rettifica – che prevede una valutazione mirata degli inestetismi e cura mediante una cosmesi mirata e piccoli interventi ambulatoriali con dispositivi e apparecchiature medicali di ultima generazione (da iniettivi come filler e biostimolanti, laser, luce pulsata, radiofrequenza, carbossiterapia, peeling chimici…)». Il che per il sottoscritto suonava come una sana tirata d’orecchi dalla quale ho cercato di ricompormi spero con educazione, ovvero scusandomi e provando a riformulare le domande. Il mio interesse per l’argomento scaturiva dalla lettura di un comunicato stampa a cura della Società Italiana di Medicina Estetica (SIME) della quale la dottoressa Petrone fa parte, in cui s’informa che è attivo un infopoint (infopoint@lamedicinaestetica.it) per i pazienti fragili che vogliono rivolgersi per trovare medici esperti per chiarire dubbi e chiedere informazioni concrete sulla Medicina Estetica. Per «Medicina estetica in Oncologia – è ancora la mia interlocutrice che glossa – si intende porre tale branca a supporto della tossicità acuta e tardiva dei trattamenti oncologici… dalla chirurgia (cicatrici ipertrofiche e ipotrofiche…) a tutti gli effetti collaterali di chemioterapia, radioterapia, ormonoterapia e terapie combinate (estrema secchezza cutanea, prurito, fissurazioni cutanee, intensi eritemi, ipercromie/macchie, perdita di volume, teleangectasie, fibrosi… e altro)».
Dottoressa Petrone, la cosa fondamentale per un medico estetico che incontra un paziente oncologico qual è?
«Una visita che preveda una anamnesi generale dettagliata del paziente:
- quale fase del percorso oncologico: chirurgia, chemioterapia, radioterapia, ormonoterapia (-data intervento -tipo di intervento -sequele post-intervento:
- raccolte, infezioni, deiscenze; -cicatrizzazione);
- quali farmaci ha assunto e quali in trattamento: chemioterapici, politerapia, integratori;
- quali tossicità (grado) ha presentato: ematologica (visionare esami ematochimici recenti), gastroenterica, cutanea, annessi;
- qual è il successivo iter diagnostico terapeutico: controllo oncologico (evitare trattamenti che possano determinare reattività o dubbi diagnostici).
Fondamentale, inoltre, in caso di dubbi: richiedere eventuale ultima relazione dell’oncologo di riferimento, con esito ultimo FUP e prossimo controllo».
Le terapie innovative e sempre più mirate in oncologia, se da una parte portano a guarigioni e/o a sensibili miglioramenti nella prognosi, dall’altra espongono il paziente a nuove tossicità per la pelle, si legge nel vostro comunicato. Può fare qualche esempio di queste tossicità?
«Molti meccanismi bersaglio delle terapie antitumorali sono alla base dell’omeostasi della pelle, degli annessi (capelli e unghie) e delle mucose. Partendo dalla chirurgia ed eventuali cicatrici (spesso il primo segno della malattia che il paziente vede e percepisce come stigma), che potranno essere ipertrofiche o ipotrofiche… E altre manifestazioni: rash cutaneo (papulo-pustoloso, maculo-papulare) -manifestazioni bollose -fotosensibilità (maggiore sensibilità alla esposizione solare) -xerosi cutanea -fissurazioni -prurito -sindrome mano-piede -alterazioni ungueali (onicolisi, paronchia) -alterazioni capelli e peli -radiodermiti (danno da radioterapia)… fino alla tossicità vulvo vaginale ( con alterazioni vulvo vaginali e impatto sul benessere sessuale e non solo) e pelvica generale che coinvolge uomini e donne (sempre con impatto sul benessere intimo di entrambi)».
Quali sono le reazioni dei pazienti quando vengono messi a conoscenza che i trattamenti ai quali stanno per sottoporsi avranno effetti collaterali a livello cutaneo e, più in generale, estetico?
«L’impatto psicologico può essere devastante, perché non riconoscersi allo specchio o semplicemente ipotizzare una compromissione di un risultato estetico (per esempio ulteriori trattamenti oncologici post chirurgia ricostruttiva) rappresenta una sofferenza aggiunta in qualsiasi fase del percorso».
La perdita dei capelli causa di trattamenti come la chemio? Immagino che nelle donne il problema sia molto più sentito che negli uomini. Invece negli uomini, dove corrono subito le paure? Non so perché ma così su due piedi mi verrebbe da dire “disfunzione erettile”. Si tratta di un problema che può diventare di competenza della medicina estetica?
«La domanda sulla perdita dei capelli rappresenta una delle prime domande dopo aver chiesto quale sia la percentuale di guarigione. La compromissione della propria immagine corporea per chi inizia un percorso di terapie oncologico genera paure, sofferenze e angoscia aggiuntive. Per gli uomini la compromissione della funzionalità sessuale è assolutamente importante e nelle prime visite viene dedicato molto tempo a tale argomento. La medicina estetica non è la branca che interviene primariamente su eventuale disfunzione erettile, ma una visita di medicina estetica rappresenta (data la sua valenza olistica del benessere generale psicofisico) sia per gli uomini che per le donne l’occasione per parlare in modo sereno di tali problematiche e quindi indirizzare poi il paziente allo specialista di riferimento. Fondamentale resta sempre la multidisciplinarietà che vede i vari Specialisti integrati in una rete a supporto del paziente».