
Secondo una ricerca condotta dai ricercatori del Johns Hopkins University, il processo d’irrigidimento e riduzione dell’elasticità dei capillari favorirebbe il cancro della pelle nelle persone anziane. Anche se per ora la dimostrazione è avvenuta solo in fase preclinica, nel trattamento dei topi anziani con melanoma trattati con farmaci che bloccano una data proteina (ICAM1), il dato appare in controtendenza rispetto alla narrativa che etichetta il melanoma come spauracchio oncologico nei giovani. Nei giovani, per via dell’esposizione intermittente ai raggi UV. Tra le sorgenti di raggi UV legate allo sviluppo di melanoma vengono di solito menzionati i lettini abbronzanti. Inoltre, diversi studi evidenziano un significativo aumento se l’esposizione avviene in giovane età. Il rischio di melanoma cutaneo è legato a fattori genetici, fenotipici, ambientali e alle combinazioni tra questi. Il più importante fattore di rischio ambientale è stato identificato nell’esposizione ai raggi UV sia in rapporto alle dosi assorbite sia al tipo di esposizione (intermittente più che cronica) e anche all’età (a maggior rischio l’età infantile e adolescenziale). In base all’ultimo rapporto annuale dei Registri Tumori italiano (AIRTUM 2023), l’85% dei melanomi cutanei che insorgono annualmente nel mondo interessa le popolazioni di Nord-America, Europa e Oceania.
Lo studio, pubblicato il 12 marzo su Nature Aging, oltre a focalizzarsi sul rischio di melanoma nella popolazione anziana, è incentrato sull’azione che svolge una proteina chiamata ICAM1. L’aumento dei livelli di ICAM1 stimola la crescita dei vasi sanguigni nel tumore, aiutandolo a crescere. Inoltre, rende i vasi sanguigni “permeabili”, consentendo alle cellule tumorali di sfuggire e diffondersi più facilmente in tutto il corpo.
«Con l’avanzare dell’età, la rigidità della nostra pelle cambia – ha chiosato Ashani Weeraratna, direttore associato per la ricerca di laboratorio presso il Kimmel Cancer Center e professore di oncologia presso la Johns Hopkins University School of Medicine – Ciò ha implicazioni non solo fisiche, ma anche patologiche». In altre parole, può portare ad aumenti della crescita di nuovi vasi sanguigni o all’interruzione della funzione dei vasi sanguigni già presenti.
Precedenti ricerche hanno dimostrato che una proteina chiamata HAPLN1 aiuta a mantenere la struttura della matrice extracellulare, una rete di molecole e minerali che forniscono supporto strutturale, per mantenere la pelle elastica. Con l’avanzare dell’età, le persone rilasciano meno HAPLN1. Il che provoca l’irrigidimento della pelle.
Il nuovo studio mostra che la riduzione di HAPLN1 aumenta indirettamente i livelli di ICAM1 causando un irrigidimento epidermico che altera la stabilità cellulare. L’aumento di ICAM1 contribuisce all’angiogenesi, ovvero alla crescita di nuovi vasi sanguigni che forniscono ai tumori sostanze nutritive aiutandoli a crescere. I vasi sanguigni sono anche più permeabili e rendono più facile per le cellule tumorali muoversi dal sito iniziale del tumore e diffondersi in aree distanti del corpo.
Ora Weeraratna e colleghi sono in procinto di studiare le attività di ICAM1 per sviluppare modi più precisi di colpirlo con farmaci. Da queste ricerche si attendono nuovi approcci per il trattamento delle persone anziane con melanoma.
Nel frattempo, per così dire, è bene continuare a seguire i consigli degli esperti. La prima regola è quella di esporsi al sole in maniera moderata fin dall’età infantile, evitando le ustioni. Come regola generale, bisogna proteggere la pelle non esponendosi direttamente al sole durante le ore più calde (tra le 10 e le 16) ed evitando o riducendo al minimo l’uso di lampade o lettini abbronzanti. Sotto il sole è meglio indossare indumenti protettivi, cappelli e occhiali da sole e cospargersi tutto il corpo di creme protettive contro i raggi UVA e UVB con un alto fattore di protezione solare, da applicare nella quantità raccomandata, più volte e a intervalli regolari e dopo essersi bagnati, in modo da assicurare una copertura continua.
Norme che è bene cominciare a seguire fin da giovani per averle metabolizzate quando si diventa vecchi.