
Un gruppo di ricercatori ha esaminato i dati clinici, lo stile di vita e gli indicatori del microbioma intestinale di oltre 1.400 adulti sani per capire il rapporto che intercorre tra la frequenza con cui si va di corpo e la salute in generale nel lungo periodo. I risultati di questa ricerca sono stati pubblicati sulla rivista «Cell Reports Medicine» a metà luglio.
La prima cosa che hanno fatto i ricercatori è stata definire i movimenti intestinali. Nel farlo si sono avvalsi di quattro categorie. Il primo gruppo che hanno definito è quello dei costipati, che comprende coloro che hanno dichiarato (nei questionari auto compilati) soltanto uno o due movimenti intestinali alla settimana. Il secondo, quello dei soggetti caratterizzati da una normalità di bassa frequenza (fra tre e sei movimenti intestinali alla settimana), nel terzo quello dei soggetti che rientrano in una normalità ad alta-frequenza (tra uno e tre movimenti intestinali al giorno) nel quarto, chi è solito correre al bagno con quest’ultima frequenza ma a causa di scariche di diarrea.
I soggetti interpellati facevano parte di un gruppo maggiore di persone (3.955) che avevano dato il loro assenso per il sondaggio alla società di benessere Arivale Scientific Wellness. Arivale era una startup della salute con sede a Seattle (USA) attiva fra il 2016 e 2019. La cronaca riporta dichiarazioni del fondatore e del CEO nelle quali i due lamentano che i costi di esercizio avevano superato i ricavi, concludendo che la chiusura è stata un atto dovuto. Parentesi incidentale a parte, il gruppo di ricerca si è concentrato sugli adulti sani ed ha escluso quelli che avevano condizioni di salute non ottimali o che facevano uso di farmaci. Chi è stato scartato o era iperteso o obeso, oppure affetto da altre patologie e/o condizioni cliniche tali da compromettere la valutazione finale. In questo modo i ricercatori sono arrivati alla scrematura coincidente con il numero di circa 1400 soggetti sani valutabili per lo scopo precipuo della loro indagine osservazionale.
Lo studio ha riscontrato che età, sesso e indice di massa corporea (BMI) erano significativamente associati alla frequenza dei movimenti intestinali. Nello specifico, i giovani, le donne e quelli con un BMI più basso (per lo più normopeso) hanno avuto movimenti intestinali meno frequenti. I ricercatori si sono altresì accorti che anche il microbioma intestinale fungeva da cartina di tornasole dei movimenti intestinali dei partecipanti. Il microbioma intestinale è un ambiente del tratto digestivo in cui si situano la maggior parte dei microrganismi del nostro corpo. Disvelare l’azione occulta del microbioma è diventato un must della ricerca degli ultimi anni che ha per target la nutrizione, per lo meno da quando si è capito che il ruolo della flora batterica non si limita al mero benessere dell’intestino. Infatti, i batteri intestinali che nel microbioma si riproducono grazie alla fermentazione delle fibre (assorbite con l’alimentazione di cereali e verdure), sono stati un indizio di regolarità intestinale, ovvero ad andare in bagno fra una e due volte al giorno. All’opposto, i batteri associati alla fermentazione delle proteine (tipici in chi consuma molta carne) tendevano ad accumularsi nell’intestino di chi, rispettivamente, ha dichiarato di essere affetto da stitichezza o diarrea.
Lo studio ha anche esplorato le associazioni tra la frequenza dei movimenti intestinali con l’ansia e la depressione, individuando che l’irregolarità intestinale è uno dei primi sintomi che affliggono le persone che lamentano questi disturbi, al punto che si potrebbe abbozzare una storia della salute psichica degli individui basandosi sulla frequenza e sul tipo dei loro movimenti intestinali.
«Nel complesso, questo studio mostra come la frequenza dei movimenti intestinali possa influenzare tutti i sistemi del corpo e come una frequenza anormale ad andare di corpo diventi un importante fattore di rischio nello sviluppo di malattie croniche», ha affermato uno degli autori della ricerca in una dichiarazione pubblica. «Queste intuizioni potrebbero migliorare le strategie per la gestione dei movimenti intestinali anche nelle popolazioni sane, ottimizzando salute e benessere», ha concluso.