
In una relazione al Parlamento sugli interventi in materia di alcol, viene ricordato che annualmente sono poco meno di 4 mila gli incidenti stradali con almeno uno dei conducenti dei veicoli coinvolti in stato di ebbrezza (su un totale di oltre 40 mila incidenti con lesioni rilevati da Polizia e Carabinieri). Guai, tuttavia, a pensare che il problema degli eccessi di alcol si esaurisca al volante. O che si tratti piuttosto di una maniera autolesionistica per andare in cerca di guai, da quando sappiamo che l’alcol, secondo gli standard comunemente accettati, è una sostanza potenzialmente cancerogena, il cui consumo espone le persone che ne fanno uso al rischio di sette tipi di cancro, di cui i più frequenti sono il cancro al seno nelle donne e il cancro allo stomaco per l’uomo.
Una delle reazioni più pericolose all’alcol si manifesta quando si fa uso di farmaci. Al pari dei bugiardini contenuti nelle scatole dei farmaci, gli esperti riferiscono che sedativi, ansiolitici, molti antidepressivi, gli antipsicotici, gli antiepilettici, per non parlare degli antistaminici, interagiscono con l’alcol rafforzandone l’effetto sedativo. Il consumo di alcol e farmaci comporta una depressione respiratoria oltre che uno stato di scarsa vigilanza. A quanto pare, basta una piccola quantità di alcol consumata in corso di una terapia anche occasionale di questi farmaci, che la sonnolenza, la perdita di lucidità e di riflessi diventano effetti immediati. Senza contare che l’alcol in molti casi è in grado di depotenziare l’effetto del farmaco. E senza contare che bastano un paio di bicchieri di alcol, in chi assume benzodiazepine, per scatenare un’aggressività inattesa che può durare fino a 12 ore.
In molti degli episodi di cronaca in cui ci scappa il morto per futili motivi, ad armare la mano omicida dell’assassino contribuisce spesso un cocktail improvvisato di alcol e farmaci. D’estate, poi, complice il caldo assillante e la frustrazione per la mancanza di soldi di chi resta in città forzatamente, gli animi sono al solito più sensibili alle reazioni incontrollate. Basta fare un giro nei Pronti soccorso per rendersene conto. L’ultima volta in cui ci siamo capitati, solo pochi giorni fa, c’era un tizio sdraiato davanti all’ingresso che non ne voleva sapere di sedersi ad aspettare il suo turno per il triage. Un altro, già dentro, che urlava come un forsennato. Una signora, invece, si aggirava come un’anima in pena dopo una notte di eccessi. Portava una divisa di non-tessuto da infermiere che le era stata donata perché i vestiti che indossava quando è arrivata, era stata costretta a metterli in un sacco dell’immondizia da tanto che erano luridi di vomito.