
I multivitaminici (MV) non riducono il rischio di mortalità e neppure prevengono la comparsa di malattie croniche come il cancro e le patologie cardiovascolari. È questo il risultato di un nuovo studio. I ricercatori che vi hanno preso parte hanno sfruttato i dati di oltre 390.000 adulti statunitensi sani. A quanto apprendiamo fin dalle battute iniziali di questo studio di coorte apparso di recente sulla rivista «JAMA» (open source), quasi un adulto su tre negli Stati Uniti riferisce di aver fatto un uso recente di MV. I MV sono integratori alimentari che combinano diverse vitamine e minerali. Teoricamente mirano a colmare le lacune nutrizionali nella dieta e sono comunemente assunti sotto forma di pillole, compresse, capsule o liquidi. I MV sono disponibili in un’ampia gamma di dosi e formulazioni, proposti per coprire le esigenze nutrizionali di bambini, donne, uomini o anziani. Possono essere acquistati in farmacie, erboristerie, supermercati e rivenditori online. Negli Usa, la prevalenza del loro consumo è maggiore tra gli anziani, le donne, i bianchi non ispanici e nelle persone di istruzione universitaria. Le motivazioni addotte dai partecipanti allo studio per il ricorso ai MV erano di voler mantenere e migliorare la salute e prevenire le malattie croniche. In base a questo assunto i ricercatori hanno stimato di vitale importanza comprendere la relazione tra uso di MV e mortalità per orientare al meglio le indicazioni di sanità pubblica. Ecco perché in questo studio hanno indagato l’ipotesi che l’uso quotidiano di MV fosse associato a un minor rischio di mortalità tra gli adulti statunitensi generalmente sani, sfruttando i dati provenienti da 3 coorti statunitensi ampie e geograficamente diverse con valutazioni ripetute dell’uso di MV e follow-up esteso per gli esiti di mortalità. Con una dimensione del campione combinato superiore a 390.000 adulti e 164.000 decessi, hanno mirato a valutare l’associazione tra l’uso di MV e le principali cause di morte correlata a malattie croniche (ad esempio, malattie cardiovascolari e cancro).
Chi di competenze ha così analizzato questi dati grazie a un follow-up durato oltre 20 anni, senza trovare alcuna prova a sostegno di una maggiore longevità tra gli adulti sani che assumono regolarmente MV rispetto a chi non ne ha fatto uso. Un risultato che conferma quanto già era emerso dalle precedenti evidenze scientifiche.
Del totale di 164.762 partecipanti deceduti durante il periodo di studio, 49.836 decessi sono stati attribuiti al cancro, 35.060 a malattie cardiache e 9.275 a malattie cerebrovascolari.
In questo studio di coorte su 390.124 adulti statunitensi generalmente sani sottoposti a più di 20 anni di follow-up, l’uso quotidiano di VM non si è associato a un beneficio in termini di mortalità. Al contrario, i ricercatori hanno scoperto che l’uso quotidiano di MV rispetto al non uso è associato a un rischio di mortalità più elevato del 4%. I risultati dell’analisi sono coerenti con le stime di base aggregate e supportano la conclusione secondo cui non vi è alcun beneficio nell’assunzione di MV in termini di mortalità. Infine, riunendo i dati di 3 grandi coorti, i ricercatori hanno potuto esplorare l’eterogeneità tra sottogruppi della popolazione, inclusi i sottogruppi sociodemografici poco studiati: un dato identificato come una lacuna colmata delle ricerche precedenti. Da queste analisi più approfondite non sono emerse prove di modificazione dell’effetto dei MV in base alla etnia, all’istruzione o qualità della dieta.
In conclusione, anche se non si esclude che l’assunzione regolare di MV possa in qualche modo rallentare i processi di invecchiamento, non si può nemmeno dire che chi li assume stia agendo positivamente per la propria salute. Quello che invece è certo, alla luce dei risultati di questo come dei precedenti studi, è che i MV fanno bene soprattutto alle tasche di chi li vende.