
In un nuovo studio, pubblicato di recente su «A Cancer Journal for Clinicians», un team di ricercatori ha analizzato i dati di incidenza e prevalenza dei fattori di rischio e della mortalità per cancro negli adulti di età superiore ai 30 anni negli Stati Uniti cercando di individuare la relazione con i possibili fattori di rischio modificabili. Si tratta dei fattori di rischio che includono l’esercizio fisico e il peso corporeo, il fumo, il fumo passivo e il consumo di alcol, il tipo di alimentazione (evidenziando il consumo di carni rosse e lavorate e il basso apporto di fibre alimentari, verdura e frutta) l’esposizione alle radiazioni ultraviolette (UV) così come alle infezioni da vari agenti patogeni (papillomavirus umano, virus dell’epatite B e C, Epstein-Barr o virus della mononucleosi infettiva, Helicobacter pylori e virus dell’HIV).
Lo studio ha rilevato che il 40% di tutti i casi di cancro negli anni considerati (2018-2020), escluse le forme di cancro della pelle non melanoma, erano da porre in relazione a fattori di rischio modificabili.
I fattori di rischio modificabili sono responsabili anche del 44% di tutta la mortalità correlata al cancro negli adulti di età superiore ai 30 anni. Nel caso del melanoma, l’esposizione ai raggi UV è risultata responsabile del 93% dei casi.
La maggior parte dei casi di cancro e dei decessi dovuti a fattori di rischio modificabili sono per tumori del polmone. Un ambito in cui il fumo di sigaretta regna indisturbato. Il fumo di sigaretta è stato collegato al maggior numero di casi di cancro (19,3%) e di mortalità (28,5%). Subito dopo il fumo ma in rapporto alla dieta e all’esercizio fisico è emerso che l’eccesso di peso corporeo e il consumo di alcol sono le due cause predominanti di cancro e di decessi correlati al cancro.
Il peso economico e sanitario del cancro rimane significativo in termini di prevenzione primaria e secondaria e di accesso alle cure. Chi ha la possibilità di pagarsi il ricovero nei nosocomi dove si entra grazie alla copertura assicurativa, è in grado di usufruire delle cure migliori. A questo proposito, una ricerca pubblicata di recente sulla rivista «Cancer» ha sottolineato la differenza negli States fra gli MSH, vale a dire i Minority Serving Health (che sono gli ospedali in cui hanno accesso di default le minoranze ispaniche, nere e i bianchi più poveri) e i non-MSH che comprendono tutti gli altri, in cui entri se hai una copertura assicurativa privata, a differenza dei primi che accolgono per lo più pazienti provvisti solo di Medicare e Medicaid, le due forme di assistenza sanitaria pubblica. Sempre secondo questa ricerca, tra le pazienti con cancro al seno, quelle trattate presso gli MSH hanno avuto il 17% in meno di probabilità di ricevere un trattamento definitivo (nel senso di migliore). Per quanto riguarda il cancro alla prostata, al polmone e al colon, i pazienti trattati presso gli MSH hanno avuto rispettivamente il 31%, il 27% e il 19% di probabilità in meno di ricevere il trattamento definitivo.
Tornando allo studio dal quale siamo partiti, i ricercatori hanno rimarcato che l’attuazione di cambiamenti nello stile di vita come evitare il fumo, ridurre il consumo di alcol e di carne rossa e lavorata, raggiungere livelli adeguati di attività fisica e seguire una dieta sana, sono in grado di ridurre sostanzialmente il carico complessivo di cancro.
Sono necessarie ulteriori ricerche sull’associazione tra i fattori di rischio potenzialmente modificabili e i tumori per i quali l’attuale evidenza di causalità nell’uomo è limitata – hanno ricordato i ricercatori nelle loro conclusioni, aggiungendo che – per quanto riguarda i tumori comuni con pochi fattori di rischio modificabili accertati (come per esempio, il cancro alla prostata e linfoma non Hodgkin) e su altre esposizioni potenzialmente modificabili (come gli agenti cancerogeni professionali, l’inquinamento atmosferico e altri fattori di rischio ambientale) sarà necessario approfondire le conoscenze fra le possibili associazioni delle esposizioni lungo tutto l’arco della vita e le interazioni con fattori di rischio modificabili.