Mortalità per cancro

Secondo dati riscontrabili fra gli altri sul sito dell’Organizzazione Mondiale della sanità (OMS), le malattie cardiovascolari non sono più la principale causa di morte nei paesi occidentali. Cinquant’anni di prevenzione, diagnosi precoce e cure miglioriate ne hanno dimezzato l’incidenza sulla mortalità. Senza contare che l’uso di statine e di altri farmaci che riducono il colesterolo hanno portato acqua allo stesso mulino, contribuendo a ritardare il numero dei decessi. Non a caso, è attorno al 1950 che furono avviati una serie di studi epidemiologici che si proponevano di individuare le cause più probabili delle principali malattie. Il capostipite di tutti questi studi è il “Framinghan Heart Study”, iniziato nel 1948 presso la cittadina di Framinghan, in Massachusetts: oltre cinquemila persone fra i trenta ed i sessant’anni furono schedate, intervistate circa le loro abitudini di vita, sottoposte ad analisi del sangue e seguite sistematicamente nel tempo. Man mano che, inevitabilmente, qualcuno si ammalava o moriva, le patologie venivano messe in relazione con le abitudini di vita e con i risultati degli esami del sangue. Lo studio prosegue tuttora – si è ormai alla quarta generazione – e ha celebrato nel 2018 i suoi primi settant’anni, fornendo in tutto questo tempo una immensa mole di materiale per indirizzare tutte le ricerche.

Oggi chi muore d’infarto del miocardio, di ictus o di insufficienza cardiaca è un 20-25% di tutte le morti per malattia. Una percentuale sovrapponibile alle morti per cancro, che comunque nel testa-a-testa sono avanti, anche se i tassi complessivi di mortalità per cancro sono diminuiti, sostanzialmente per gli stessi motivi per cui sono diminuiti i tassi di mortalità cardiovascolare. Ad invertire la rotta della mortalità oncologica sono subentrati fattori come il calo dei fumatori, screening più efficaci, diagnosi più tempestive e monitoraggi dei pazienti più duraturi. Per il cancro sembra valere la regola che più i test clinici sono in grado di rilevare precocemente la malattia, maggiore è l’impatto della prevenzione nella popolazione. Ma a una maggiore prevenzione nella popolazione corrisponde una diffusione della malattia numericamente più ampia, per il semplice fatto che si trova di più se si cerca di più. Inoltre, la mortalità correlata diminuisce perché chi si ammala viene preso in carico prima dalle strutture sanitarie.

C’è un grafico dell’OMS che mostra chiaramente questo andamento della moralità oncologica in rapporto a quella cardiovascolare in quattro paesi considerati dal 1950 al 2024: Danimarca, Australia, Canada  e Regno Unito.

Nel Regno Unito un’analisi retrospettiva pubblicata sul BMJ fa il punto sulla situazione confermando che aumentano le diagnosi di cancro e diminuisce la mortalità e che il dato è in tendenza con il resto dei paesi industrializzati. Si riconosce che la diagnosi precoce, la prevenzione e l’apporto di cure più tempestive siano migliorate, tuttavia di programmi di prevenzione specifici contro sovrappeso e obesità ci si lamenta perché ancora non si parla.

In Italia, secondo l’ultimo rapporto dei Numeri del Cancro 2023, la mortalità per tumore è in diminuzione in entrambi i sessi. Infatti, il numero di morti dovute a tumori che si stima siano state evitate nel 2007 era pari a 614, mentre nel 2019 ha superato le 9.000: in 12 anni si è passati da meno dell’1 % a circa l’11 % delle morti evitate rispetto a quanto ci si aspettava (in base ai tassi di mortalità 2003-2006).

Quello su cui gli osservatori di tutti i Paesi sono d’accordo è che l’invecchiamento medio della popolazione nei paesi industrializzati continuerà ad aumentare e con esso i tassi di incidenza di patologie neoplastiche e cardiovascolari (oltre a demenze e patologie metaboliche).

Come si vede dal raffronto dell’incidenza delle malattie cardiovascolari e del cancro sulla mortalità in Italia in due fasce della popolazione, ovvero 55/74 anni e +75 anni, nel triennio 2019-22 i decessi per malattie cardiovascolari  sono stati complessivamente 27.929 di cui 19011 (68%) uomini e  8918 (32%) donne nella fascia d’età 55/74 anni, valori che aumentano sette volte tanto fino ad arrivare a 194945 morti complessive, di cui 76527 (40%) uomini e 118428 (60%) donne nella fascia d’età superiore, a dimostrazione di quanto l’invecchiamento incida sulla mortalità e che non è più il caso di considerare, come si faceva fino a pochi anni orsono, le malattie cardiovascolari un problema sostanzialmente maschile.

Venendo alle morti per cancro per le medesime fasce d’età, ai 55/74 anni i decessi sono stati 59691 di cui 34758 (58%) uomini e 24933 (42%) donne, che sono passati a 97715 di cui 52845 (54%) uomini  e 44870 (46%) donne nella fascia d’età dei +75 anni.

Dal che s’inferisce che la prevenzione, come stile di vita, resta l’arma più potente che abbiamo per incidere di più su questi numeri.