Radioterapia nel tumore del seno

Maria Carmen De Santis, Clinical Coordinator del progetto TETRIS per conto dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano (sinistra), Tiziana Rancati, ricercatore fisico presso lo stesso Istituto e Principal Investigator del progetto TETRIS.

 

Con le dosi attuali di radioterapia, la probabilità di tossicità radio-indotta è molto bassa (inferiore all’1%). Tuttavia, i rischi di effetti collaterali gravi a lungo termine per il tipo e la quantità di radiazione erogata rappresentano pur sempre un problema.

«Nel caso del tumore della mammella, la radioterapia viene utilizzata come terapia adiuvante alla chirurgia, trattando tutta la mammella colpita dal tumore al fine di limitare le recidive»ha spiegato Maria Carmen De Santis in un comunicato diffuso di recente dall’Istituto Nazionale dei Tumori (INT) di Milano, presso il quale la dr.ssa De Sanctis  ricopre il ruolo di Clinical Coordinator del progetto TETRIS.

TETRIS è un progetto nato in risposta alle sollecitazioni del Programma quadro dell’Unione Europea per la ricerca e l’innovazione. Il suo scopo è quello di introdurre strumenti per una pratica radioterapica innovativa, allargando il concetto di radioprotezione a tutto l’arco di vita dei pazienti, anche se per ora il focus principale è limitato alle pazienti oncologiche con tumore al seno.

La radioterapia è una metodica di cura oncologica che sfrutta la capacità di radiazioni energetiche, in genere i raggi X, per indurre la necrosi delle cellule tumorali. Attualmente è molto utilizzata: si calcola che circa il 60% dei pazienti oncologici ne usufruisca, in aggiunta ad altri approcci quali la chirurgia e la chemioterapia.

«Il primo obiettivo del progetto TETRIS è di approfondire la stratificazione del rischio associato alla radioterapia e di comunicare tale rischio a chi si occuperà della paziente nel post terapia, in modo da poter personalizzare il follow-up e seguire più da vicino, per esempio, chi ha un maggior rischio cardiopolmonare o individuare un secondo tumore quando  ancora in una fase iniziale, prima che ci sia una manifestazione clinica severa  ha chiarito Tiziana Rancati, ricercatore fisico presso l’INT di Milano e Principal Investigator del progetto TETRIS  Il primo passo sarà dunque quello di definire un punteggio di rischio (score) grezzo, calcolato sulla base di dati disponibili per tutte le pazienti, come la tipologia di trattamento ricevuto (sia per la chemio che per la radioterapia), le relative dosi, le TAC effettuate, nonché sulla base di fattori ora non considerati ma valutabili con le informazioni che abbiamo, come per esempio numero e grandezza di eventuali calcificazioni presenti a livello cardiaco».

Questo punteggio di rischio grezzo viene calcolato in base ai dati disponibili raccolti di routine in una popolazione retrospettiva di circa 5.000 pazienti afferenti ai centri clinici partecipanti allo studio: INT, San Raffaele di Milano, Karolinska Institut di Stoccolma (Svezia), l’Ospedale Vall d’Hebron di Barcellona e la Fondazione Pubblica Galiziana per la Medicina Genomica di Santiago de Compostela, entrambi in Spagna.

«Il passo successivo sarà quello di cercare di raffinare il punteggio grezzo con ulteriori dati di imaging e soprattutto genetici. L’idea è di investigare soprattutto i profili mutazionali del DNA e trascrittomici, legati cioè all’RNA, che possano definire una predisposizione a problemi cardiovascolari e polmonari in grado di intersecarsi con i rischi associati alla chemio e alla radioterapiaha spiegato Rancati Tali dati purtroppo non sono disponibili per tutte le 5.000 pazienti della prima fase: dovremo fare riferimento alle 2.000 pazienti con tumore della mammella sottoposte a radioterapia coinvolte nel recente studio REQUITE, per le quali è disponibile anche la profilazione genetica».

La novità tecnologica del progetto TETRIS è quella del digital twin. «Si tratta di un software che descrive il paziente con il maggiore dettaglio possibile e che cresce e vive a livello informatico insieme a lui, rispondendo anche a eventi o fattori ambientali che si trova ad affrontare il suo analogo realeha aggiunto Rancati Per esempio, nelle prime esperienze condotte sui tumori del distretto testa-collo, il digital twin descrive in dettaglio la microcircolazione del paziente e ci dice come reagirà alle diverse dosi di radioterapia».

Nell’ambito di TETRIS, l’obiettivo è di sviluppare un digital twin che consenta di descrivere la paziente al termine del suo percorso di cure oncologiche, osservando come risponde a ulteriori esami diagnostici, come una TAC, o all’esposizione a fattori ambientali, come l’inquinamento atmosferico del luogo in cui vive, ai suoi stili di vita o alla sua alimentazione. Il comportamento del gemello digitale dovrebbe avere un valore predittivo sul suo stato di salute e, in prospettiva, anche simulare l’esito di ulteriori terapie.

«Il digital twin dovrebbe essere in grado di segnalare quando un certo rischio specifico sta aumentando o diminuendo, consentendo un follow-up più stretto e mirato su specifici organi» – è la conclusione di Rancati.