Ne parliamo al telefono

Secondo un recente studio condotto dal “Regenstrief Institute” di Indianapolis (USA), la terapia telefonica consiste in sessioni terapeutiche strutturate che vengono erogate attraverso conversazioni telefoniche tra paziente e terapeuta, eliminando la necessità di incontri di persona. Lo studio, pubblicato sul «Journal of Clinical Oncology», ha dimostrato l’efficacia di questo approccio nel migliorare la qualità di vita delle donne con cancro al seno metastatico.

Nel caso specifico, i ricercatori hanno utilizzato la terapia di accettazione e impegno (ACT – Acceptance and Commitment Therapy), un intervento comportamentale che non mira direttamente a ridurre i sintomi come l’affaticamento, ma piuttosto a promuovere la flessibilità psicologica attraverso processi di mindfulness, accettazione e cambiamento comportamentale.

«Le donne con cui ho lavorato durante lo studio hanno spesso riferito che la loro qualità del sonno era migliorata perché praticavano la mindfulness prima di andare a letto, permettendo loro di provare un maggiore senso di pace nella loro vita», ha spiegato la dottoressa Shelley Johns, ricercatrice presso il Regenstrief Institute.

Dal punto di vista pratico, la terapia telefonica prevede sei sessioni settimanali durante le quali i terapeuti guidano i pazienti nell’apprendimento e nella pratica delle tecniche di mindfulness. Questo approccio incoraggia i pazienti a focalizzare l’attenzione sul momento presente, inclusi i sintomi che stanno sperimentando, i pensieri e le emozioni, adottando un atteggiamento di accettazione compassionevole verso queste esperienze.

La dottoressa Catherine Mosher, prima autrice dello studio, ha sottolineato: «Abbiamo ipotizzato che questo avrebbe interrotto reazioni disadattive all’affaticamento, come il rimuginare o il catastrofizzare, e anche, essendo più in sintonia con il proprio corpo, più consapevoli di ciò che si sta sperimentando, si possono fare scelte che arricchiscono la qualità della vita».

Il vantaggio principale della terapia telefonica risiede nella sua accessibilità: i pazienti possono ricevere supporto terapeutico di qualità senza dover affrontare gli ostacoli logistici legati agli spostamenti, un aspetto particolarmente rilevante per chi vive con condizioni debilitanti come il cancro metastatico. Inoltre, questo tipo di intervento può essere implementato da clinici di varie discipline dopo adeguata formazione.

Lo studio clinico randomizzato ha coinvolto 250 donne con cancro al seno metastatico, dimostrando che questo tipo di intervento remoto può significativamente ridurre l’interferenza della fatica con le normali attività quotidiane e migliorare la qualità del sonno.

I ricercatori prevedono ora di testare l’intervento in popolazioni oncologiche culturalmente diverse e di diffondere ulteriormente questa promettente metodologia terapeutica.