
Un nuovo rapporto europeo fotografa la situazione italiana nella lotta al tumore al seno, evidenziando un quadro di luci e ombre. Con oltre 55.000 nuove diagnosi ogni anno, questa neoplasia rimane la più diffusa tra le donne italiane, nonostante la sopravvivenza a cinque anni abbia raggiunto l’88%, superando il 90% nei casi individuati precocemente. Il report (Advancing Breast Cancer Care in Europe: A Roadmap to a Women-Centric Approach), è stato realizzato dall’Economist Impact con il supporto non condizionante di Daiichi Sankyo e grazie al contributo scientifico di oltre 75 esperti di diverse discipline e nazionalità, le cui testimonianze sono state raccolte attraverso workshop e interviste condotte in Italia, Francia, Germania, Spagna e Regno Unito tra maggio e dicembre 2024. Di seguito le testimonianze italiane.
La prevenzione rappresenta un’area critica in cui l’Italia mostra ritardi significativi. «Il 23% dei casi di tumore al seno è attribuibile a fattori di rischio modificabili, alcuni meno noti come il consumo eccessivo di alcol, che contribuisce fino all’11% delle nuove diagnosi», ha spiegato il professor Giampaolo Bianchini del San Raffaele di Milano, ricordando che l’adesione ai programmi di screening mammografico è al di sotto della soglia minima raccomandata dall’UE del 70-75%, con marcate disparità tra Nord e Sud della penisola.
Anche nell’organizzazione dei percorsi di cura emergono differenze sostanziali. «Le Reti Oncologiche Regionali possono garantire qualità, sicurezza e appropriatezza dei percorsi di cura, ma esistono purtroppo ancora oggi importanti disparità territoriali», ha evidenziato il professor Carmine Pinto, dell’IRCCS di Reggio Emilia. Gli ha fatto eco la professoressa Francesca Ferrè dell’Università di Milano per ricordare che è fondamentale «potenziare modelli organizzativi che favoriscono la collaborazione professionale e organizzativa come le reti oncologiche regionali, per garantire un continuum of care efficace e uniforme sul territorio».
Sul fronte dell’accesso ai farmaci, l’Italia mostra invece performance sopra la media europea. Il professor Giuseppe Curigliano dell’Università di Milano ha spiegato che «l’Italia si distingue per il numero di trattamenti oncologici disponibili e per l’alto tasso di terapie con piena rimborsabilità». A suo dire, i tempi di autorizzazione all’immissione in commercio sono inferiori alla media europea: «417 giorni contro i 559 della media UE». Tuttavia, il sistema decentralizzato e il passaggio attraverso i prontuari terapeutici regionali «rallentano l’accesso uniforme alle nuove terapie».
Anche per quanto riguarda la diagnostica avanzata persistono disuguaglianze. «L’accesso ai test di precisione rappresenta ancora una sfida significativa per molti pazienti oncologici», ha chiosato la professoressa Carmen Criscitiello dello IEO di Milano. «Alcune regioni hanno attivato percorsi operativi efficaci, mentre altre sono ancora in ritardo. Nel contesto metastatico, dove l’NGS (il sequenziamento di nuova generazione, ndr) può cambiare radicalmente il percorso terapeutico, queste disparità risultano particolarmente critiche».
Preoccupante è anche il ritardo nella ricerca clinica: «L’Italia ha mantenuto una posizione pressoché costante rispetto al numero di sperimentazioni cliniche, senza però registrare la crescita osservata in altri Paesi europei», l’allarme che la professoressa Caterina La Porta dell’Università di Milano ha lanciato, sottolineando come la ricerca indipendente soffra particolarmente per mancanza di finanziamenti adeguati.
Il rapporto evidenzia anche l’impatto sociale ed economico della malattia, con costi annui che superano 1 miliardo di euro, di cui il 50% attribuibile a costi sociali. Flori Degrassi, presidente ANDOS, ha parla di «tossicità finanziaria» come «effetto collaterale spesso sottovalutato del tumore al seno, con un forte impatto sulla vita delle donne che affrontano questa diagnosi, molte delle quali in piena età lavorativa». Questo fenomeno può portare in alcuni casi all’abbandono delle cure.
Accanto agli aspetti economici, emergono anche quelli emotivi e sessuali, spesso trascurati. «L’intervento e le cure per il tumore al seno possono avere un forte impatto sulla sfera emotiva e sessuale della donna», ha ricordato Rosanna D’Antona, presidente di Europa Donna Italia, evidenziando come «più del 90% delle pazienti riscontri problemi legati alla sfera sessuale, ma il 66% non ne parla con nessuno».
Un passo avanti significativo è rappresentato dalla recente legge sull’oblio oncologico che, come ha ricordato Elisabetta Iannelli di AIMaC e FAVO, «segna un cambiamento culturale prima ancora che normativo, sancendo che dal cancro si può guarire e contrastando le discriminazioni ingiustificate», Per il tumore al seno negli stadi iniziali, si potrà essere considerati guariti già un anno dopo la fine dei trattamenti, se non ci sono evidenze di malattia.
Il quadro che emerge richiede un approccio olistico e centrato sulla persona, che vada oltre la cura oncologica e integri tutti gli aspetti della vita della paziente, riducendo le disparità territoriali e garantendo un accesso equo e tempestivo alle terapie più innovative in tutto il territorio nazionale.