Un aiuto dal rame alimentare

Una nuova ricerca pubblicata su Scientific Reports il 7 luglio 2025 getta luce su un possibile alleato nella lotta contro il declino cognitivo negli anziani: il rame alimentare. Lo studio, condotto su oltre 2.400 americani over 60, arriva in un momento cruciale per la salute pubblica globale, quando i numeri dell’emergenza cognitiva sono drammatici.

Secondo il Global Burden of Disease Study citato nella ricerca, il numero di persone affette da demenza raggiungerà i 152,8 milioni entro il 2050, quasi triplicando rispetto ai livelli attuali. Con l’invecchiamento progressivo della popolazione mondiale, le forme di deterioramento cognitivo – dalla lieve compromissione cognitiva (MCI) fino al morbo di Alzheimer – stanno diventando una delle sfide sanitarie più urgenti del nostro tempo.

I ricercatori hanno analizzato dati dal National Health and Nutrition Examination Survey (NHANES) 2011-2014, scoprendo che un adeguato apporto di rame attraverso la dieta è associato a migliori prestazioni cognitive negli anziani. Particolarmente significativo è l’effetto protettivo osservato in chi ha avuto un ictus. Lo studio ha identificato una soglia ottimale di consumo: circa 1,2-1,6 mg di rame al giorno. Al di sotto di questi livelli, aumentare l’apporto di rame migliora le funzioni cognitive. Superata questa soglia, però, i benefici si annullano, confermando che “più” non sempre significa “meglio” quando si parla di micronutrienti.

Il meccanismo d’azione del rame è complesso e multifattoriale. Questo minerale agisce come cofattore essenziale per numerosi enzimi coinvolti nella sintesi dei neurotrasmettitori, nella produzione di energia cellulare e nelle difese antiossidanti. È cruciale per la sintesi dell’acetilcolina, neurotrasmettitore fondamentale per apprendimento e memoria, e per la superossido dismutasi, enzima che protegge i neuroni dallo stress ossidativo. Negli anziani colpiti da ictus, il rame sembra particolarmente benefico: aiuta a ridurre l’infiammazione cerebrale, promuove la riparazione vascolare e favorisce la neurogenesi nell’ippocampo, area cruciale per la memoria.

Tuttavia, gli autori sottolineano che si tratta di uno studio osservazionale trasversale, che non può stabilire rapporti di causa-effetto. Sono necessari studi longitudinali e trial clinici randomizzati per confermare questi risultati promettenti e tradurli in raccomandazioni cliniche concrete. La ricerca apre scenari interessanti per strategie preventive nutrizionali contro la demenza, ma serve cautela: l’equilibrio del rame nell’organismo è delicato e richiede supervisione medica specialistica.

Riguardo ai possibili collegamenti con l’oncologia, lo studio non affronta direttamente relazioni con il cancro. Tuttavia, è noto dalla letteratura scientifica che il rame ha un ruolo complesso in oncologia – può essere sia protettivo che potenzialmente dannoso a seconda dei contesti. Il rame è coinvolto nell’angiogenesi (formazione di nuovi vasi sanguigni) e nel metabolismo cellulare, processi rilevanti anche per la crescita tumorale. Questo aspetto meriterebbe approfondimenti specifici in future ricerche, considerando che molti anziani a rischio di demenza potrebbero anche essere a rischio oncologico.

Ecco gli alimenti più ricchi di rame alimentare, che potrebbero essere utili per raggiungere quella soglia ottimale di 1,2-1,6 mg al giorno identificata nello studio:

Le frattaglie, soprattutto rene e fegato, sono gli alimenti più ricchi di rame. Tra gli alimenti ricchi di rame ricordiamo anche ostriche, noci, semi, aragoste, fegato, verdure a foglia verde e cioccolato fondente.

Prodotti del mare: Potete sbizzarrirvi tra calamari, cozze, vongole, seppie, polpi, chiocciole, lumache di mare, ostriche. Frattaglie (soprattutto il fegato), molluschi (soprattutto le ostriche) e crostacei sono le fonti in assoluto più ricche di rame.

Fonti vegetali: Tra le fonti vegetali, frutta secca e semi oleosi ne sono le fonti migliori.

Fabbisogno giornaliero: Il suo fabbisogno giornaliero, stimato per un adulto, è compreso tra 1,5 e 3 mg.